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Carlo Valenti ricorda Ivan Ruggeri: “La sua malattia qualcuno l’ha sulla coscienza”

Lo storico segretario nerazzurro, stretto collaboratore e grande amico dell'ex presidente scomparso il 6 aprile 2013: "Gli ultimi suoi mesi sono stati caratterizzati da un grandissimo stress. Una parte della tifoseria non gli ha mai voluto bene"

“Una persona schietta e sincera, a volte anche troppo. Un uomo d’altri tempi che non è mai stato capito dalla maggior parte degli atalantini”. Chi meglio di Carlo Valenti, storico segretario dell’Atalanta fino al 2010, poteva ricordare la figura di Ivan Ruggeri? Pochi giorni dopo il quarto anniversario della scomparsa dell’ex presidente nerazzurro, Valenti è stato l’ospite d’onore dell’appuntamento settimanale di Bergamonews, “L’angolo nerazzurro”.

Ivan Ruggeri

“Nella sua avventura all’Atalanta gli è stato messo più e più volte il bastone tra le ruote – racconta l’ex segretario -. Penso ad esempio ai progetti che Ivan aveva sullo stadio, mai realizzati nonostante la sua buona volontà. Spesso sbottava, diceva ‘adesso mollo tutto’, e difficilmente gli si poteva dar torto. Ricordo quanto soffriva nel vedere la città tappezzata di cartoncini con la scritta ‘Ruggeri vattene’. La sua malattia, ne sono certo, dovrebbe pesare sulla coscienza di qualcuno: non sono un tecnico della medicina, ma lo stress emotivo al quale Ivan è stato sottoposto soprattutto negli ultimi anni ha sicuramente condizionato le sue condizioni di salute”.

Valenti si sofferma sugli ultimi mesi di Ivan Ruggeri da presidente, sulle tante difficoltà che stava incontrando: “Praticamente tutto quello che faceva a una parte della tifoseria non andava mai bene – ricorda -. Premetto che con gli ultras abbiamo sempre avuto un dialogo, a Galimberti dicevamo: ‘Se vuoi fare qualcosa chiedi, poi se possiamo ti rispondiamo di sì’. Ma credo sia innegabile che una grossa fetta di quella tifoseria non ha mai voluto bene a Ivan”.

“Ricordo una partita fatta in memoria di Giacinto Facchetti: i rapporti con la curva erano ai minimi storici e la nord quella sera restò semi-deserta. Ivan – racconta ancora Valenti – se la prese tantissimo, si legò al dito quello sgarbo. Non se la prese per la protesta in sé, ma solo per il fatto che quella sera la tifoseria, secondo lui, mancò di rispetto alla figura del grande Giacinto. ‘Questa non me la dovevano fare’ mi disse. Più che arrabbiato, quella volta, direi che lo vidi incazzato nero”.

“Una cosa è certa: Ivan Ruggeri si meritava molte più soddisfazioni di quelle che ha raccolto – spiega Valenti -. Amava follemente l’Atalanta, viveva per quei colori anche se non sempre, soprattutto davanti a telecamere e fotografi, lo riusciva a dare a vedere. Ricordo la sua prima promozione in A, nel 1995: abbiamo fatto una festa indimenticabile al Bobadilla di Dalmine e mai come quella notte ho visto Ivan felice e spensierato. Credo che quello sia stato il momento più bello per Ruggeri presidente”.

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