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L’arte di Cesare Benaglia alla chiesa di Longuelo e al Centro culturale San Bartolomeo

Fino a Pasqua opere site-specific dello scultore bergamasco nella chiesa Beata Vergine Immacolata di Longuelo e una mostra con la figlia Emikeramos al Centro San Bartolomeo di Bergamo

Per l’arte sacra non sono tempi facili, si sa. Come ravvivare il legame tra la dimensione architettonica e quella liturgica senza rinunciare alle sfide del contemporaneo? E’ un interrogativo che la committenza religiosa e gli artisti affrontano con risultati spesso discutibili, ora anacronistici ora inequivocabilmente brutti, come ricorda Andrea Dall’Asta nel recente saggio “Eclissi. Oltre il divozio tra arte e Chiesa” (San Paolo Ed. 2016).

Non è questo il caso dell’installazione di Cesare Benaglia nella chiesa di Longuelo, splendidamente allestita fino a Pasqua negli spazi attigui all’altare. Nella “tenda di cemento” disegnata cinquant’anni fa da Attilio Pizzigoni, lo scultore Benaglia ha collocato una scenografia di “dodici apostoli“, ovvero “alberi pasquali”, presenze assorte e ieratiche raggruppate in tre scansioni visive.

Riprendendo un analogo concept realizzato nel 1997 per la vecchia chiesa di Redona, l’artista ha riprodotto con vecchi tronchi cavi un vero e proprio bosco di presenze lignee, erose e scolorite dal tempo, che dialogano con sensibilità ed efficacia con la figura del Cristo. Ben s’intona con l’atmosfera severa e spoglia del contenitore architettonico la verticalità scarnita dei fusti arborei, evocazione della drammatica tensione della Passione e del cammino spirituale della comunità cristiana chiamata a confrontarsi con il Mistero.

Il progetto, ideato da don Massimo Maffioletti in collaborazione con don Giuliano Zanchi, si incentra sul tema di Emmaus, icona diocesana dell’anno, e le opere alludono al senso della paura e della speranza che accomunano i discepoli in cammino sulle strade di Palestina e analogamente gli uomini di oggi al cospetto del Risorto.

cesare begnaglia

Cesare Benaglia è uno dei pochi artisti del territorio che riesce a preservare e restituire lo spirito dei luoghi senza risultare né didascalico né ermetico. Questo gli riesce non solo con operazioni site-specific nelle chiese, nei boschi, nelle piazze o in spazi aperti, ma anche nei luoghi consacrati all’arte. L’abbiamo visto all’ultima edizione di ArteFiera, che gli ha dedicato la mostra dell’anno, e lo vediamo in questi giorni al Centro San Bartolomeo di Bergamo, nell’esposizione “A quattro mani”, aperta fino al 9 aprile. La mostra mette in fila una trentina di lavori, di cui almeno otto eseguiti da Benaglia e dalla figlia Clelia, in arte Emikeramos. Non è la prima occasione di sodalizio artistico per padre e figlia, che già da tempo hanno avviato una ricerca sinergica volta a integrare le intuizioni espressive di origine naturale e bio-organica dello scultore con le fantasie smaltate di Emikeramos.

L’allestimento punta sull’originalità combinatoria tra le terre combuste, fossili, cinerine, macinate dei fondali e i riflessi laccati, invetriati, smaglianti dei rilievi , in un gioco a effetto tra l’idea di scarto e di riuso della natura e l’azione alchemica del fuoco sulla materia.

Opere di medio e grande formato assemblano legno, pietre, bronzo, segature, foglie, tra guizzi di luce e di rosso, di bianco, di blu, a confezionare un ciclo narrativo carico di memorie, che
nasce dal bosco e dal fiume, dalla natura e dal tempo.

Uno spazio a sè è riservato a una coerente sequenza di paesaggi, tra tecniche miste e oli su tela, che richiamano attraverso gli orizzonti della natura le profondità dell’essere: non a caso vi si trovano brevi serie titolate “Verticalità” e “Centralità“, metafora e sintesi di ogni naturale equilibrio.

Sabato 8 aprile alle ore 20.45 nell’ambito della mostra si svolgerà un concerto del duo pianistico Patrizia Salvini e Paolo Oreni.
La mostra “A quattro mani” è allestita in Largo Belotti 1 e si può visitare nei seguenti orari: 10-12, 16-19.

cesare begnaglia
cesare begnaglia

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