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La rivoluzione digitale dell’Industria 4.0 incontra 250 studenti fotogallery

Per Gianluigi Viscardi l’industria italiana ha una grande chance: è abituata ad essere flessibile. Proprio le piccole imprese, così diffuse sul nostro territorio, hanno nel loro dna la capacità di adattarsi.

Bando alle paure e alle preoccupazioni: la fabbrica del futuro non sarà un luogo dove vedremo all’opera solamente robot più o meno interattivi, ma ancora molte persone, dotate di nuove competenze, che controlleranno il buon andamento del sistema produttivo e si occuperanno sempre di più di tutto ciò che viene prima e dopo la produzione vera e propria.

Produzione che sarà sempre meno standardizzata e sempre più personalizzata rispetto alle singole esigenze del consumatore.

Uno spaccato di come sta cambiando il mondo dell’industria manifatturiera, che nella nostra provincia è il principale motore economico, è stato offerto a 250 studenti delle scuole superiori e ai loro insegnanti che hanno partecipato al convegno sul tema “La rivoluzione digitale – Industria 4.0” organizzato dai Giovani Imprenditori di Confindustria Bergamo nella sede del liceo Mascheroni.

Una mattinata pensata per offrire una riflessione sull’evoluzione del mondo dell’industria legata all’utilizzo e all’integrazione totale delle tecnologie digitali nei processi produttivi che sta dando vita alla cosiddetta quarta rivoluzione industriale.

“Giornate come queste sono preziose occasioni di orientamento – ha sottolineato Patrizia Graziani, dirigente dell’Ufficio scolastico di Bergamo – e ci aiutano anche a tarare l’offerta formativa sulle nuove istanze che vengono dal mondo del lavoro”.

“Non parlerei di rivoluzione ma di evoluzione – ha precisato Cristina Bombassei, vice presidente di Confindustria Bergamo con delega all’education – perché la forte evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha già posto le basi per questo ulteriore salto di qualità: la totale interconnessione delle macchine rende le fabbriche intelligenti e richiede anche cambiamenti organizzativi e nuove competenze e in questo senso rappresenta una sfida anche per la scuola chiamata a lavorare in modo più interdisciplinare e a preparare i ragazzi ad essere flessibili e abituati al lavoro di team. In questa visione l’alternanza scuola lavoro diventa un’occasione formativa fondamentale”.

La personalizzazione della produzione è per Gianluigi Viscardi, vicepresidente di Confindustria Bergamo con delega all’innovazione e presidente del Cluster Tecnologico Nazionale Fabbrica Intelligente la parola chiave per cogliere le novità di “Industria 4.0”.

Oggi – ha spiegato ai ragazzi – la grande novità è che queste nuove tecnologie sono disponibili per tutti e consentono di rispondere velocemente ad un mercato che chiede, di fatto, pezzi unici. Le nostre aziende devono essere interconnesse perché devono essere flessibili, riconfigurabili, riadattabili. Per fare un esempio, un cambio di produzione che prima richiedeva ore o giornate oggi va fatto in 15 minuti”.

Per Gianluigi Viscardi l’industria italiana ha una grande chance: è abituata ad essere flessibile. Proprio le piccole imprese, così diffuse sul nostro territorio, hanno nel loro dna la capacità di adattarsi.

“Anche le persone – inoltre – sono più flessibili che in altre nazioni e si adattano meglio ai cambiamenti. I nostri giovani sono preparati e aperti al nuovo, sono la nostra forza, la prima e vera tecnologia abilitante”.

Robot, stampa 3d, veicoli autonomi, comando cerebrale, tecniche olografiche, droni sono solo alcune delle novità già disponibili. Tutto ciò è realtà, con conseguenze positive già in atto: le nuove tecnologie e la riconfigurazione in chiave tecnologica permettono, per esempio, di mantenere in Italia moltissima produzione destinata al colosso Ikea.

Non tutte le realtà sono però allo stesso punto. Di qui l’importanza di iniziative come “Lighthouse plant”, impianti faro promossi dal Cluster Fabbrica Intelligente.

“Sono 10 aziende pilota – ha precisato Viscardidi cui una è l’ABB di Dalmine, che rivedranno tutti i loro processi produttivi e diventeranno punti di riferimento per aiutare anche le altre industrie”.

Esempi concreti di come cambia l’organizzazione in azienda sono stati forniti anche da Silvia Moretti, responsabile marketing di Cascina Italia Gruppo Moretti che ha riorganizzato l’intero processo produttivo, e da Matteo Vavassori, Kaizen Promotion Officer Interseals, che ha delineato tutti gli infiniti mondi che si aprono con l’Internet delle cose, che permette l’interconnessione fra gli oggetti della vita quotidiana e dell’industria.

Anche per Massimo Longhi, responsabile studi territorio competitività internazionalizzazione di Confindustria Bergamo, il nodo cruciale delle nuove tecnologie è quello delle competenze.

“Nella nostra provincia – ha rilevato – quasi il 40% dell’occupazione e del reddito sono legati all’industria. È un patrimonio importante da salvaguardare anche con un’attenzione forte sulle risorse umane chiamate dalle nuove tecnologie digitali ad uno sforzo maggiore di creatività e intuizione e ad una maggiore intelligenza sociale. Se prima il simbolo delle competenze tecniche era il sommozzatore, che va in profondità ma esplora un territorio molto ristretto di fondo marino, ora è il surfista, che esplora in superficie ed ha una visione meno approfondita ma più ampia”.

Concetti ribaditi anche da Clelia Valle, vicepresidente Giovani Imprenditori di Confindustria, che ha insistito sulle competenze di base, dal lavoro di gruppo al problem solving, sottolineando come scuola e impresa possano oggi compiere importanti passi insieme per aiutare i ragazzi ad affrontare le nuove sfide.

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