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“Bellavita libero e con tutti i suoi documenti, vi spiego perché”

Dopo anni di latitanza, l'ex assessore provinciale è stato arrestato e liberato a distanza di poche ore. Sulla questione interviene il suo avvocato, Maria Benedetto Bonomo

Dopo anni di latitanza è stato intercettato e arrestato in Romania Giampaolo Bellavita, ex assessore provinciale (dell’allora Forza Italia) al Bilancio della Giunta Bettoni dal 1999 al 2004, ricercato dal 2012 dopo una condanna a oltre nove anni di carcere (leggi qui). Arrestato sulla base di un mandato di arresto europeo, è finito in manette ma è stato liberato a distanza di poche ore.

Il commercialista di Martinengo finì sotto inchiesta per una serie di truffe, tra cui una milionaria all’Unione europea nel 2004, e un giro di fatture false per evadere le imposte. Secondo la tesi accusatoria, sostenuta dal pubblico ministero Maria Cristina Rota, Bellavita e il fratello avrebbero “sfruttato” un’azienda di detergenti della provincia di Siracusa per intascare una parte dei finanziamenti agevolati concessi dalla Ue. I due, inoltre, sarebbero state le menti di una fitta rete di società cosiddette “cartiere”, cioè create fittiziamente per evadere l’Iva. In primo grado Bellavita era stato condannato a 14 anni, poi ridotti fino alla Cassazione a oltre 9 anni. Lui aveva sempre negato gli addebiti ma si era reso irreperibile dopo la sentenza definitiva.

Per fare chiarezza sulla questione è intervenuto con una nota il suo avvocato, Benedetto Maria Bonomo:

“A fronte delle contrastanti notizie emerse in seguito al fermo del mio assistito Gianpaolo Bellavita e alle eventuali misure restrittive applicate, ritengo doveroso precisare quanto segue – scrive Bonomo -. È opportuno sottolineare che il mio assistito, nel rispetto delle norme dello Stato che regolarmente lo ospita, ha richiesto alla Corte di Appello di Oradea l’applicazione del principio di specialità, previsto dalla legge romena n. 302/2004, diritto che ha ritenuto opportuno esercitare come accade normalmente in questi casi. La Corte romena, inoltre, non ha ritenuto necessario né ritirare i documenti d’identità né porre in essere una procedura particolare di sorveglianza”.

“Un comportamento – prosegue Bonomo – che non dev’essere frainteso ma deve necessariamente inserirsi all’interno della scala di valori che, per motivi culturali, i vari Stati hanno e la conseguente applicazione delle norme che da quei valori scaturiscono. Prendiamo ad esempio un caso quasi speculare ove venni chiamato ad assistere un cittadino moldavo colpito da un mandato di arresto europeo per un reato ben più grave, quello del traffico di esseri umani e sfruttamento della prostituzione commesso in Moldavia, per il quale, a seguito del mancato inoltro nei termini stabiliti della documentazione appropriata dall’Autorità moldava, fui chiamato a richiedere l’immediato rilascio e la Corte di Appello di Brescia a concederlo senza avere alcun potere in merito all’emissione di misure cautelari nei confronti del cittadino moldavo. Si comprenderà quanto è complesso il terreno su cui gli avvocati penalisti sono costretti a muoversi, da un lato le farraginose normative nazionali costruite sulla base di valori e disvalori spesso profondamente differenti da uno Stato all’altro, dall’altro la necessità di garantire la giustizia nel rispetto delle legislazioni nazionali a chiunque compia fatti costituenti reato. In entrambi i casi si è applicata la Legge in tutta la sua freddezza, se poi la Legge non piace si chieda al Legislatore di modificarla, ma non ai Giudici o agli Avvocati di disapplicarla”.

“Personalmente – conclude l’avvocato – prediligo trovare un accordo coi Procuratori della Repubblica al fine di consegnare alla giustizia chi ha presumibilmente sbagliato, riportandolo ad una posizione di legalità, così da permettergli una migliore difesa. Ne è prova che solo nell’ultimo anno il mio Studio, in collaborazione con gli Uffici del Dr. Gianluigi Dettori, della Dr.ssa Lucia Minutella, del Dr. Davide Palmieri e del Dr. Ambrogio Cassiani, ha mediato per la consegna spontanea all’Autorità Giudiziaria di diversi latitanti da me assistiti”.

 

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