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Venerdì 24 febbraio, il comico porterà al Creberg lo spettacolo “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”, trasposizione teatrale dell’omonima opera letterale dello psicologo americano John Gray, un best seller mondiale

Una cosa è sicura, gli uomini e le donne vengono da due pianeti diversi. Tutti si sono già scontrati per i comportamenti incomprensibili dell’altro sesso, perchè si pensa troppo spesso che l’altro ragioni come noi, dimenticando che è fondamentalmente diverso.

È in questo contesto che interviene Paolo Migone, che venerdì 24 febbraio porterà al Creberg il suo spettacolo “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”, trasposizione teatrale in veste comica dell’omonima opera letterale dello psicologo americano John Gray, un libro che è diventato un best seller mondiale.

L’originalità dello spettacolo sta nel fatto che ricorda le principali differenze di funzionamento tra uomo e donna, sostenendosi su situazioni quotidiane conosciute da tutti. Grazie al comico livornese, si comprende come fare di queste differenze una fonte di complicità, e non di conflitto.

Il risultato? Ce ne parla proprio Migone, che ci ha raccontato come è nata l’idea di questo spettacolo e cosa ne pensa dell’attuale stato di salute della comicità italiana.

Che cosa propone Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere?

Propongo un libro serio in veste comica, ma i consigli che do durante lo spettacolo sono veritieri. Ovviamente esaspero le situazioni, ma lo spettatore il giorno dopo rimane con un pensiero positivo. O almeno spero (ride ndr).

Da dove nasce l’idea di portare in scena questo spettacolo?

Enrico Porreca mi ha proposto l’idea di quest’avventura nel 2013, ed in due anni abbiamo fatto circa 100 repliche, andando a calcare i palchi di grandi teatri. Successivamente, mi sono preso due anni di pausa, durante i quali ho portato in giro “Italia di M”, poi mi è stato riproposto questo spettacolo: avevo molti dubbi, ma ripartito il tour sto provando nuove sensazioni molto positive. Essendo poi io monologhista, posso divertirmi e gestirmi nelle modifiche a mio piacimento.

Lo spettacolo è tratto dall’omonimo libro di John Gray: come è stato rivisitare questo best seller e portarlo sul palco in chiave comica?

È stato molto difficile portare sul palco il libro di Gray, perchè l’ho trovato un libro molto noioso e ripetitivo, abbiamo dovuto lavorare parecchio per renderlo comico e più digeribile al pubblico. Si veniva poi da un testo tradotto dall’inglese al francese e poi all’italiano, abbiamo dovuto lavorarci per molti mesi e ricostruire il tutto.

I rapporti di coppia e l’universo femminile sono spesso al centro dei suoi monologhi, come mai?

Quando ho iniziato con Zelig, nel 2000, ero appena fidanzato e stavo vivendo in prima persona le dinamiche del rapporto di coppia. Non potevo andare dallo psicologo, quindi mi aprivo e mi sfogavo sul palco. Poi Gino e Michele mi hanno suggerito di farne una professione, e così è successo.

Raccontando ciò, cosa spera di trasmettere al pubblico, oltre la risata?

Io credo nella comicità come mezzo per comunicare cose serie, anche se ormai in Italia la maggior parte dei comici fa ridere tanto per far ridere. L’argomento in se è molto interessante, punto molto a far stare attento chi lo assiste, per farlo crescere e per far comprendere i concetti che esprime Gray. Ripeto, credo ancora nella comicità.

Paolo Migone

Alla fine di questo percorso, riesce a dirci come possono maschi e femmine convivere serenamente, nonostante provengano da due pianeti differenti?

Non ho una risposta per questa domanda. È difficile vivere insieme, raggiungere il quieto vivere, questo termine terribile perchè alla fine si è scontenti in due.
Io credo che la coppia funzioni bene quando si fa un lavoro che ti piace, se fai un lavoro che non ti soddisfa, la vita di coppia di conseguenza andrà male.

La sua carriera artistica inizia nel 1996 circa: da allora quale crede sia stato il momento più bello che ha vissuto da comico?

Ricordo con molto piacere la tappa all’Olimpico di Roma del tour di Zelig nel 2003, era il periodo d’oro della trasmissione ed ero innamoratissimo di mia moglie. Mi sono esibito davanti a seimila persone, penso sia stato uno degli apici della mia esperienza.

Zelig ed i programmi comici in generale sono da tempo in crisi, crede che ci sia la possibilità di vederli tornare all’auge di qualche anno fa?

I segnali dei programmi in tv e gli stessi programmi non sono buoni. Non c’è novità, i giovani sembra che facciano il verso a noi vecchi, anche il modo di comunicare è vecchio e stantio: si parla della spesa, della suocera, di così pochi argomenti che il tutto risulta banale e già sentito. Le nuove leve devono trovare una fonte nuova, la comicità è come un’equazione matematica, è universale ed avulsa dal destino del mondo, ci sarà sempre, ma c’è bisogno di trovare nuovi mezzi per esprimerla. Programmi come Colorado parlano del nulla, noi vent’anni fa parlavamo della vita; vanno avanti programmi brutti, noiosi e banali come Striscia La Notizia, dove i comici non sono più comici ma fantocci legati ai soldi, non c’è più ricerca.

Ed invece, come si trova e come creca di evolversi Paolo Migone in questi anni?

Io ho trovato nei teatri la mia oasi felice, e sono felice così. Ho il mio gruppo di appassionati che viene a vedermi perchè si fida del mio modo di fare comicità: vengo dalla generazione di Jannacci, Cochi e Renato e dei comici surreali, ormai siamo rimasti solo io e Gene Gnocchi a portare avanti questo stile. Ho anche in mente di lanciare una app, Wruz, che consiste in un gioco letterario. Prende spunto da Whatsapp ed ognuno potrà scrivere qualche riga su qualsiasi cosa, in totale libertà; non sarà un contenitore di sola comicità, vigerà la totale anarchia e vi si potra leggere gente che sa davvero scrivere. Ora lo sto sperimentando con 94 persone, ma ho l’idea di lanciare una app dal costo di 1 euro. Se otterrà successo, ho in mente di organizzare una competizione fra i migliori scrittori, dove tutti gli utenti potranno votare il migliore.

Un ultima domanda: un motivo per venire a vedere Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere?

Un motivo per venire al mio spettacolo? Avete visto Carlo Conti ridere senza sapere mai il motivo per cui lo faceva, venite da me e saprete il motivo per cui riderete.