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Striscione razzista, la politica di Treviglio esprime solidarietà al volontario - BergamoNews
Il caso

Striscione razzista, la politica di Treviglio esprime solidarietà al volontario

Da Erik Molteni a Emanuele Calvi: la reazione degli esponenti politici del comune della Bassa bergamasca di fronte allo striscione appeso all'esterno della scuola Bicetti giovedì mattina

“La vostra “integrazione” è la nostra insicurezza” sono le parole che in queste ore stanno facendo scalpore a Treviglio. Apparse sotto forma di striscione sulla recinzione della scuola elementare Bicetti nella frazione Geromina e firmate a nome del partito politico CasaPound Italia queste frasi erano indirizzate verso il richiedente asilo che da qualche tempo, attraverso un programma realizzato in collaborazione con la Caritas e la Cooperativa Ruah, presta servizio come volontario nella struttura scolastica.

Nonostante sia stato prontamente rimosso, l’eco di queste parole è rimasto forte nella comunità cittadina, con molti personaggi politici, ma non solo, che hanno espresso la loro opinione su quanto accaduto.

“Sicuramente il tema dell’accoglienza e dell’integrazione merita un serio approfondimento e una serie di soluzioni. Qui però il problema è diverso: si è voluto strumentalizzare una vicenda, fare leva sulle paure (nel caso specifico infondate) della gente ed esporre uno striscione sulla recinzione di una scuola elementare frequentata da bambini. Un gesto che si commenta da solo” afferma su Facebook il Consigliere comunale PD Erik Molteni.

Sempre sull’accaduto l’avvocato e Consigliere comunale Laura Rossoni aggiunge: “L’istituto De Amicis di Treviglio ha aderito a un protocollo stipulato tra la Prefettura e la Caritas che viene realizzato, con effetti positivi, in molte scuole della provincia. Ragazzi richiedenti la protezione internazionale affiancano il personale ATA in lavori di facchinaggio restituendo alla comunità che li ospita dei servizi. Mi pare un’iniziativa lodevole che infatti era stata accettata volentieri dalla scuola proprio per la sua valenza educativa e la sua utilità pratica. Lo striscione appeso sul cancello è un gesto di bieco razzismo che è già stato fin troppo pubblicizzato. Per conto del Partito Democratico di Treviglio e del suo gruppo consiliare esprimo la solidarietà agli alunni della scuola, ai loro familiari, alla dirigente scolastica, alla Caritas e ai richiedenti asilo che vogliono rendersi utili per la nostra comunità”.

Dello stesso avviso anche il leader del Movimento 5 Stelle Treviglio Emanuele Calvi che spiega: “Lo striscione di CasaPound torna a proporre la questione dell’immigrazione a Treviglio. Anche se sarebbe corretto parlare di emigrazione perché le cause sono in funzione della necessità ad abbandonare i paesi di origine di molti migranti. Lo striscione esprime un concetto errato, cioè associa l’insicurezza sociale alla presenza di cittadini stranieri. Ma oramai anche a Treviglio le comunità non autoctone vantano numeri importanti che non possono essere messi in relazione diretta con la sicurezza cittadina. Non fanno notizia i tanti stranieri che tutti i giorni vediamo al lavoro nella nostra città, invece l’episodio criminale ha istantaneamente visibilità. Non dobbiamo parlare di tolleranza o meno, il crimine va perseguito sempre e ovunque, ma lo spirito dell’integrazione sta nella volontà del rispetto reciproco senza alcun pregiudizi”.

Nella giornata di venerdì 17, sull’onda di quanto è successo, gli esponenti del PD trevigliese e il Capogruppo grillino Calvi hanno protocollato una richiesta ufficiale per poter introdurre, come ordine del giorno, questa spinosa questione all’interno del prossimo Consiglio comunale che si terrà martedì 28 marzo in modo da poter confrontarsi con le istituzioni e le varie aree politiche in merito a questa scottante questione.

Dura, però, la replica del sindaco di Treviglio Iuri Imeri: “Mi pare inopportuno – ha dichiarato – dare ulteriore visibilità e risalto a uno striscione che è stato rimosso pochi minuti dopo essere apparso. Evidentemente Pd e 5 Stelle hanno l’obiettivo di alimentare la polemica, come è nel loro stile. Ma cascano male, almeno con il sottoscritto: per me possono continuare all’infinito a rincorrere titoli sui social e sui giornali”.

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