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Bergamo senza immigrati Università: meno 100 prof e 1.106 studenti (-5,69%) - BergamoNews
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Bergamo senza immigrati Università: meno 100 prof e 1.106 studenti (-5,69%)

Continua il nostro viaggio nell'immaginare una Bergamo senza immigrati. Questa volta ci fermiamo in un luogo del sapere: l'Università di Bergamo. Senza immigrati l'ateneo orobico perderebbe 1.106 studenti iscritti (pari al 5,69%) e circa un centinaio di professori.

Immaginare Bergamo senza immigrati può apparire un gioco. Uno sforzo. Ma la nostra inchiesta-viaggio punta a rilevare, in questa immaginaria sottrazione, l’importanza della presenza degli immigrati nella nostra comunità.

La quinta tappa fa sosta all’Università di Bergamo.

Un ateneo giovane che negli ultimi anni ha saputo conquistarsi primati, costruendo un’ottima rete di collaborazioni con altre prestigiose università nel mondo. Il rettore Stefano Paleari in una recente assemblea di Confindustria rimarcava che proprio l’internazionalizzazione è stato un tratto determinante sul quale ha puntato l’Università di Bergamo e che ha attratto nella nostra città oltre cento docenti stranieri e che ha permesso ai nostri docenti di insegnare in altrettanti atenei nel mondo.

Ma come sarebbe l’Università di Bergamo senza studenti stranieri che costituiscono ormai il 5,69 % degli iscritti, senza contare i numerosi studenti che trascorrono un periodo di studi presso la nostra università grazie ai tanti scambi Erasmus e extra UE?

“Io penso che perderemmo un elemento importante che caratterizza la nostra offerta formativa perché ormai sia docenti sia studenti stranieri sono parte integrante del nostro ateneo – afferma Dorothee Heller, prorettore delegato alle Relazioni Internazionali –. La presenza di studenti stranieri apporta una ricchezza all’Università stessa: permette di confrontarsi con chi proviene da altri parti del mondo, quindi anche con stili di studiare, di apprendere e di gestire il sapere in modo diversi. Stimola la curiosità verso altre culture di cui gli stessi studenti diventano ambasciatori”.

La chiave di volta sono i corsi di laurea magistrale e i dottorati in lingua inglese. Bastano osservare un caso come il corso il laurea magistrale in “Progettazione e gestione dei sistemi turistici – Planning and Management of Tourism Systems”: nel percorso in lingua inglese il 50 % degli studenti iscritti sono studenti stranieri provenienti da 15 Paesi diversi.

Sempre nei percorsi di specializzazione, l’altro dato significativo è che su 218 dottorandi, 48 sono stranieri (pari al 22%). E quando si scrive stranieri si intende Extra Ue. Sugli studenti iscritti basta dare un’occhiata ai Paesi d’origine: Iran (otto studenti pari al 12,31%) concentrati perlopiù su ingegneria; poi seguono in uguale percentuale (4,62%) Brasile, Messico, Russia, Serbia, Stati Uniti e Spagna con tre studenti per Paese.

L’Università di Bergamo è sempre stata molto attiva negli scambi con il programma Erasmus, fino a stringere collaborazioni con altri atenei che hanno dato vita ad importanti percorsi. Uno su tutti il Complementary Degree Program in Global Business, realizzato in collaborazione con le università partner di Linz (Austria) e Nizhny Novgorod (Russia), pensato per gli studenti della laurea magistrale in “Management, Finance and International Business”. Gli studenti provenienti dalle tre università trascorrono un anno accademico studiando nelle tre sedi partner, iniziando in Russia (dai primi di ottobre a metà dicembre), proseguendo in Austria (da metà gennaio alla fine di marzo) e concludendo il programma in Italia (da fine marzo ai primi di giugno).

Poi c’è il rapporto tra la nostra città e la Baviera, con la partnership con l’Università di Augusta. E ancora l’accordo pluriennale siglato con la Graduate School of Design di Harvard (Stati Uniti d’America) uno dei più prestigiosi istituti a livello mondiale. Sono solamente alcuni degli atenei con i quali l’Università di Bergamo ormai collabora, mentre si annunciano a breve gli accordi di collaborazione internazionale con altre importanti università. Difficile davvero immaginare l’Università di Bergamo senza studenti e docenti “immigrati”.

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