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Stranezze anni '70: Uncle Acid, un pugno ma piacerà anche ai giovani - BergamoNews

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Stranezze anni ’70: Uncle Acid, un pugno ma piacerà anche ai giovani

Brother Giober sintetizza così "The Night Cheeper": mi è bastato un piccolo assaggio del primo brano per trovarmi catapultato in un mondo di 40 anni fa, negli anni ’70; i riferimenti al mondo oscuro dei Black Sabbath, ma anche a certo folk dei Traffic o le sonorità di alcuni brani dei Doors o dei Jefferson Airplane, mi sono tornati subito alla mente.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA : Uncle Acid and the Deadbeats

TITOLO: The Night Cheeper

GIUDIZIO: ***1/2

STRANEZZE ANNI ‘70

Ci sono dischi di cui sono certo a nessuno interesserà di leggere, come forse questo.

Eppure un po’ testone come sono, decido comunque di farne la recensione, perché nella sua stranezza, nella sua unicità presenta degli elementi di assoluto interesse.

Di loro non so nulla, meglio dire… di loro prima di oggi avevo sentito parlare, poi mi sono informato sul web.

Mi ha in particolare attirato una recensione su Rockol che ne disquisiva a proposito di quest’ultimo loro album. Così me lo sono andato ad ascoltare in anteprima, sapete quegli ascolti su Itunes da trenta secondi a canzone e poi via? Quelli!

Mi è bastato un piccolo assaggio del primo brano per trovarmi catapultato in un mondo di 40 anni fa, negli anni ’70: i riferimenti al mondo oscuro dei Black Sabbath, ma anche a certo folk dei Traffic o le sonorità di alcuni brani dei Doors o dei Jefferson Airplane, mi sono tornati subito alla mente.

Da qui all’acquistarlo è stato un attimo e iniziare l’ascolto più approfondito, anche.

Gli Uncle Acid vengono da Cambridge e sono al quarto album, la loro musica è una sorta di pugno allo stomaco e non prevede compromessi. Probabilmente sono solo abili mestieranti che sanno come colpire le corde dell’animo di un certo tipo di ascoltatore, fatto sta che l’effetto finale è quello probabilmente voluto.

Gli Uncle Acid hanno lo stesso approccio estremo che nel passato hanno avuto gruppi come MC 5, Stooges e Black Sabbath (di cui aprivano i concerti del tour di due anni fa) ma dimostrano anche una particolare capacità di scrittura che si evidenzia nei brani più calmi e rilassati, nelle ballate che profumano di folk inglese che alla fine sono anche quelli che mi hanno deciso a scrivere.

The Night Cheeper è presumibilmente un concept album che si rifà a certi B-movies di alcuni decenni fa, quelli dove l’orrore era a buon mercato e gli effetti speciali facevano sorridere più che spaventare. Lo testimoniano i titoli dei brani (Waiting for Blood, Murder Nights, Slow Death), ma anche una certa atmosfera di fondo, greve, pesante, premonitrice di chissà quali efferatezze. Ma al di là di qualche manierismo, The Night Cheeper è interessante e divertente anche per quelli come me che tutto sono, musicalmente, tranne che metallari.

A farla da padrone è il suono delle chitarre, spesso distorte, calate in atmosfere cupe, paludose, massicce sono le dosi di psichedelia e le voci suonano a volte lontane, filtrate come nel caso di Waiting for Blood che al di à del titolo troppo scontato è un brano che convincerà e piacerà a tutti gli amanti del genere anche grazie all’assolo nel mezzo, cui il missaggio riserva un ruolo quasi di secondo piano. Alla fine quelli come me che hanno una certa età ne traggono una sensazione di benessere e riscoprono sensazioni (musicali) che credevano perse negli anni.

Così è anche Murder Nights (altro titolo scontato e francamente brutto) dove Led Zeppelin, Black Sabbath e Alice Cooper si incontrano durante la ricreazione e partoriscono questa creatura, minacciosa, greve, monolitica basata sul medesimo riff di chitarra che pare non terminare mai.

Downtown abbandona per un attimo i sentieri dei primi due brani e diviene una sorta di rito sciamanico, una danza macabra: qui la psichedelia è presente in dosi massicce e più, forse, che gli anni ’70 bisognerebbe tornare indietro al decennio precedente. Ma il brano è veramente riuscito e azzeccatissimi sono i cori che accompagnano l’esibizione del cantante, originali e perfettamente inseriti nel sistema.

Un pugno allo stomaco è la sensazione che si prova ad ascoltare Pusher man: ancora un riff di chitarra ripetuto per tutta la durata del brano ma al di là dell’arrangiamento volutamente “heavy”, vi è una linea melodica molto british e molto sixties che fanno del brano uno dei più apprezzabili dell’intera raccolta.

La prima vera sorpresa è però Yellow Moon, un brano calmo e rilassato che avvicina il suono della band a quello progressive di molte band inglesi degli anni ’70. Il brano è interamente strumentale ma per nulla noioso e tanto meno scontato, anzi una vero e proprio attimo di relax all’interno di un’ atmosfera generale a volte sin troppo opprimente.

Melody Line è il primo singolo tratto da The Night Cheeper ed ha rispetto alla generalità dei brani del disco un incedere più deciso che alleggerisce il suono e lo avvicina a quello di un rock più convenzionale, radiofonico, pur se il tratto psichedelico è ancora ben presente.

La canzone che dà il titolo all’intero lavoro, The Night Creeper, è una sorta di abbecedario di tutta certa musica di fine anni ’60 e inizio anni ’70, Beatles inclusi. Evidente è la necessità di svincolarsi da cliché (nuovi Black Sabbath?) e avvicinarsi a forme espressive più varie e libere. Gran bel brano da ascoltare con attenzione per trovare i differenti riferimenti.

Inside ha il ritmo di una marcia e rappresenta un po’ la conferma di quanto detto a proposito del brano precedente circa le influenze mentre Slow Dance un brano di oltre 9 minuti è un po’ il capolavoro del disco. Qui i riferimenti richiamano i Doors, i Jefferson Airplane, la psichedelia è elargita a badilate ed il brano è bello, ricco di suggestioni. Un piccolo capolavoro.

Chiude Black Motorcade, ancora il brano che non ti aspetti, ricco di riferimenti folk, ricordi di band dei primi anni ’70, organo e chitarre acustiche a fare da base all’interpretazione del cantante una sorta di novello Jim Morrison.

The Night Cheeper è un bell’album, forse per nostalgici degli anni ’70, orgogliosamente legato a quegli anni che per quelli come me hanno significato molto. Ma piacerà anche ai più giovani, ai seguaci di certo rock che non accetta molti compromessi.

Una sorpresa, particolarmente piacevole.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco:

Slow Dance

Se non ti basta ascolta anche:

Black Sabbath – Paranoid

The MC5 – Kick out of the jams

The Stooges – Funhouse

 

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