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Per abbreviare i tempi dei processi servono altri mezzi, non la prescrizione - BergamoNews
L'intervento

Per abbreviare i tempi dei processi servono altri mezzi, non la prescrizione

Sullo sciopero degli avvocati, e in particolare sulle motivazioni dello sciopero, si sta snodando un dibattito interessante. Bergamonews ha pubblicato l'intervento di Govanni Bertino (leggi) che sostiene e illustra le ragioni dell'astensione dal lavoro e ha chiesto a un altro avvocato, Carlo Simoncini un'altra opinione sul disegno di legge del Governo. Eccola.

Sullo sciopero degli avvocati, e in particolare sulle motivazioni dello sciopero, si sta snodando un dibattito interessante. Bergamonews ha pubblicato l’intervento di Govanni Bertino (leggi) che sostiene e illustra le ragioni dell’astensione dal lavoro e ha chiesto a un altro avvocato, Carlo Simoncini un’altra opinione sul disegno di legge del Governo. Eccola.

L’Unione delle camere penali ha indetto lo sciopero degli avvocati per protestare contro il disegno di legge governativo, che aumenta la durata dei termini di prescrizione nel processo penale. Cosa che comporterebbe una limitazione delle garanzie dell’imputato.

A me pare che considerare la prescrizione una sorta di garanzia dell’imputato, perché tronca il processo prima della sua conclusione, costituisca un po’ una distorsione del concetto di garantismo. In effetti, per quanto ne so, la prescrizione è da sempre l’arma difensiva più utilizzata; quella a cui il difensore ricorre ogni volta che può, in modo da evitare, possibilmente, il rischio di un esito negativo del processo.

Leggiamo spesso i proclami di innocenza degli imputati, ma quasi mai sentiamo di qualcuno che rinuncia alla prescrizione per vedere acclarata la propria innocenza con una sentenza di piena assoluzione. E’ normale quindi che gli organismi rappresentativi della avvocatura penalistica protestino: viene loro spuntato lo strumento di lavoro più efficace.

Ma se guardiamo all’interesse generale, all’interesse della società, il giudizio è opposto. Anzitutto va ricordato che i termini di prescrizione erano stati forzatamente abbreviati con leggi ad personam per salvare da varie condanne l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Quindi riportarli alla durata precedente sarebbe semplicemente un atto dovuto di ripristino della normalità.

Ma c’è dell’altro. L’istituto giuridico della prescrizione ha il senso di evitare che situazioni giuridicamente rilevanti, dimenticate a lungo, possano essere riesumate dopo che il lungo tempo trascorso ne abbia fatto venir meno la rilevanza sociale. Ovviamente l’arco di tempo considerato varia a seconda della gravità dei casi. Ma una volta che la questione non sia stata dimenticata, che il processo sia iniziato prima di quel tempo stabilito, non ha più senso troncarlo a metà strada con la prescrizione.

Una volta intervenuto il rinvio a giudizio di prescrizione non si dovrebbe più parlare. Così come avviene fin da sempre nel processo civile. Chi intende far valere un proprio diritto, non può farlo dopo averlo trascurato troppo a lungo. Ma una volta promossa per tempo la causa, questa va avanti fino alla sua naturale conclusione, qualunque sia il tempo necessario. Se no, sarebbe come prestabilire tempi certi per la durata di un intervento chirurgico e poi, se questi tempi non sono rispettati, imporre l’uscita del chirurgo dalla sala operatoria e abbandonare a pancia aperta il malcapitato paziente.

Non si fa così. Anche perché questo significa buttare a mare anni di lavoro di magistratura e forze dell’ordine, di indagini, di istruttorie, di ore e ore di dibattimento di primo o secondo grado. Per vedere sfumare tutto in cassazione, come spesso accade.

Che i processi durino troppo a lungo è indiscutibile. Ma per abbreviare i tempi i mezzi sono altri. Non quello di seppellire i processi ancora vivi. Un mezzo può essere proprio il processo in videoconferenza, che può evitare trasferimenti onerosi anche per l’imputato e che rappresenta il secondo motivo dello sciopero. E se l’imputato vorrà guardare negli occhi il suo giudice, lo farà attraverso il monitor.

Altri mezzi sono pure indicati nella parte finale del comunicato delle Camere penali, per questo aspetto condivisibile. Teniamo conto che la magistratura italiana è quella che ha uno degli indici di produttività più alto in Europa. E comunque occorrono più mezzi, più personale, più ambienti. Lo si dice da tempo. Solo così si potrà smaltire l’arretrato in tempi ragionevoli, consentendo ai processi di giungere ad una conclusione definitiva di assoluzione o di condanna. Questo sì nell’interesse non solo della collettività, ma anche dell’imputato ingiustamente accusato.

Carlo Simoncini

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