Brunori Sas all’Alcatraz: “Un concerto unico, un cantante speciale, una band perfetta”
Sara Mastrorocco, classe 1992, ci racconta l’emozionante concerto di Brunori Sas all’Alcatraz di Milano e le tematiche del suo nuovo album, A casa tutto bene.
“La canzone è uno strumento potentissimo perché viaggia ad una velocità che è superiore a quella del cervello, parliamo di qualcosa che riesce a coinvolgere le persone a livello emotivo e questo fa si che quando uno maneggia le parole di una canzone deve essere consapevole di questa arma che ha a disposizione.”
Le parole di Brunori suonano illuminanti, soprattutto alla luce del dibattito che si sta facendo largo in Italia riguardo all’utilizzo delle parole, dibattito il cui apice è rappresentato dal Festival di Trieste di Parole O_Stili, tenutosi il weekend del 17-18 febbraio. Il fatto che anche i cantanti, o almeno un cantante, siano consapevoli della potenza scaturita dalle parole che cantano, è rassicurante, è molto positivo, ma soprattutto è solo uno dei tanti tratti che distinguono questo album da tanti altri: la consapevolezza.
Queste parole ce le racconta Brunori durante l’incontro tenutosi all’Università Bocconi mercoledì 1 marzo, dove, con tutta la genuinità del mondo, Dario si racconta ad una generazione vent’anni più giovane di lui, ma che non smette di rispecchiarsi nelle sue canzoni.
Ecco ora una voce dentro di me mi dice “Non ti ricordi le parole della canzone”, al che io rispondo “Smettila certo che me le ricordo!!”, e la voce continua: “Sei sicuro?”…e alla fine non me le ricordo davvero.
Cosi ci racconta, ridendo, mentre intona Canzoni contro la paura, e per soli cinque secondi teme di non ricordarsi il testo. Eccola: la paura, uno dei temi fondamentali del nuovo album di Brunori Sas, A casa tutto bene.
La paura, le paure, quelle che ci bloccano, che ci fanno agire in determinati modi, quelle che non ammettiamo, quelle generazionali, quelle sentimentali. La paura tratteggia i contorni dei brani di questo album, ma non è da sola. La accompagnano le contraddizioni umane, le dicotomie presenti al nostro interno, i comportamenti che riteniamo negativi in altre persone e che ritroviamo in noi stessi, le visioni del mondo diverse…Io vedo il mondo solo, secondo me, chissà com’e invece il mondo visto da te.
Brunori ci racconta l’uomo di oggi, ingabbiato nelle paure, nei giudizi, nella superficialità, nella vita liquida, riprendendo così la definizione del sociologo polacco, morto a gennaio, Zygmunt Bauman.
A casa tutto bene colpisce per l’onestà con cui un cantante, un uomo, decide si svelarsi. Brunori inserisce argomenti attuali, spinosi, per la prima volta ma non lo fa con l’approccio tipico di chi giudica. Non canta solo per criticare chi ha paura dello straniero, ma per criticare se stesso, a sua volta impaurito da chi dello straniero ha paura. Non canta con la pretesa di insegnare niente a nessuno, se non a se stesso, ed è per questo che imposta le sue canzoni sotto forma di dialogo interiore, rivolgendosi ad un “tu”, in cui l’ascoltatore si immedesima, ma che non è altro che Dario…ti sei accorto che passi tutto il giorno a disegnare, quella barchetta ferma in mezzo al mare, e non ti butti mai?

Un cantante che non ha paura di raccontare le sue contraddizioni interne, le sue paure, la sua confusione, il suo stesso disorientamento per un mondo che va troppo veloce, e le cui dicotomie sono rappresentate dalla canzone Lamezia-Milano, e la metropoli che ancora incanta, e la provincia ferma agli Anni ’80.
Insomma, maturità, nei testi e non solo.
Brunori Sas non è solo Dario Brunori, ma un’intera band, che come lui stesso ha dichiarato nella serata di giovedì 2 marzo nel corso del suo concerto all’Alcatraz di Milano “mai come questa volta devo ringraziare”.
Sofisticati, eleganti, ritmati. I cori di Simona Marrazzo, seconda voce, percussioni, nonché compagna da Dario da diciotto anni, come canta lui stesso in Secondo Me, incanta tutto l’Alcatraz, ricalcando con delicatezza ogni canzone. La sua mano gestisce tamburelli, suoni alternativi e originali con uno stile che rende ogni suo movimento perfetto. Accanto a lei, Mirko Onofrio, anche lui voce che accompagna Dario, oltre a dare alle canzoni un tocco in più con il suo saxofono. Potrei andare avanti ancora, con Dario Della Rossa al piano e alle tastiere, fondamentale accompagnamento, Massimo Palermo alla batteria che scandisce il ritmo e fa saltare l’Alcatraz, la violoncellista Stefania Amato, che suona il violino come se stesse danzando.
Il concerto è un insieme di suoni travolgente, che emoziona e che fa tremare il pubblico.
Dario si concede Guardia 82 al pianoforte, solo sul palco, mentre gli altri componenti lo osservano con gli occhi che brillano dalla sinistra del palcoscenico e mentre 5000 voci diventano una sola.
In sintesi: un concerto unico, un cantante speciale, una band perfetta.
Ultima nota? Brunori Sas sale sul palcoscenico in orario e lascia il palco dopo due ore di musica intensa, senza la scenetta del Bis richiesto, ma con semplicità, il sorriso e le parole: ”Ormai ho una certa età.”


