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Spray urticante a scuola, 15enne nei guai per lo scherzo che ha intossicato i compagni - BergamoNews
Il caso

Spray urticante a scuola, 15enne nei guai per lo scherzo che ha intossicato i compagni

Una trentina di studenti, una professoressa e una collaboratrice scolastica finiti all'ospedale a causa di uno scherzo: ora la studentessa rischia provvedimenti sia da parte dell'Istituto che dalla Procura della Repubblica per i Minorenni di Brescia.

Nelle intenzioni voleva probabilmente essere solo uno scherzo innocente che, invece, nella realtà dei fatti ha fatto finire in ospedale una trentina di giovani studenti dell’Istituto Tecnico Agrario Statale Cantoni di Treviglio, insieme a una professoressa e una collaboratrice scolastica.

Ma per un paio d’ore, prima che il Nucleo NBCR (Nucleare-Biologico-Chimico-Radiologico) dei vigili del fuoco e il personale dell’Asl di Treviglio capissero quale fosse realmente la causa scatenante, gli agenti del commissariato guidato dal vicequestore Angelo Lino Murtas, i vigili del fuoco, il personale medico e la Polizia Locale di Treviglio hanno dovuto far fronte a una situazione di allarme in cui il malessere generale era accompagnato dal panico soprattutto perché non si capiva quale fose la causa dell’intossicazione, del vomito e della nausea di tanti ragazzi.

Poi finalmente la verità: nella mattinata di martedì 27 ottobre una ragazza di 15 anni che frequenta l’Istituto Agrario si è presentata a scuola con una bomboletta di spray urticante al peperoncino, uno di quelli anti-aggresione, da difesa personale, e ne ha spruzzato una grossa quantità in corridoio: la nube si è presto diffusa negli ambienti chiusi della scuola, irritando in modo serio chiunque la respirasse.

Ad accusare i primi sintomi una professoressa: nausea, vomito, bruciore agli occhi, irritazione alle vie respiratorie.

Mentre sul posto si stava dirigendo la prima ambulanza, anche una collaboratrice scolastica ha iniziato a manifestare le stesse problematiche, seguita via via da numerosi studenti: cinque, dieci, trenta.

Qui è scattato l’allarme vero e proprio con le forze dell’ordine che in un primo momento non hanno escluso alcuna ipotesi: la possibile perdita o diffusione di sostanze tossiche, che a scuola ad esclusione del gas non sono presenti, ha costretto all’evacuazione dell’edificio, con oltre 700 studenti che si sono riversati nel cortile dell’Istituto.

Solo dopo che il Nucleo speciale dei vigili del fuoco ha accertato che all’interno non ci fossero fughe di gas o di altre sostanze chimiche, gli inquirenti hanno ricostruito l’accaduto grazie alla collaborazione degli studenti: la colpevole ha poi fatto un passo avanti e ammesso di essere lei la protagonista dello spiacevole scherzo.

La bomboletta di spray utilizzata è stata recuperata dagli agenti del commissariato che hanno continuato ad ascoltare la testimonianza degli studenti coinvolti, loro malgrado, nella vicenda: una volta ricostruito interamente l’episodio, il caso passerà nelle mani della Procura della Repubblica per i Minorenni di Brescia che lo esaminerà per decidere eventuali provvedimenti.

Provvedimenti che prenderà sicuramente anche il dirigente dell’Istituto, ma nei tempi e nelle modalità stabilite dallo Statuto delle studentesse e degli studenti: “Il consiglio farà la sua valutazione attenendosi a quello – commenta la professoressa Simona Elena Tomasoni – Non è una decisione che può essere presa così su due piedi e non deve essere affrettata: da parte nostra sarà un intervento che avrà valenza educativa. E’ stato sottovalutato lo scherzo e le possibili conseguenze, lasciando che la vicenda si ingigantisse a dismisura senza porre alcun rimedio”.

I ragazzi in serata sono stati quasi tutti dimessi, con un giorno di prognosi, dagli ospedali di Treviglio, Romano di Lombardia e Zingonia che li hanno accolti (professoressa e collaboratrice scolastica erano già rincasate in giornata), con l’unica eccezione di qualche caso in cui al malessere e all’infiammazione delle alte vie aeree si presentavano anche fenomeni di cefalea e che per questo sono stati sottoposti ad ulteriori accertamenti.

Per quanto riguarda l’ospedale di Treviglio un’altra criticità si è palesata tra tardo pomeriggio e sera di martedì quando alcuni studenti sono stati riportati in pronto soccorso per accertamenti dai genitori che, probabilmente fuori sede per lavoro, hanno appreso solo in quel momento dell’accaduto: la normale attività è stata quindi rallentata dall’improvvisa mole di lavoro con codici tra il bianco e il verde.

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