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In tribunale ci vorrebbe un manager che organizzi il lavoro dei magistrati

Primo appuntamento con l'avvocato bergamasco Giovanni Bertino che attraverso il nostro giornale parla di giustizia e di casi giudiziari: ecco alcune considerazioni sull'esercizio dell'azione penale

Primo appuntamento con l’avvocato bergamasco Giovanni Bertino che attraverso il nostro giornale parla di giustizia e di casi giudiziari: ecco alcune considerazioni sull’esercizio dell’azione penale

L'avvocato Giovanni Bertino

L’avvocato Giovanni Bertino

Il Procuratore della Repubblica di Bergamo Walter Mapelli ha recentemente reso pubbliche le priorità della Procura della Repubblica per il 2017. A tal proposito è utile precisare che l’azione penale nel nostro ordinamento, sebbene sia obbligatoria ai sensi dell’articolo 112, in realtà è soggetta a criteri di priorità ‘legale’, ovverosia previsti dalla legge (articolo 132 bis, disp. att. c.p.p.) o ‘convenzionale’, che sono stabiliti sulla base dell’impatto che alcuni reati possono avere sulla popolazione e la tutela di interessi collettivi in un determinato ambito territoriale.

Il Procuratore della Repubblica ha sostenuto di voler potenziare il pool dei reati economici per implementare la lotta ai reati fiscali, anche attraverso lo strumento dei sequestri preventivi per equivalente. L’evasione fiscale, infatti, ha un tasso molto elevato anche a Bergamo e vi sono molti casi di emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Tra le priorità vi è anche quella di aumentare l’applicazione della responsabilità amministrativa degli enti, di cui al D. Lgs. 231/2001, con particolare riferimento al reato di riciclaggio e all’omicidio colposo derivante dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Si tratta evidentemente di propositi positivi per i benefici sociali che ne dovrebbero derivare per la collettività.

Tuttavia, posto che i reati di cui sopra sono spesso il sintomo dell’epocale crisi economica in atto, si auspica che sia i sequestri preventivi, che la responsabilità amministrativa degli enti siano applicati con moderazione. Infatti tali strumenti, sebbene siano utili per la repressione della criminalità economica, potrebbero rivelarsi un colpo di grazia per attività economiche sfibrate da anni di crisi.

Per quanto riguarda le altre emergenze del nostro territorio, il Procuratore sostiene che il perseguimento dei reati contro il patrimonio, come per esempio i furti in abitazione, dipenda in primo luogo dalla prevenzione, dal controllo del territorio e dall’investigazione fatta sul campo dalle forze di polizia. L’operato della Procura della Repubblica si limiterebbe, invece, a una mera qualificazione giuridica dei fatti così come accertati dalle forze dell’ordine. Tale valutazione, a parere di chi scrive, che peraltro è stato vittima diverse volte di reati contro il patrimonio, non è pienamente condivisibile.

È, infatti, evidente che le forze dell’ordine, purtroppo anche a causa delle molte emergenze che si trovano ad affrontare e della carenza di risorse a disposizione, necessitano di una guida costante della Procura sia per stabilire l’ordine delle priorità, sia per individuare le più idonee tecniche investigative. Per esempio sarà capitato a molte vittime di furti di chiedere alle forze dell’ordine di analizzare le impronte digitali lasciate dai malviventi sul luogo del delitto e di essersi sentiti rispondere: ‘forse lei ha visto troppi telefilm!’. In una simile situazione un intervento deciso della Procura nella direzione delle indagini sarebbe senz’altro doveroso e opportuno. Si ritiene, infatti, che le risorse disponibili vadano destinate anche alla lotta dei reati contro il patrimonio, che certo non destano minore allarme sociale rispetto a quelli di carattere fiscale.

Nell’intervento del procuratore non si fa nessun accenno anche alla lotta allo spaccio delle sostanze stupefacenti, che certamente desta un rilevante allarme sociale nella nostra provincia. Basti pensare alla drammatica situazione di Zingonia, dove l’eccessiva tolleranza protrattasi per troppi anni ha determinato una situazione ormai ingovernabile e fuori controllo.

Alla luce di quanto sopra è, quindi, evidente che l’obbligatorietà dell’azione penale è in realtà un falso mito ed è rimessa alla discrezionalità della magistratura inquirente. E’ compito della collettività e in primo luogo degli avvocati controllare che tale discrezionalità venga usata nel migliore dei modi.

Peraltro l’obbligatorietà dell’azione penale è messa in seria crisi anche dalle numerose deficienze organizzative del nostro sistema giudiziario.

È ormai noto il rapporto dell’11 agosto 2015 redatto dal dottor Mario Barbuto, capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria del Personale e dei Servizi del Ministero della Giustizia, il quale ha evidenziato che le performance dei Tribunali molto spesso non sono direttamente correlate alla carenza di personale amministrativo. Infatti vi sono Tribunali che, pur in carenza di personale, hanno risultati migliori rispetto a Tribunali a pieno organico.

Mario Barbuto, pertanto, ha evidenziato che il problema principale è dovuto a una cattiva organizzazione delle risorse esistenti, posto che i dirigenti degli uffici giudiziari molto spesso non applicano le best practices rivelatesi utili in altri contesti. Peraltro tutto ciò è determinato dal fatto che, molto spesso, la scelta degli organi di vertice degli uffici giudiziari è determinata non solo dalle effettive competenze del candidato, ma anche in base alla corrente di appartenenza nella magistratura associata, come denunciato dallo stesso Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Piercamillo Davigo. A ciò si aggiunga che il lavoro e la competenza dei magistrati è indagare e giudicare e non certo quello di organizzare con criteri manageriali un ufficio giudiziario.

Sarebbe, quindi, utile valutare attentamente una riforma modellata sulla base dell’esperienza maturata nel comparto della sanità, che preveda la separazione della funzione giudicante dalla gestione amministrativa della giustizia. Così come negli ospedali abbiamo un direttore generale, un direttore amministrativo e un direttore sanitario, così nella giustizia accanto ai magistrati dovremmo avere un ‘manager della giustizia’ che organizzi il servizio giustizia all’interno del Tribunale con reali poteri disciplinari sul personale amministrativo.
Tale riforma, di là del limitare l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, avrebbe invece l’effetto di migliorare l’efficienza del servizio, permettendo ai magistrati di dedicarsi esclusivamente alla loro missione e, per esempio, ampliare l’esercizio effettivo dell’azione penale.

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