Nadia Terranova: "I miei anni al contrario, premi e successo grazie al passaparola" - BergamoNews

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L'intervista

Nadia Terranova: “I miei anni al contrario, premi e successo grazie al passaparola”

Il libro è tra i cinque finalisti del Premio Nazionale di Narrativa Bergamo. Adriana Lorenzi incontrerà Nadia Terranova giovedì 23 marzo.

“In questo libro c’è veramente tanto di me, oltre a diversi elementi autobiografici, è stato un libro che ho voluto molto, che ho fatto fatica a lasciar andare, l’ho riscritto più volte, anche in maniera dolorosa, e penso che proprio per questo sia stato molto apprezzato da chi lo ha letto”. Così Nadia Terranova racchiude il senso del suo ultimo libro intitolato Gli anni al contrario.

Nadia Terranova nasce a Messina nel 1978 e vive a Roma. Tra i suoi più letti: Il cavedio (di cui è co-autrice) e i libri per bambini Bruno. Il bambino che imparò a volare, Le nuvole per terra e Casca il mondo. Ha pubblicato numerosi racconti e collabora con diversi quotidiani e riviste.

Gli Anni al contrario è il suo primo romanzo per adulti. Ambientato nell’Italia degli anni di piombo, racconta la storia di Giovanni e Aurora e del loro amore che, pur poggiando su molte fragilità, sopravvive nel tempo. A minarlo è Giovanni con il continuo sottrarsi a un’identità adulta. Un amore che inizia sui libri di scuola, ad unire Giovanni e Aurora ci sono il desiderio di rendersi indipendenti dai dettami delle famiglie d’origine, la condivisione degli ideali socio-politici dei movimenti studenteschi comunisti e la nascita della figlia Mara.

Il libro è tra i cinque finalisti del Premio Nazionale di Narrativa Bergamo. Adriana Lorenzi incontrerà Nadia Terranova giovedì 23 marzo alle 18 alla Biblioteca Tiraboschi. Gli Anni al contrario sarà il quarto del ciclo dei cinque incontri di presentazione dei libri finalisti del Premio.

Come nasce questo libro ambientato negli anni di piombo?

Nasce per raccontare la storia di Giovanni e Aurora, e in particolar modo quella di Giovanni, che attraversa un decennio importante, difficile da raccontare. Un periodo storico di cui abbiamo forse troppe testimonianze e un ricco immaginario anche molto nostalgico o di rifiuto. Un periodo molto controverso con tanti punti da risolvere, sia politicamente sia intellettualmente. Il mio libro non è una risoluzione di quei problemi né una definizione su quegli anni, è il racconto della storia di due personaggi che cambiano all’interno di quegli anni.

E’ una storia d’amore difficile, che cosa tiene insieme questo amore?

L’amore non ha un motivo razionale, succede e basta per un’alchimia particolare, non c’è un perché dell’amore. Succede che ti innamori di una persona, ti senti attratta e poi in qualche caso continui a sentirti legata anche dopo. Aurora e Giovanni hanno un’esperienza molto forte come quella di avere una figlia a vent’anni in un momento particolare e hanno condiviso una seconda esperienza molto forte: la fuga da casa. Mi sembra che sia abbastanza per restare legati anche quando le cose cambiano. Aurora in particolare non è un personaggio inquieto da un punto di vista sentimentale, lei sì ha usato la politica e lo studio per emanciparsi, però è anche banalmente una brava ragazza, ha desiderio di stare con il padre di sua figlia.

Il libro è il suo primo romanzo per adulti?

In realtà ho sempre scritto per gli adulti. Ho iniziato scrivendo racconti pubblicati in antologie di piccoli editori (Fernandel e altri editori più piccoli). Poi ho pubblicato per Fernandel un romanzo a quattro voci intitolato “Il cavedio” insieme ad altre tre scrittrici, nel frattempo stavo già scrivendo Gli anni al contrario. Questo libro è rimasto in sospeso un po’ per ragioni editoriali un po’ perché necessitava di alcune revisioni e io non ero pronta a lasciarlo andare. Nel frattempo ho pubblicato libri per bambini, ma è scrivendo “Gli anni al contrario” – il primo libro compiuto che ho scritto da sola – che ho scoperto tramite Mara (figlia di Giovanni e Aurora) di avere una voce infantile molto forte e mi sono ritrovata a gestire un vissuto infantile che aveva voglia di essere raccontato.

Cosa caratterizza il passaggio dalla scrittura per bambini a quella per gli adulti?

Non c’è una grande differenza tra libri per grandi e libri per bambini. Le uniche possono essere: la lunghezza, per i bambini si tende ad essere più brevi, e il finale, in genere per loro, si tiene un finale più aperto e di speranza. Il libro per bambini è come una catarsi, ad un certo punto cappuccetto rosso deve uscire dal bosco. Non mancano nei miei libri per bambini temi forti come la  malattia, la morte, le perdite, la sensazione di inadeguatezza. Però, per raccontarli a loro, si utilizzano dei simboli piuttosto che la narrazione in maniera cruda.

Lei ha anche un blog e un profilo sui principali social, non tutti gli scrittori utilizzano queste forme di comunicazione, che utilità possono avere per uno scrittore?

Il blog all’inizio, prima di pubblicare dei libri, era un po’ una palestra di scrittura, adesso è sostanzialmente un calendario di appuntamenti e ogni tanto quando c’è qualcosa che voglio scrivere e non so dove mettere, lo metto lì. I profili social li uso in una maniera molto limitata, servono più da cassa di risonanza. La mia scrittura rimane circoscritta fortemente all’ambito dei libri o dei giornali.

Su quali progetti sta lavorando attualmente?

Sto scrivendo un altro romanzo. Il tema centrale è sempre la famiglia. Ci sono sempre delle famiglie problematiche nei miei romanzi.

Con questo libro ha già ricevuto dei riconoscimenti importanti…

Il libro è già stato tradotto in francese, si sta lavorando alla traduzione americana, perché negli Stati Uniti ha vinto il premio The bridge book award 2016. C’è anche un’opzione per la traduzione in Serbo. Il libro ha vinto nel 2015 i premi: Fiesole Narrativa Under 40, Brancati Zafferana, Grotte della Gurfa. Nel 2016 il Bagutta Opera Prima, Adotta un esordiente, Viadana, Viadana Giovani. Sono riconoscimenti che non mi aspettavo, è un libro che è cresciuto molto con il passaparola dei lettori e dei librai. Penso che ai lettori sia arrivato il fatto che in questo libro ci fosse l’anima, c’è veramente tanto di me.

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