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La svolta

Bergamo, quasi fatta per il nuovo palazzetto vicino al rondò delle Valli

La svolta è arrivata, per l'appunto, con l'avvio delle trattative con due gruppi imprenditoriali che sembrano essere interessati a realizzare il nuovo impianto.

Un nuovo palazzetto dello sport per la città di Bergamo. “Finalmente, era ora”, diranno i tifosi della Foppapedretti costretti ad ammirare le loro campionesse nel vetusto Palanorda. Per il Comune di Bergamo però la partita è sempre stata più difficile del previsto, soprattutto perché – a differenza del calcio – è quasi impossibile trovare privati pronti ad investire.

La svolta è arrivata, per l’appunto, con l’avvio delle trattative con due gruppi imprenditoriali che sembrano essere interessati a realizzare il nuovo impianto: cinquemila posti a sedere non solo per lo sport, ma anche per eventi, concerti e convention. Il tutto nell’area ex Ote, fabbrica dismessa dagli anni Novanta vicino al rondò delle Valli.

Palafrizzoni, che con gli attuali bilanci non può permettersi l’investimento, potrebbe replicare il modello palaghiaccio o, in prospettiva, stadio: i costi vengono sostenuti dal privato che può guadagnare dalla gestione dell’impianto e dalla concessione di volumetrie da parte del Comune. La stretta di mano tra le due parti non è ancora arrivata, anzi sindaco e Giunta mantengono stretto riserbo sui passi in avanti fatti nelle ultime settimane. Dalle poche informazioni trapelate sembra che l’assessore alla Riqualificazione urbana Francesco Valesini abbia strappato la disponibilità di massima degli imprenditori attraverso la sottoscrizione di un impegno formale. Paradossalmente il silenzio di Valesini è un segnale: quando scompare per qualche tempo – il caso Montelungo insegna – bolle in pentola qualcosa di grosso, proprio come il progetto del nuovo palazzetto, atteso da tanti anni.

Nel 2013 Gori, da presidente dell’associazione InnovaBergamo, aveva puntato tutto sull’area Reggiani ed ex Ismes, vicino allo stadio. L’ipotesi però non ha trovato seguito, ma l’ex Ote non si discosta molto dalla linea tracciata due anni fa: “Gli impianti contemporanei consentono di superare la mera funzionalità sportiva e possono diventare, come accaduto in molte città europee, veri e proprio poli di vitalità, integrando funzioni culturali, sociali, commerciali e ricettive nel medesimo edificio – si legge nella nota firmata da Gori nel 2013 -. Non è più immaginabile e nemmeno auspicabile che al posto delle industrie sorgano generici edifici residenziali e commerciali, a fronte di un mercato immobiliare ormai saturo e di una forte domanda di qualità urbana proveniente dai cittadini e dai comitati”. E ai privati: “Chiediamo di fare la loro parte, con coraggio imprenditoriale e piena consapevolezza del valore pubblico del loro operato. Al Comune invece il compito di guidare questa visione ambiziosa, svolgendo quel ruolo di regia che in questi anni sembra essere mancato”.

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