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Rossana Campo: mio padre m'ha fatto conoscere il dolore, scrivendone ho scoperto l'amore - BergamoNews

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L'intervista

Rossana Campo: mio padre m’ha fatto conoscere il dolore, scrivendone ho scoperto l’amore

Il suo libro, "Dove troverete un altro padre come il mio", è tra i finalisti del Premio di Narrativa Bergamo e Rossana Campo lo presenterà giovedì 9.

“L’idea iniziale era che scrivendo avrei rivisto il dolore, non solo precipitando, ma anche per attraversarlo e raccontarlo agli altri. In realtà stato un viaggio nell’amore”, così Rossana Campo racchiude l’esperienza editoriale che l’ha portata alla pubblicazione di Dove troverete un altro padre come il mio.

Rossana Campo nasce a Genova nel 1963, attualmente vive fra Roma e Parigi. Dopo l’esordio nel 1992 con il romanzo In principio erano le mutande ha pubblicato una decina di romanzi alcuni dei quali tradotti in diverse lingue. Tra i suoi libri più letti: Sono pazza di te, L’uomo che non ho sposato, Mai sentita così bene, Il posto delle donne e Felice per quello che sei. Confessioni di una buddista emotiva.

Nel libro l’autrice racconta del padre Renato, poco dopo la sua morte. Un padre che vuole apparire eroicamente spensierato, ma che fa fatica a stare alle regole e nelle responsabilità. Annega euforia e tristezza nell’alcol e troppo presto si rivela inaffidabile. Costringe la famiglia ad assistere impotente ai suoi sbalzi d’umore che inizialmente sembrano gesti di un uomo sopra le righe e poi diventano violenza e autodistruzione.

Un libro scritto con rabbia e bisogno di denunciare un malessere in cui nascono desiderio e speranza, nella ricerca narrativa, di ritrovare, nei deboli segnali positivi di Renato, nella sua spontaneità e voglia di leggerezza, un padre a cui poter sentire di assomigliare con orgoglio.

Il libro è tra i cinque finalisti del Premio Nazionale di Narrativa Bergamo. Adriana Lorenzi incontrerà Rossana Campo giovedì 9 marzo alle 18 alla Biblioteca Tiraboschi. Dove troverete un altro padre come il mio: Bergamonews ha intervistato in anteprima la scrittrice.

Come nasce il libro?

Lo spunto è stato la morte di mio padre nel 2013. Per proteggermi nel tempo mi sono dovuta allontanare da lui e dalla bambina che ero. L’idea iniziale era che scrivendo avrei rivisto il dolore, non solo precipitando, ma anche per attraversarlo e raccontarlo agli altri. In realtà questo viaggio si è rivelato un viaggio nell’amore, nella capacità di amare mio padre e me stessa. Ne sono uscita trasformata. Amando ho potuto pensare ad un padre che a sua volta aveva sofferto, ma che comunque mi ha dato amore.

Lei parla dei doni positivi di Renato già nelle prime pagine del libro…

La spinta del libro è stata questa, io sono una donna che ama vivere, nonostante non abbia avuto una vita facile. Sento che la vita è un valore, e nel valore ci sta anche il tenere dentro la sofferenza, è un’illusione pensare che la vita sia bella solo se non c’è nessun problema. Quando mi sveglio sono contenta che ci sia un’altra giornata da vivere. Che sia temperamento, karma o carattere comunque è un dono che devo ai miei genitori.

E’ il suo primo libro autobiografico?

Si, ma tutti i miei romanzi partono sempre da storie vere che mi toccano da vicino, non mi interessa scrivere di cose che sono lontane dalla mia esperienza.

Quando si scrive qualcosa di autobiografico quale è il messaggio che si dà al lettore?

Raccontare qualcosa di sé mettendosi a nudo, soprattutto se il tema è doloroso non è facile. Scrivere di sé è un atto d’amore nei confronti del lettore. Chi legge intuisce se il libro è nato da una necessità di raccontare e da qui lo scrittore deve fare un viaggio per arrivare alla bellezza. La bellezza è l’autenticità. Quando sei autenticamente in un luogo per te, lo sei anche per gli altri.

In questo libro parla anche della scrittura…

La mia scrittura è un tema su cui ho riflettuto quando Renato è venuto a mancare. Scrivere è una cosa creativa e vitale. Trovare le parole per esprimere qualcosa mi ha in un certo senso salvato la vita. La scrittura è uno dei più bei doni di mio padre. L’ho sempre visto scrivere, era un buon narratore e pur non avendo studiato, aveva uno slancio narrativo. Ma la scrittura si forma se hai delle conferme dagli altri e lui non le ha cercate, io invece sì, facendo leggere ciò che scrivevo ai professori e a chi mi stava intorno e frequentando chi aveva la mia stessa passione. Questo dice molto di quanto ci tocca vivere della vita non vissuta dai nostri genitori.

Che progetti ha per il futuro?

Il 14 marzo esce La figlia del re drago un libro per bambini edito da Piemme

Con questo libro ha già ricevuto riconoscimenti importanti.

Sì, oltre ad essere già stato tradotto in francese e spagnolo, ho vinto nel 2016 il Premio Strega Giovani e il premio Elsa Morante, quest’ultimo per me è stato una grande soddisfazione perché Elsa Morante era uno dei miei miti di riferimento quando volevo diventare scrittrice.

QUI la precedente intervista a un finalista, Giorgio Vasta

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