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I gol della difesa spingono l’Atalanta, ora proviamo lo scherzetto alla Juve

Conti e Caldara (più Freuler) confermano che i nerazzurri sono una cooperativa del gol. E fermare gli uomini di Allegri, che venerdì avranno la testa al Monaco, ora non sembra impossibile

Col cuore in gola. Fino alla fine: al 90′ quando Spinazzola, con calma olimpica (mentre tutto lo stadio restava col fiato sospeso e si chiedeva: ma cosa sta facendo, cosa aspetta?) lasciava la palla avvicinarsi pericolosamente alla linea di porta per poi rinviare, con un passaggio corto ad un compagno. Sempre in area, tanto per tenere alta la suspense. E poi via così fino al 95′, all’ultimo inutile assalto rossoblù.

Tutti contenti, per fortuna. L’Atalanta perché vince come voleva e blinda il quinto posto (per ora il quarto, ma la Lazio deve ancora giocare), il Bologna perché fa la sua onesta figura, perché non è il Sassuolo ma rischia di ottenere lo stesso risultato, di padre in figlio, da Eusebio a Federico Di Francesco, uno dei migliori in campo, autore del gol del provvisorio pareggio.

Partita più emozionante che bella. Anche perché non abbiamo visto l’Atalanta delle meraviglie che altre volte ci aveva entusiasmato e aveva strapazzato i suoi avversari. Dite che forse i nostri eroi sono un po’ stanchi? Potrebbe anche essere, con il primo caldo. Però questo sarà magari un problema comune a tante altre squadre, a cinque giornate dalla fine.

Forse un problema più di testa: ti trovi in vantaggio di due gol dopo un quarto d’ora in cui ti viene tutto facile e potresti fare anche il terzo gol. Normale, staccare un po’ la spina pensando anche a quanto era stato semplice vincere all’andata con un gol per tempo (Masiello e Kurtic), pensando ad un aversario dimesso, demotivato.

Invece… Invece no, il Bologna dopo un quarto d’ora ha cominciato a giocare e l’Atalanta si è fermata, ha perso la bussola: la sua abituale personalità e sicurezza sono venute a mancare. E’ uscito anche un certo Kessie che a Roma aveva spadroneggiato mettendo in seria difficoltà anche un fuoriclasse come Nainggolan. Ma dopo venti minuti un calcione di Dzemaili (neppure ammonito da Russo che più tardi punirà lo svizzero per proteste) l’ha messo fuori gioco.

Non che l’Atalanta abbia rallentato perché è entrato Cristante, non è un singolo giocatore (se non si chiama Gomez) che può condizionare la squadra, anzi l’ex pescarese è stato tra i più positivi e ha fornito l’assist (di testa) al solito Caldara per il 3-2. Che strano, vedere la classifica marcatori e dopo i 14 gol di Gomez c’è proprio Caldara a 7 seguito dal terzetto formato dall’ultimo arrivato Conti (altro gran gol), Kurtic e Kessie a 6, poi arriviano a Petagna a 5 e a Freuler (bravo) salito a quota 4.

E’ la cooperativa del gol che funziona, con questi difensori goleador che sono la forza della squadra di Gasperini, naturalmente anche per il lavoro che devono fare, dal 3-1 dell’Udfinese quattro mesi fa non subivano almeno due gol in casa. Però… lo stesso allenatore, prima di abbandonare la sala stampa, ha ammesso: “In attacco dobbiamo rivedere qualcosa”. E poco prima aveva constatato: “La reazione del Bologna ci servirà da lezione anche per capire come comportarci contro la Juve (venerdì sera sarà al Comunale, ndr), sicuramente dovremo difendere più da squadra”.

A proposito di attacco: negli ultimi venti minuti Gasp ha tolto Petagna e inserito il guastatore Grassi, ha sistemato il centrocampo che stava subendo troppo. Petagna ancora un po’ in difficoltà, a parte l’assist (specialità della casa) per Freuler. Mentre Gomez ha preso una botta nel primo tempo e non è più riuscito ad essere incisivo come lui sa.

Dite che con i gol degli attaccanti l’Atalanta sarebbe in Champions? Sì, va beh… Ma quando mai l’Atalanta ha conquistato 63 punti in 33 partite restando tanto in alto, con l’Europa nel mirino? E grazie Inter: dopo il 7-1 all’Atalanta i nerazzurri milanesi sono andati in barca, due pareggi e tre sconfitte, ora quasi tagliati fuori dall’Europa, a 7 punti dalla squadra di Gasp.

Proviamo invece a fare uno scherzo alla Juve che deve pensare al Monaco?

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