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Parole O_Stili, Gori: “Rispetto, civiltà e educazione da riportare nella realtà e sul web”.

Il Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, partecipa sabato 18 febbraio a Trieste a Parole O_Stili, dove coordina il panel “Politica e Legge”.

Il Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, partecipa sabato 18 febbraio a Trieste a Parole O_Stili, dove coordina il panel “Politica e Legge” (Guarda qui).

Gori

I politici si sono gettati nell’arena virtuale spesso ignorando i rischi e sovrastimando i possibili benefici. È stata una febbre collettiva – ovvero una ricerca di consenso e approvazione – che ha contagiato per lungo tempo la classe politica in tutta la sua interezza.
Dando per scontata la possibilità di ottenere quasi solo dividendi positivi: non è andata proprio così. Perché se da un lato Facebook, Twitter (e Instagram) hanno consentito a qualunque politico di raggiungere facilmente centinaia di migliaia di persone, dall’altro le stesse piattaforme social hanno cancellato tutto il “cordone di sicurezza” che consentiva alla politica di tenere alla larga gli hater. In un comizio reale quelli che manifestano “contro” vengono lasciati ai cancelli: le proteste diventano un rumore lontano. Su Facebook e Twitter, invece, non c’è la polizia a difenderti. Ogni politico è solo con i suoi interlocutori.

E l’unica regola che vale è quella della giungla: uno vale uno e vince il più forte. Così è facile perdere il controllo della propria fan page che da generatore di like e consenso può facilmente trasformarsi in moltiplicatore d’odio, insulti, minacce e disprezzo. Per questo – con sempre maggiore frequenza – i politici hanno deciso di dare l’addio alla rete. Ma scappare non può essere la soluzione. Bisogna starci in rete, in modo diverso. Serve il coraggio di andare oltre gli slogan, tornando a parlare di complessità e rifuggendo la semplificazione assoluta o la battuta ad effetto. È una sfida che questa classe politica è capace di vincere? Le difficoltà di gestione possono trasformarsi in un’occasione di dialogo democratico più costruttivo? Inoltre, come dovrebbe intervenire la politica per regolamentare situazioni di ostilità in rete? E le implicazioni legali?

Nell’intervista a BGY (Leggi qui la versione integrale) alla domanda quali sono i rimedi al fenomeno che nel panel (“Aledanno”, “Psiconano”, #staisereno, #sgonfialaboldrini, #SonoUnMoralistadelCazzo Perché soprattutto in politica non si può fare dell’insulto e del turpiloquio una consuetudine di linguaggio), il sindaco Gori risponde: “Nessuno ha la bacchetta magica, ma è già interessante che l’Unione Europea abbia attivato un confronto su questo tema, da cui nasce l’iniziativa del Parlamento europeo e della Presidente Boldrini. È importante poi che un confronto sia stato impostato con le grandi del Web, come Google Facebook e Twitter, per definire le linee guida che possano in qualche modo condizionare le policies di questi gruppi.
Da questo punto di vista l’Europa è più avanti degli Stati Uniti, che, in nome della libertà d‘espressione, sono più tolleranti. Io sposo l’idea europea: ritengo che non si tratti di libertà d’espressione, ma di vivibilità del confronto in rete.
A questo confronto si possono poi aggiungere educazione, diritto e tecnologia. Con educazione s’intende prima di tutto quella nella dimensione offline, e poi in rete. Mi ha molto colpito un articolo che riportava una statistica, secondo la quale un numero significativo di ragazzi consideri normale che in rete ci si esprima cosi. Questo dimostra come il livello di tolleranza si sia spostato, ci si è assuefatti.
Il tema del diritto che spiega il titolo del panel Giornalismo e legge, deve poi essere affrontato: servono leggi apposta? Internet è sufficientemente regolamentato?
Infine con tecnologia s’intende l’esistenza di dispositivi semantici utili per individuare contenuti d odio, violenza, che io ritengo possano essere attivati dalle aziende del tech, attraverso team che uniscano tecnologia a sensibilità umana”.

Interviste video al sindaco Giorgio Gori e alla giornalista Cristina Parodi raccolte da Lucia Cappelluzzo.

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