Da rock-star a muratore, Edda torna a Bergamo "Rieccomi, duro come sempre" - BergamoNews
L'intervista

Da rock-star a muratore, Edda torna a Bergamo “Rieccomi, duro come sempre”

Artista viscerale, tra sesso, droghe, mal di vivere e spiritualità Krishna: ecco Stefano Rampoldi, in arte Edda. Venerdì sera torna a Bergamo, al Druso di Ranica: "Cerco di vivere con la musica, ma dire che mi basta per campare sarebbe poco veritiero. Certo, sempre meglio che costruire ponteggi".

Dal travolgente alt-rock dei Ritmo Tribale al cantautorato dei nostri giorni. Nel mezzo, lunghi anni di silenzi, dipendenze e… ponteggi. Queste sono solo alcune delle molteplici vite, morti e resurrezioni di Stefano Rampoldi, in arte Edda. Artista viscerale, tra sesso, droghe, mal di vivere e spiritualità Krishna. Lo abbiamo intervistato in occasione dell’esibizione che venerdì 16 ottobre lo vedrà protagonista al Druso a Ranica il tempio della musica live bergamasca.

Buongiorno Stefano, come sta?

"No no, cominciamo male… dammi pure del tu!".

Ok. Ciao Stefano, come stai?

"Mah, piuttosto bene! Stavo giusto per imbracciare la chitarra per provare qualche pezzo. Com’è il tempo lì a Bergamo?"  

Come direbbe Gianni Morandi, ‘Scende la pioggia’. Da un paio di giorni a questa parte, purtroppo…

"Che bella Bergamo. Ci torno sempre volentieri. Ho passato parecchio tempo a Selvino, la conosci?".

Certo, è in Val Seriana. Ma l’intervista devo fartela io o me la fai tu?

"Hai ragione. Vai, sono pronto… Cominciamo! (ride, ndr)".

Allora Stefano… Cos’hai in mente per il live di venerdì sera?

"Penso suoneremo i pezzi dell’ultimo album (‘Stavolta come mi ammazzerai?’, ndr). E poi i nostri classici, qualche inedito e perchè no… Qualcosa dei Ritmo Tribale. E se ci gira, pure l’inno d’Italia!".

E’ da qualche anno che sei tornato sulla piazza. Spesso hai detto che non rifaresti mai quel che hai fatto in passato. O che lo rifaresti in modo totalmente diverso. Vale anche per l’essere tornato a fare musica?

"Vedi, nella vita c’è sempre grande confusione. Quel che è certo, è che mi piacerebbe continuare a suonare. Credo possa essere un degno mestiere".

Stefano ‘Edda’ Rampoldi, oggi come oggi, riesce a vivere di sola musica?

"Al momento è la mia unica occupazione. Ma dire che mi basta per campare sarebbe poco veritiero. Certo, sempre meglio che costruire ponteggi".

Ecco… Com’è stato passare dall’essere una rock-star a fare il muratore?

"C’è di peggio, dai. Ora vivo il presente".

E che cos’ha in serbo questo presente?

"Mah, chi lo sa… Magari un nuovo disco".

Dai, dicci qualcosa in più…

‘Semper Biot’ era un album acustico, scarno e lancinante; ‘Odio i Vivi’ un album denso, ricco dal punto di vista degli arrangiamenti e della sperimentazione; ‘Stavolta come mi ammazzerai’ un album puramente rock".

Dove ti porta il cuore questa volta?

"Magari verso un disco pop-oriented. Chissà che scrivendo qualcosa alla Cesare Cremonini non diventi famoso pure io (ride, ndr)".

Con delle melodie più soft troveremo anche testi più soft?

"No, lo escludo. La scrittura di Edda rimarrà quella, la poetica resterà quella…".

Recentemente è uscito anche un libro: ‘Uomini – I Ritmo Tribale, Edda e la scena musicale milanese’ di Elisa Russo…

"Si, rivivere attraverso la lettura quel che eri trent’anni prima fa un effetto strano".

E com’è cambiato Edda in questi trent’anni?

"Moltissimo. Purtroppo, o per fortuna, non capivo bene chi ero veramente a quell’epoca. Ma trent’anni dopo ho uno sguardo più maturo e consapevole. Ora capisco quello Stefano, i suoi bisogni e le sue necessità".

Merito anche dell’Hare Krishna? Dove e come si è avvicinato a questa dottrina di vita?

"Vuoi la verità? Era il capodanno del 1983, lo stavo passando con mia nonna e mi ero appena fatto un acido. Non sapendo cosa fare, ho acceso la radio e sono capitato sulle frequenze di Radio Krishna. C’era Paolo Tofani, un musicista degli Area, che parlava. Quella stazione mi colpì a tal punto che la ascoltai tutta la notte. Il mattino dopo pensavo fosse stato tutto effetto dell’acido e invece, dopo aver acceso la radio, mi accorsi che era ancora sintonizzata su Radio Krishna. Era il sol dell’avvenire. Certo, da allora sono passati molti anni e della filosofia Krishna devo ancora capire molte cose".

Ricapitolando… Le regole sono: recitare un mantra, essere strettamente latto-vegetariani, non assumere droghe – compresi tabacco, thè, caffè ed alcolici – non praticare sesso, se non con il proprio coniuge ed allo scopo di procreare, e non praticare il gioco d’azzardo. Non esattamente il modus-vivendi di una rock star… Riesci a rispettare tutto?

"Ci provo. Le contraddizioni, del resto, sono umane e fanno parte del nostro io. In ogni caso, anche George Harrison era un Hare-Krishna. E se non era rock lui…".

In Inghilterra i Beatles. Per quanto riguarda la musica italiana, cosa ascolta Edda nel tempo libero?

"I Beatles, ma anche Jimi Hendrix. Sono un tipo piuttosto giurassico. In Italia mi piacciono i Baustelle. Adoro il loro pop orchestrale".

I Ritmo Tribale sono figli del loro tempo. Rivedremo mai band del genere in Italia? Avete mai pensato ad una reunion?

"Ogni tempo ha la musica. Noi italiani ce l’abbiamo nel sangue. E’ qualcosa che ci appartiene, come la pastasciutta. Mica come i tedeschi, che c’hanno solo gli Scorpions. Una reunion? Si, ci abbiamo pensato. Chissà non salti fuori qualcosa in futuro".

"Chi dice la verità non può chiamarsi Rampoldi". Con questa frase si chiude il terzo ed ultimo lavoro solista di Edda. Ma se lo dice lui, noi gli crediamo lo stesso.

Fabio Viganò

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