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Rodeschini: “Il nuovo corso della Carrara riparte da Raffaello”

La nuova direttrice dell’Accademia Carrara presenta un piano triennale ambizioso che si avvale della collaborazione di alcuni dei musei più importanti al mondo, dal Prado di Madrid all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston.

Un piano triennale ricco di appuntamenti, collaborazioni e mostre: l’Accademia Carrara prova a cambiare marcia e alza il tiro, con la chiara intenzione di stupire il pubblico, proponendo un calendario senza dubbio ambizioso.

Occasione per la presentazione è stato un incontro con la nuova direttrice Maria Cristina Rodeschini, subentrata a inizio anno a Emanuela Daffra, e con il sindaco di Bergamo e presidente della Fondazione Accademia Carrara Giorgio Gori che ha ricordato come il 2017 “sarà contraddistinto anche da importanti aggiornamenti alla struttura, i più significativi dei quali saranno la barchessa, donata dalla Vitali e ambiente di cui l’edificio era sprovvisto, e il cantiere della piazza”.

Nel triennio 2017-2019 l’attività del museo si dividerà sostanzialmente in due tronconi: il primo basato sul progetto scientifico, dedicato alla ricerca, alla valorizzazione e alla conoscenza del patrimonio artistico da parte del pubblico, e il secondo incentrato prettamente sulla programmazione.

Parte del progetto scientifico saranno tra le altre la realizzazione di un catalogo dipinti del ‘300 e ‘400, che nel 2018 verrà replicato in formato elettronico, l’assegnazione di nuovi restauri, azioni mirate all’incremento del patrimonio attraverso depositi e donazioni, una rivista museale in formato elettronico, un premio internazionale intitolato a Federico Zeri.

Gli annunci più attesi, però, erano quelli relativi alla programmazione che inizierà, da aprile a settembre 2017, con un omaggio ad Evaristo Baschenis a 400 anni dalla nascita. Da giugno a settembre sarà poi possibili ammirare un capolavoro del maestro fiammingo Anton Van Dick.

Il collegamento tra 2017 e 2018 porta invece il nome di Raffaello, con il percorso “Attorno al San Sebastiano della Carrara” che rappresenta la prima grande esposizione dalla riapertura dell’Accademia: dal 7 dicembre al 2 aprile, la mostra verrà ospitata per questioni di spazio nelle sale espositive della GAMeC, con una delle sue sei sezioni che rimarrà invece in Carrara.

Come detto, l’esposizione si concluderà nel 2018, anno ricchissimo soprattutto dal punto di vista delle collaborazioni di qualità con i grandi musei internazionali e dal rinforzato legame con la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo (con cui si condividerà una personale su Jan Fabre in autunno): un prestito dal Prado di Madrid tra giugno e settembre, uno dalla National Gallery di Londra tra ottobre e il febbraio 2019 e l’eccezionale scambio nel segno di Sandro Botticelli con l‘Isabella Stewart Gardner Museum di Boston.

Il carattere internazionale della programmazione è confermato da un prestito dalla Frick Collection di New York, una tra le più importanti collezioni private del mondo, nella primavera 2019.

In autunno l’esposizione di larga misura dedicata al bergamasco di nascita Simone Peterzano, “Tra Tiziano e Caravaggio”: la mostra si aprirà con una serie di opere di Tiziano, per proseguire in un percorso lineare con quelle di Peterzano e con alcune del primo periodo di Caravaggio.

“Sono tutti progetti praticabili e calendarizzati – ha voluto specificare Rodeschini – La concretezza deve essere parallela alla ricerca. L’Accademia Carrara deve sempre tenere viva l’attenzione del pubblico: abbiamo lavorato in continuità con la gestione precedente perchè non sarebbe stato giusto rivoluzionare. Le collaborazioni internazionali fanno particolarmente piacere, soprattutto perchè molti di quei musei o collezioni quasi mai prestano le proprie opere”.

Sullo sfondo, infine, rimane un progetto che potrebbe concretizzarsi tra 2019 e 2020, incentrato sul melodramma come “identità culturale di una nazione”: “E’ l’espressione artistica che ha reso famosa l’Italia – ha concluso la neodirettrice – L’idea è quella di connettere tutta la città, sfruttando la figura di Gaetano Donizetti”.

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