Papa Francesco all’Europa: non solo regole, servono valori
Questa volta nel coro non ci sono stecche.
I quotidiani italiani prendono molto sul serio il discorso che Papa Francesco rivolge ai capi di Stato e di Governo dell’Unione europea raccolti nella Sala Regia in Vaticano la sera di venerdì 24 marzo 2017 alla vigilia del 60° dei Trattati di Roma (1957-25 marzo-2017): «Il Papa all’Europa: mai più muri» (la Repubblica); «Il Papa: l’egoismo genera i populismi» (Corriere della Sera); «Il Papa: Europa, riscopri la solidarietà» (Avvenire); «Francesco parla all’Europa: populismi, figli dell’egoismo» (La Stampa); «Francesco richiama i leader: l’Ue non è soltanto regole» (Il Mattino); «Solidarietà antidoto al populismo» (Il Sole 24 Ore); «Il Papa sferza: non c’è solo la finanza»(Nazione); «Il Papa ai leader Ue: solidarietà contro i populismi» (l’Unità); «Il sermone ai leader di Papa Francesco: senza memoria» (Il Manifesto); «L’Europa è solidarietà. E non solo protocolli da seguire» (Il Giornale); «Più lavoro, meno finanza» (Libero).
Unità, solidarietà, vita e famiglia, radici cristiane, tutela del lavoro e dei giovani, accoglienza
A un’Europa alla ricerca di una nuova identità, Francesco offre lo slancio per riscoprire le motivazioni che ispirarono i padri fondatori. Il 25 marzo 1957 «fu una giornata carica di attese e di speranze, di entusiasmo e di trepidazione. La memoria si unisce alle speranze e alle attese dei popoli europei «per proseguire con rinnovato slancio e fiducia il cammino».
Una costruzione fraterna e giusta: nell’Europa unita, politica, economia, cultura devono essere a misura d’uomo – L’umanesimo europeo, dopo gli anni terribili della seconda guerra mondiale, basò il progetto unitario sulla persona: «All’origine dell’idea d’Europa vi è la figura e la responsabilità della persona umana con il suo fermento di fraternità evangelica, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria».
Infatti uno dei padri fondatori è il filosofo francese Emmanuel Mounier, propugnatore del personalismo. Francesco ricorda «lo spirito di solidarietà che deve animare l’Europa, davanti alle spinte centrifughe e alla tentazione di ridurre gli ideali fondativi dell’Unione alle necessità produttive, economiche e finanziarie». Evidenza le stridenti posizioni sull’immigrazione, «alla luce di quell’unità che annullava inimicizie, frontiere e contrasti del passato. Laddove generazioni ambivano a veder cadere i segni di una forzata inimicizia, ora si discute di come lasciare fuori i “pericoli” del nostro tempo a partire dalla lunga colonna di donne, uomini e bambini, in fuga da guerra e povertà».
Unità, accoglienza, pace: valori essenziali per costruire un avvenire proficuo per ogni generazione
Bergoglio afferma che questi valori vanno affermati senza dimenticare da dove scaturiscono: «All’origine della civiltà europea si trova il Cristianesimo senza il quale i valori occidentali di dignità, libertà e giustizia risultano incomprensibili». Cita le parole di Giovanni Paolo II: «L’anima dell’Europa rimane unita perché, oltre alle sue origini comuni, vive gli identici valori cristiani e umani, come quelli della dignità della persona, del profondo sentimento della giustizia e della libertà, della laboriosità, dello spirito di iniziativa, dell’amore alla famiglia, del rispetto della vita, della tolleranza, del desiderio di cooperazione e di pace, che sono note che la caratterizzano».
Ribalta l’accezione negativa della parola «crisi» affermando che questo «è un tempo di sfide e di opportunità»
Si chiede: «Quale il lascito dei padri fondatori? Quali prospettive ci indicano per affrontare le sfide che ci attendono? Quale speranza per l’Europa di oggi e di domani?». E osserva: «Le risposte sono nei pilastri sui quali hanno inteso edificare la Comunità economica europea: la centralità dell’uomo, una solidarietà fattiva, l’apertura al mondo, il perseguimento della pace e dello sviluppo, l’apertura al futuro».
Per questo vanno ascoltate le istanze dei singoli, delle società e dei popoli che compongono l’Unione. Al contrario «c’è la sensazione che vi sia uno scollamento tra cittadini e istituzioni. Affermare la centralità dell’uomo significa anche ritrovare lo spirito di famiglia, in cui ciascuno contribuisce liberamente secondo le proprie capacità alla casa comune: unità e armonia nelle differenze. L’Ue deve riscoprire il senso di essere comunità di persone e di popoli. Solidarietà e compartecipazione devono essere il motore portante, l’antidoto ai populismi».
Invoca dialogo, incontro, comprensione reciproca, guardando al futuro senza paura del diverso
«Non ci si può limitare a gestire la grave crisi migratoria, come fosse solo un problema numerico, economico o di sicurezza». Come l’Europa può ritrovare la speranza? «Quando si apre ai giovani, offrendo loro prospettive serie di educazione, reali possibilità di inserimento nel mondo del lavoro. Quando investe nella famiglia, che è la prima e fondamentale cellula della società. Quando rispetta la coscienza e gli ideali dei suoi cittadini. Quando garantisce la possibilità di fare figli, senza la paura di non poterli mantenere. Quando difende la vita in tutta la sua sacralità». Stupisce la profonda conoscenza che Francesco ha dell’Europa e dei suoi problemi, lui che è nato e ha vissuto dall’altra parte del mondo.
Un’Europa sicura, che generi occupazione, che favorisca una crescita sostenibile, più forte sulla scena mondiale
È il sogno sottoscritto dai 27 capi dell’Unione Europea nella sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio, di fronte alla teca con il documento originale firmato sessant’anni fa, lunedì 25 marzo 1957, dai capi di governo e dai ministri degli Esteri di Italia (presidente del Consiglio Antonio Segni, ministro degli Esteri Gaetano Martino), Francia (Christian Pineau e Maurice Faure), Germania (Konrad Adenauer e Walter Hallstein), Belgio (Paul-Henri Spaak e Snoy et d’Oppuers), Olanda (Joseph Luns e J. Linthorst Homan), Lussemburgo (Joseph Bech e Lambert Schaus).


