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Il pm Nicola Gratteri al Mascheroni: “In Italia la mafia è tollerata e appoggiata” fotogallery

Il Procuratore di Catanzaro ha incontrato col giornalista Antonio Nicaso gli studenti del liceo cittadino: "Noi siamo due privilegiati: siamo nati in famiglie povere che ci hanno insegnato l’onestà e a dare quel poco che avevamo a chi aveva meno di noi"

“Una storia di vita, non una storia editoriale” è quella di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro, e di Antonio Nicaso, giornalista, professore e ricercatore a Toronto, che i due hanno raccontato agli studenti del liceo scientifico Mascheroni sabato primo aprile.

In questa conferenza “al contrario” non era previsto nessun intervento, bensì solo le domande degli studenti che hanno suscitato soprattutto nel Procuratore Gratteri alcuni commenti ironici e divertiti: “Non fatemi troppe domande per volta – interrompe Gratteri, fermando gli studenti con una risata – che non abbiamo più la memoria di un tempo” e volgendo le spalle al pubblico chiede a una studentessa di passargli un foglio per annotare le domande.

Gratteri e Nicaso sono abituati a parlare agli studenti: “Dedichiamo nostro tempo libero a questi incontri, che sono fondamentali”. I due appaiono molto di più che colleghi: Gratteri spiega che si sono resi conto sin dall’inizio di condividere “molto di più che il lavoro”. Sono uniti da ideali profondi ai quali hanno deciso di dedicarsi: due veri compagni di vita.

Come tutte le grandi coppie affiatate, a prima vista sembrano non avere nulla a che fare l’uno con l’altro. Il procuratore siede comodo e indossa un maglione, il giornalista è composto nel suo completo. Gratteri è schietto, spontaneo e determinato: racconta le storie che si è andato a cercare, che lo hanno coinvolto da vicino, e tutte le pieghe del sistema giudiziario italiano. Nicaso appare più calmo, ma le sue parole sono cariche di passione mentre spiega i suoi studi sulla criminalità organizzata.

Gli studenti non sono da meno e, dopo aver introdotto la conferenza con alcune letture di Sciascia e di Calvino, vogliono sapere di più della criminalità organizzata: “È vero che nel silenzio la mafia si arricchisce?” e “Il cinema non presenta un’immagine allettante della mafia?”. Ma vogliono anche parlare della giustizia in Italia: “Cosa pensa della nuova riforma del processo penale?» o addirittura «Può commentare la sua mancata nomina a ministro della Giustizia?”.

Tutti i presenti non si perdono una parola: “La criminalità organizzata è un fenomeno economico, più che antropologico, e per capirla oggi dobbiamo guardarla come tale” spiega il Procuratore, in un’eco al giudice Falcone. “Si fonda sul consenso – aggiunge Nicaso – e la differenza tra la criminalità organizzata in Italia con il resto nel mondo è che è tollerata e utilizzata dalle classi dirigenti”.

La mafia e l’ndrangheta, come la camorra e la sacra corona unita, sono associazioni ben diverse da quelle di criminali come terroristi e briganti: “Agivano contro lo stato, mentre le organizzazioni criminali ne fanno parte. Sono forme complesse che hanno a che fare con un preciso ‘grumo’ di potere”, spiega Nicaso, e Gratteri aggiunge che “i capimafia sono laureati incensurati”, ma ben riconoscibili per la loro disponibilità economica. “Sono nelle aziende che offrono sconti del trenta-quaranta percento sugli appalti. Ma gli appaltatori fanno finta di niente e non si chiedono come mai i prezzi possano essere così competitivi”.

Gratteri racconta del loro soggiorno in Colombia e con un’elevata precisione tecnica racconta il modo raccapricciante in cui viene coltivata la cocaina. “La foresta amazzonica è l’unico luogo al mondo in cui non ci sono le stagioni – spiega – e quindi si può coltivare qualunque cosa”. Per addensare l’impasto si utilizza il cemento da costruzione e per il macero si ricava il kerosene dall’urina dei maiali. Quando non si impiegano macchine sono i bambini a pestare con i piedi l’impasto, provando un dolore terribile, ma non possono fare altrimenti se vogliono mangiare.

Un kilo costa milleduecento euro ed è composto dal 98-99% di principio attivo. Con successive lavorazioni con più di dieci additivi chimici si producono quattro kili di cocaina: “al 22-23% è ancora una sostanza stupefacente”, venduta a cinquanta euro al grammo. Per questo è “oro bianco”.

Per un ettaro di cocaina servono quattro ettari di foresta, “ma dopo un trattamento simile non cresce più nulla”: così cominciano gli espropri e le violenze contro i contadini. “Legano una donna a un palo e le cavano gli occhi con un cucchiaio: così tutti gli altri prendono paura e fuggono nelle città a ingrossare le favelas”.

Spiegano che non sono solo gli uomini ad avere un ruolo attivo nelle associazioni mafiose: le donne, infatti, “tengono acceso il fuoco della vendetta ed educano i figli alla cultura mafiosa”, perché «la famiglia incide sull’educazione una persona di più della scuola, anche se lo studio è l’unica speranza». “La mafia è un credo – spiega Nicaso – e i membri sono degli adepti, ubriachi di fede”.

“Io e Nicaso siamo due privilegiati: siamo nati in famiglie povere che ci hanno insegnato l’onestà e a dare quel poco che avevamo a chi aveva meno di noi. Mia madre prima che andassi a scuola ogni mattina controllava se mi fossi lavato e se avessi le unghie a posto. Al rientro mi chiedeva: sei stato educato? Hai risposto ai professori? Che compiti hai da fare? E poi la sera controllava che avessi fatto tutto”.

“Se fossi nato cento metri più in là, oggi sarei un capomafia. Da piccoli non eravamo in grado di rispondere a chi chiedeva a che famiglia appartenessimo, perché non appartenevamo a nessuno”. Hanno lasciato la terra in cui sono cresciuti, ma sono tornati per poterla cambiare, persino mettendo da parte la propria vita come ha fatto Gratteri, che vive sotto scorta dal 1989. “Ma sono solo i sacrifici che ci rendono liberi”.

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