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“Ascoltateci, parlate troppo spesso dei giovani e troppo poco con loro”

Giacomo Rozzoni, classe 1990, commenta la dichiarazione dello psicanalista Massimo Ammaniti sui giovani d'oggi: "Hanno perso il coraggio di rischiare, hanno smarrito la speranza"

“I giovani hanno perso il coraggio di rischiare. Hanno smarrito la speranza. Li vedo ripiegati su se stessi in maniera narcisistica. Cercano conferme, anziché trovare la forza di affermarsi”.

Queste le parole di Massimo Ammaniti, psicoanalista, docente alla Sapienza di Roma, autore di oltre duecento pubblicazioni scientifiche e studioso dell’adolescenza e del rapporto genitori-figli.

Partendo dall’eterna ed infinita storia delle generazioni passate, impegnate a far notare quanto la loro epoca sia stata superiore a quella attuale, di quanto i giovani siano stati migliori in tutto, più lavoratori, più autonomi, più impegnati, più efficienti, più belli e addirittura più ribelli… si può arrivare facilmente alla conclusione che con queste storie tanto interessanti e nostalgiche sulla differenza tra il presente e il passato, spesso ci si dimentichi che l’oggi non è nient’altro che il risultato delle azioni, delle ideologie, degli sperperi passati. Errori derivanti esattamente da tutte quelle generazioni tanto perfette rispetto a quella corrente.

Viviamo in un’epoca in cui i giovani non solo non hanno un’idea di quello che succederà, ma sono totalmente emarginati dalla possibilità di poter mettere bocca sul proprio futuro. Proprio per questo motivo iniziative come quella di BGY possono servire ad aiutare coloro che avranno in mano il domani, ma soprattutto a sapere cosa vogliono e chi sono questi giovani, perché la sensazione è che ci s’impegni molto di più nel giudicare (sempre in modo negativo tra l’altro) anziché sforzarsi di capire cosa vorrebbero questi ragazzi dal e per il proprio futuro.

La dichiarazione del professore continua indicando come artefici della malavoglia giovanile proprio i genitori degli stessi, i quali “assecondano i figli sentendosi colpevoli di non poter dar loro quello che vorrebbero, ingabbiandoli in un’eterna adolescenza“. Questo come frutto da parte dei giovani della mancata contrapposizione ai padri, poiché oggi non si lotta più contro un genitore e non si trasgrediscono i divieti, non mettendo in discussione nessuna ideologia e norma.

Sinceramente penso che quest’avvicinamento tra genitore e figlio sia un fatto positivo, è vero anche che un genitore non deve essere solo un amico ma colui che fa crescere dettandoti la strada, ma l’aumento dell’apertura mentale non può che giovare a tutti, poiché il discorso che, per arrivare ad essere uomini e donne, bisogna per forza andare contro o ribellarsi a qualcosa resta fine a se stesso lasciando il tempo che trova.

La vera forza e il vero aiuto che servirebbe per un domani migliore per i giovani, per i figli dei giovani e per tutte le generazioni future, potrebbe essere quello di smetterla di giudicare e pensare di essere migliori di chi venga dopo di noi, anche perché ogni situazione è diversa da quella precedente a prescindere da tutto.

Per concludere consiglio di riflettere sulle parole di una canzone di Fedez, citate (probabilmente involontariamente) anche da Giorgio Napolitano: “Voi parlate spesso dei giovani e troppo poco con loro”.

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