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L'intervista

“Tener-a-mente: la rinascita del Vittoriale nel segno della musica e della bellezza”

“La ricerca della bellezza uno tra gli ingredienti fondamentali...” Intervista a Viola Costa, direttrice artistica del Festival Tener-a- Mente del Vittoriale di Gardone Riviera.

Viola Costa, direttrice artistica del Festival Tener-a-Mente che sta per tagliare il traguardo della settima edizione e va in scena al Vittoriale di Gardone Riviera è ovviamente di corsa e sta attraversando a piedi a la città di Milano. In mezzo al caos che ci circonda nasce una bellissima chiacchierata ed è come se, per qualche istante, una bolla ci isolasse dalla frenesia quotidiana per poter concederci il lusso di parlare di musica, arte, teatro e passione che muove alcune persone a cercare la bellezza sempre e comunque.

Abbandono ben presto il canovaccio che mi ero preparato per l’intervista e decido di godermi questo tempo confrontandomi con una persona che dell’arte, in particolar modo nel teatro e nella musica, ha fatto il comun denominatore della sua vita e l’ha portata a condividerla con le tantissime persone che ora possono sedersi di fronte al lago, in un anfiteatro dal fascino indescrivibile, e godere della bellezza declinata in alcune delle sue forme più alte. Mi dimentico quasi di parlare del cartellone della stagione che sta per iniziare…. (leggi qui il programma) Non me ne vogliate.

Nasceva alcuni anni fa il festival Tener-a-Mente. Oggi, alla vigilia della settima edizione, possiamo dire senza dubbio che è uno tra i più importanti Festival d’Italia. Come è nato?

Siamo arrivati al Vittoriale con la passione, io mi occupavo di altro prima, avevo un’etichetta e facevo booking per artisti jazz in tutt’Europa. Sono stata contattata dal gestore precedente per una collaborazione nel 2010 che è andata molto bene e al termine di quell’anno abbiamo presentato una proposta di gestione dell’intero Festival, subito accolta dal Presidente Giordano Bruno Guerri. E’ iniziato tutto innamorandoci di questo posto che è un luogo bellissimo. Questo lavoro mi piace tanto… io nasco come attrice ma molto presto ho iniziato a dedicarmi all’organizzazione di eventi, per esempio ho diretto a Brescia una scuola di teatro per dieci anni. Sono passata presto dall’altra parte e quello che mi muove è il desiderio di creare tutte le condizioni migliori perché l’avvenimento artistico produca bellezza e tutti siano messi nelle condizioni di godere del momento artistico in modo pieno. Per tutti intendo gli artisti, chi ci lavora ed il pubblico.

vittoriale

Il compito è molto ambizioso.

Negli anni ’70 quello del Vittoriale era un palcoscenico molto importante, quando siamo arrivati noi, alcuni anni fa, la situazione era molto triste con una media di spettatori bassissima. In un paio d’anni abbiamo ottenuto gli obbiettivi che ci eravamo proposti per un triennio o addirittura per un quinquennio. Il pubblico ha cominciato a rispondere molto molto bene. Il fatto che queste edizioni siano cresciute sempre più sono il frutto naturale di un lavoro appassionato e costante.

Quel palcoscenico bellissimo è merito di Gabriele D’Annunzio ma è lì dal 1952 e la sua bellezza da sola, evidentemente, non bastava.

E’ stato determinante l’arrivo di Giordano Bruno Guerri come Presidente della Fondazione che ha scelto di smarcarsi da una programmazione classica che proponesse soltanto prosa od operetta. Quei generi hanno portato tanto lustro negli anni passati ma oggi i tempi sono cambiati e la prosa e l’opera estive non circuitano più in Italia perché sono cambiate le contingenze culturali ed è cambiato il pubblico. L’intelligenza del Presidente è stata quella di lasciarci lavorare anche con altri generi più moderni sempre avendo come obiettivo la grande qualità.

Unire un posto bellissimo a proposte di altissimo livello è stata davvero una mossa vincente, ma tutt’altro che scontata. Oltre alla grandissima passione che mette in questo lavoro, quale crede sia l’ingrediente che ha fatto la differenza?

Abbiamo scelto di puntare sullo spessore culturale delle proposte. Ciò che ha fatto la differenza è stato l’essersi adeguati ai tempi, accettare che in Italia che il pubblico non è più pronto a determinate proposte. Lo scenario culturale è cambiato e quindi andava cambiata la proposta senza mai scendere di livello.

Quali sono state le difficoltà maggiori che avete incontrato?

Tante (ride). Per prima cosa la sfiducia che si era creata non solo presso il pubblico ma anche presso gli addetti ai lavori. Quando sono arrivata nel 2011 ho chiamato alcune tra le più grandi agenzie di spettacolo e una di loro mi ha risposto, battendomi una pacca sulla spalla “Guarda Viola che quel posto lo conosco, non ha mai funzionato e non funzionerà mai”… ora queste parole le ho scritte sulla porta del bagno così me le ricordo tutti i giorni (ride). L’anno dopo questa stessa agenzia è stata poi uno dei partner con cui abbiamo instaurato una collaborazione importante. C’è poi una geografia territoriale non facile. Verrebbe da pensare che essendo sul Lago di Garda ed essendo pieno di turisti tutto è più facile. Purtroppo, salvo poche eccezioni, i turisti presenti sul lago a teatro non ci vengono; se invece vai dalla parte opposta del lago a raccontare che cos’è il Vittoriale ti dicono “noi tanto abbiamo l’Arena di Verona”… ti parlo di quando siamo arrivati, ora le cose sono un po’ cambiate grazie anche al lavoro del Presidente. Chi arriva dalla città trova inevitabilmente coda, il nostro call center dalle sette e mezza riceve centinaia di telefonate di persone in panico che chiedono a che ora inizia lo spettacolo e molte volte siamo anche costretti a rinviare l’orario delle esibizioni.

Non ci sono mezzi pubblici che ti permettono di arrivare ma sopratutto di tornare da dove sei venuto.

Per fortuna lo scorso anno il Gruppo Arriva Italia ha istituito delle corse speciali. Insomma, ci sono state difficoltà culturali, territoriali e tecniche non facili da affrontare. La risposta del pubblico altissima ha fatto sì che diventassimo autorevoli e quando siamo tornati a parlare con gli interlocutori del caso hanno dimostrato più attenzione nei nostri confronti. Ci tengo a sottolineare che il Comune di Gardone Riviera ha sempre dato un contributo preziosissimo ed è un segnale molto importante di vicinanza ed interesse per la rassegna.

Il teatro ha 1500 posti: troppi? Troppo pochi?

Abbiamo ospitato e ospiteremo artisti per i quali il numero di posti è decisamente sottostimato. Quest’anno per esempio c’è Ben Harper che ha appena fatto 10 mila persone a Milano. non è un risultato scontato. E’ una trattativa durata mesi e mesi. Lui ha accettato di venire a condizioni meno vantaggiose rispetto ad altri competitor. Lui ha guardato chi c’era con lui in cartellone, chi c’era negli scorsi anni… e ha deciso di venire da noi. E’ una bella soddisfazione!

C’è una serata o un momento particolare che ricorda con particolare affetto?

Io credo di ricordarli praticamente tutti i momenti del festival, ho una collezione di attimi e vivo tutti i momenti come un privilegio. Essere lì è un regalo. Ogni volta che passo le gallerie di Salò e vedo il lago tutte le volte mi si apre il cuore e mi cambia il respiro. Una magia di cui è capace solo il teatro…

Veniamo al cartellone di quest’anno… la grande musica internazionale è il comun denominatore e ha un ruolo primario rispetto al teatro o alla danza Si cerca di conservare una trasversalità del cartellone, però ci vuole anche realismo.

Io la danza l’ho cercata anche quest’anno… ho ricevuto tantissime proposte ma dove si può arrivare a coprire i costi con il biglietto del pubblico spesso non c’è la qualità, dove c’è la qualità invece i costi sono proibitivi. Se non c’è un intervento pubblico nel sostenere i costi è dura, tutte le realtà che propongono danza di qualità hanno sovvenzioni pubbliche importanti. Ci vuole la giusta congettura. La danza è una nota dolente sulla quale torneremo ma dovremo costruire le condizioni giuste e riabituare il pubblico a questo tipo di proposta. Per il teatro, come dicevo, non avremo per quest’anno un grande allestimento sul palco principale ma porteremo il teatro di qualità al Laghetto delle Danze. Avremo un primo appuntamento con Elio in Valle delle Cartiere in collaborazione con GardaMusei che proporrà il “Baldus” di Teofilo Folengo e poi avremo un omaggio a D’Annunzio di cui non è ancora stato svelato il protagonista. Sarà un attore molto noto del cinema e della televisione italiana e quest’anno si cimenterà non solo con le poesie di D’Annunzio, come accadeva le scorse edizioni, ma sarà un omaggio alla poesia in genere. L’omaggio a D’Annunzio si trasforma in un omaggio al genere letterario.

Oltre a questo ci sarà un premio per attori che recitano poesia.

Sì, il “Premio Più Luce” (esiste una pagina facebook dedicata con tutte le informazioni dettagliate), che vedrà 10 attori scelti da una giuria popolare e una giuria tecnica tra tutti gli iscritti, sfidarsi a colpi di versi e che si esibiranno durante la serata dell’omaggio a D’Annunzio.

Un suo sogno, un personaggio che vorrebbe vedere sul palco del Vittoriale?

Rispondo con il sogno del Presidente e che ci chiede tutti gli anni i Rolling Stones, non le dico il mio perché è uno sogno che vorrei realizzare e quindi per scaramanzia non voglio dire nulla. Le dico che ce n’è uno ed è un musicista americano sulla cui lavoriamo da alcuni anni e spero non decida di ritirarsi dalle scene.. perché conto proprio di riuscire a portarlo al Festival. (Tra me e me penso, ma non dico nulla a Viola, allo stesso artista che fece storie per andare in Svezia in occasione di un premio abbastanza importante).

Un libro, un film e una canzone importanti nella sua vita.

Le dico le “Elegie Duinesi” di Rilke e “Lettere a un giovane poeta” sempre di Rilke insieme a “Cyrano de Bergerac”. Di Cyrano mi piace tutto: la sua poesia, la sua purezza, la sua integrità morale. Credo di conoscere a memoria quasi tutto “Cyrano de Bergerac” e me lo ripeto spesso come un grande conforto. Personalmente ho sempre trovato nei libri e nella letteratura una grandissima compagnia, mi hanno sempre aiutato a non sentirmi sola. Credo molto nel valore della lettura e dell’incontro con gli altri che può essere anche con gli autori di parole che sono rimaste immortali grazie alla letteratura. La canzone, essendo per me molto importante il testo e la parola, dico Alonso Chisciano di Ivano Fossati. Per il film le direi tutto Bergman… se devo dirne uno più hollywoodiano dico “Se mi lasci ti cancello” che ha anche una bella colonna sonora.

Ringrazio Viola Costa e ci diamo appuntamento a Gardone Riviera per la stagione di Tener-a-Mente. Chiacchierate intelligenti aiutano a vivere meglio.

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