Grande Guerra, Pillola 102: la conquista di Baghdad e il futuro del Medio Oriente - BergamoNews
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Grande Guerra, Pillola 102: la conquista di Baghdad e il futuro del Medio Oriente

Il futuro del Medio Oriente comincia a delinearsi dopo la conquista della capitale irachena che non aveva un grande valore strategico ma ebbe un peso propagandistico enorme: un episodio fondamentale per capire anche le dinamiche attuali della zona.

Dopo la riconquista di Kut, nel febbraio del 1917, le truppe britanniche in Mesopotamia non potevano non sfruttare l’inerzia favorevole, conquistando la città di Baghdad, che si trovava soli 70 chilometri più avanti: per questo, dopo avere ottenuto il via libera dallo War Office, il generale Maude ordinò di avanzare verso l’antica capitale meridionale dell’impero ottomano.

La stasi operativa fu, in realtà, molto breve: già nella prima settimana di marzo, Khalil Pascià cominciò ad organizzare la difesa di Baghdad, il cui investimento da parte delle forze britanniche appariva inevitabile. Khalil poteva contare su poco più di 12.000 uomini, inclusi i sopravvissuti alla disfatta di Kut, cui aggiungere due divisioni di riserva, 20.000 uomini in tutto, che stavano sopraggiungendo dalla Persia occidentale, sotto il comando del Bey Ali Ishan.

Di fronte al comandante turco, a questo punto, si ponevano tre possibilità: abbandonare la capitale in mano inglese per riorganizzarsi più indietro, trincerarsi davanti a Baghdad aspettando a piè fermo l’imminente attacco nemico oppure optare per una difesa basata sull’attacco, ossia muovere a sorpresa contro le colonne britanniche avanzanti.

In questa circostanza, Khalil scelse una soluzione intermedia, che si sarebbe rivelata poco efficace: abbandonò i lavori di fortificazione di Ctesifonte, che già era stata il trampolino di lancio per un’offensiva difensiva, che, aldilà dell’apparente ossimoro, si era rivelata una tattica abbastanza redditizia, schierandosi a difesa di Baghdad, fortificando tanto le due rive del Tigri quanto il fiume Dyala, e schierandovi la 6a armata, allo scopo di creare una linea di difesa a sud-sudest della città.

Curiosamente, quella che era la più forte preoccupazione dei comandanti del contingente anglo-indiano che avanzava su Baghdad, ovvero la possibilità che i turchi allagassero i territori da cui, obbligatoriamente, le truppe avrebbero dovuto passare, si rivelò del tutto infondata, perché Khalil non mise in preventivo quella mossa, tutto sommato ovvia, tra le sue opzioni difensive.

L’armata di Maude iniziò ad avanzare lungo la riva orientale del Tigri il 5 marzo e raggiunse il Dyala l’8 dello stesso mese: il fiume era gonfio e rapido e le truppe britanniche riuscirono a stabilire un’esigua testa di ponte sulla riva opposta soltanto la sera del 9 marzo. Viste le notevoli difficoltà del guado, Maude ordinò al grosso delle sue truppe di discendere diversi chilometri lungo il Dyala e di superarlo su di un ponte di barche gettato dai genieri più a valle, in modo da aggirare le difese turche e puntare direttamente su Baghdad.

Nel frattempo, però, Khalil, che poteva contare sull’osservazione aerea fornitagli dall’aviazione tedesca, osservata la mossa avversaria, spedì tutte le sue forze ad intercettare i britannici a cavallo del Tigri, lasciando un solo reggimento nel settore del Dyala, che i britannici, proprio per questo, poterono agevolmente occupare il 10 marzo.

A questo punto, allo scopo di proteggere la vitale ferrovia, Khalil ordinò di ritirarsi ulteriormente e, infine, dopo che una tempesta di sabbia aveva impedito qualunque azione militare per un intero giorno, egli stabilì che Baghdad non poteva essere difesa e, nonostante le proteste degli ufficiali tedeschi, che premevano per un rapido contrattacco, alle 20 del 10 marzo 1917, stabilì l’abbandono della capitale e il ripiegamento su posizioni ritenute più sicure.

Il giorno successivo, senza colpo ferire, le truppe britanniche entrarono a Baghdad, tra due ali di folla festante e catturarono circa 9.000 prigionieri, tra i soldati turchi che, in un modo o nell’altro non si erano uniti alle truppe in ritirata.

La conquista di Baghdad, effettivamente, non aveva un grande valore strategico e, in questo, la mossa di Khalil, tesa a salvare il grosso delle proprie truppe, potrebbe essere comprensibile: tuttavia, a prescindere dall’effetto morale sull’esercito di una sconfitta subita senza praticamente impegnarsi in combattimento, la perdita della capitale meridionale ebbe un peso propagandistico enorme e segnò, di fatto, una sorta di campana a morto per le attività ottomane in Persia.

Maude, dal canto suo, dopo una breve sosta a Baghdad, iniziò a guardare alla tappa successiva della campagna, ossia la conquista della linea ferroviaria di Samarrah, dopidichè ogni operazione di ampio respiro avrebbe dovuto essere rinviata all’autunno.

Per quel che riguarda il destino di questi territori, essi erano già stati assegnati al controllo britannico dai celebri accordi Sykes-Picot, del 16 maggio 1916: di fatto, dunque, il contingente anglo-indiano agli ordini di Maude stava semplicemente bonificando una porzione di medio oriente che gli inglesi ritenevano proprio appannaggio.

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