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Una partecipazione forse inattesa. O forse no. Perché si sentiva che questo 8 marzo sarebbe stato diverso. Stavolta le orecchie, gli occhi, il cuore delle donne erano troppo pieni di violenze, ascoltate, viste, vissute

Fucsia lungo le strade cittadine. Fucsia e un serpentone di donne (e di uomini e bambini) di tutte le età, con una prevalenza over 40 ma anche tante ragazze, lungo le strade del centro città, dalla Malpensata verso piazza Matteotti. Fucsia e musica. Fucsia e slogan. Fucsia e discorsi col megafono su come, fin dalla scuola dell’infanzia, sia necessario educare alla parità di genere. Fucsia e tanta voglia di dire stop alla violenza. Di dire che i diritti delle donne sono i diritti di tutti. Fucsia e migliaia di persone a bloccare il traffico, ma non a bloccare la città perché la città di Bergamo era tutt’altro che paralizzata, era viva e battagliera, lì con loro.

Migliaia, quattromila, di più… una partecipazione forse inattesa. O forse no. Perché si sentiva che questo 8 marzo 2017 sarebbe stato diverso. Non il tradizionale e stanco rito della pizza con le amiche, men che meno quello della serata di libertà dai tabù a ridere e eccitarsi degli streptease maschili. Stavolta le orecchie, gli occhi, il cuore delle donne erano troppo pieni di violenze, ascoltate, viste, vissute da troppe ragazze, mogli, figlie, madri.

Già perché in un decennio le donne uccise in Italia sono state 1.740 e di queste 1.251 (il 71,9%) in famiglia, 846 (il 67,6%) all’interno della coppia, 224 (il 26,5%) per mano di un ex compagno, fidanzato o marito. Solamente nel 2016 sono state 120 le donne morte strangolate, accoltellate, bruciate.

E poi c’è un’altra violenza più sottile, ma nemmeno troppo, contro cui ribellarsi, in questa giornata che non è stata di festa ma di consapevolezza: lo scippo dei diritti acquisiti (conquistati) tanti anni fa, una quarantina ormai, e che stanno finendo nel dimenticatoio: tutele, welfare, dando per scontato che siano le donne con il loro lavoro di cura a sostituire politiche sociali assenti. O la legge 194, ostaggio dell’obiezione.

Le donne in marcia

L’iniziativa bergamasca (che rientra in una mobilitazione internazionale) è stata promossa da un’ampia e variegata assemblea di donne di città e provincia che nelle ultime settimane ha lavorato per organizzare e condividere le ragioni della protesta raccogliendosi sotto la sigla “Non una di meno”.

“Il tema centrale di questa iniziativa è la violenza maschile contro le donne e quello che si è creato è un vero movimento politico internazionale – ha spiegato Silvia Dradi, tra le organizzatrici – Anche a Bergamo abbiamo scelto di mobilitarci per una meta comune, le diverse associazioni hanno fatto un passo indietro, rinunciando alle proprie sigle, per sciogliersi in un movimento fatto semplicemente di donne. Lo slogan che è stato scelto, ‘Non una di meno’, sta a significare che quando toccano una toccano tutte, che quando toccano una rispondiamo tutte. E l’Otto Marzo ci fermiamo e prendiamo l’iniziativa: mostriamo com’è una giornata senza donne, per far capire che le nostre vite valgono, e riempiamo le strade della città con una passeggiata notturna, una definizione che non è stata scelta a caso, è per dire che non abbiamo paura”.