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Grecia sull'orlo del baratro "Stati ostaggio degli elettori troppi errori in questa Europa" - BergamoNews
L'esperto

Grecia sull’orlo del baratro “Stati ostaggio degli elettori troppi errori in questa Europa”

Andrea Salanti, docente di Economia Politica all'Università di Bergamo, fa un'analisi della situazione greca nel pieno della crisi con l'Europa. “Entrambe le parti hanno preso posizioni sbagliate, ma se uscisse la Grecia c'è anche un discorso geopolitico da considerare per i Balcani”.

La Grecia fa paura ai mercati. È un caos che fa tremare le Borse di mezzo mondo (leggi) perché l’uscita dalla Grecia dall’euro sarebbe il primo caso e nessuno conosce le conseguenze. E così arriva persino l’invito degli Stati Uniti d’America di trattare fino all’ultimo per impedire l’uscita della Grecia dall’euro ristrutturando il debito ellenico. Il Commissario Ue agli Affari economici, il francese Pierre Moscovici, in queste ore sta rivestendo il ruolo della colomba per smussare gli animi dopo un fine settimana che ha visto le posizioni sempre più lontane.

Da una parte il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker che pubblica il piano proposto alla Grecia, dall’altro il premier greco Alexis Tsipras che ha indetto un referendum per domenica 5 luglio, chiamando il popolo greco a decidere sulle proposte dei creditori circa il futuro del piano di salvataggio.

Abbiamo chiesto ad Andrea Salanti, docente di Economia Politica all’Università di Bergamo, di provare a illustrarci cosa sa accadendo e spiegarci il perché. 

Professore, in questa crisi tra la Grecia e l’Europa, è arrivato persino l’intervento del presidente Usa Barack Obama che invita a scongiurare l’uscita della Grecia dall’euro. Perché?

“Da sempre gli Stati Uniti hanno sostenuto la Grecia in Europa per ragioni geopolitiche. Non dimentichiamo che la Grecia è un avamposto importante in un’area da sempre molto turbolenta come quella dei Balcani che ha alle spalle. Anche se in questi anni in Europa sono entrate Croazia e Slovenia, la Grecia rimane strategica per l’intera area”.

Perché si è arrivati ai ferri corti, a questa situazione che sembra senza via d’uscita?

“Hanno sbagliato tutti i protagonisti di questa vicenda. Tutti in ostaggio ai loro elettori. Tsipras ha vinto le elezioni dopo aver fatto promesse al suo elettorato, ma di fronte al muro del Fondo Monetario e della Commissione Europea si è reso conto che quelle promesse non potevano essere mantenute. Dall’altra parte abbiamo avuto leader europei che non hanno saputo dimostrare coesione politica e qui si torna ad un errore fondamentale di questa Europa”.

Quale errore?

“Di aver creato una moneta unica per 19 Stati, ma questa valuta non ha alle spalle una solidità e un’unità politica, un sistema fiscale unico. L’economia europea, come d’altronde quella italiana, ha diverse velocità, ma per ridurle o smussarle serve una forte leadership politica”.

È un errore tutto da addebitare a Bruxelles?

“No. Anche Tsipras rischia in questa fase. Comunque vada a finire questa crisi rischia di esserne travolto. Se non ci saranno soluzioni nei prossimi giorni, il referendum di domenica sarà per lui un grande banco di prova”.

Che scenari si aprono con il referendum di domenica prossima?

“I greci potrebbero votare sì alle proposte dell’Europa e quindi sfiduciarlo, mandandolo a nuove elezioni politiche. Se invece vincessero i no, Tsipras si troverebbe a gestire l’uscita dell’euro con le sue conseguenze, che non saranno di certo minime”.

Perché?

“Perché non c’è un protocollo sull’uscita, non c’è mai stato un precedente e quindi è questa incognita che spaventa i mercati”. Intanto l’euro perde colpi però sul fronte dei mercati. “In caso di uscita della Grecia però la valuta europea diventerà ancora più forte e solida”.

Insomma la situazione non è facile. Perché sostiene che tutti i protagonisti di questa vicenda?

“Perché la Storia insegna. È un po’ come avvenne con il Trattato di Versailles, quando si costrinse la Germania a pagare ingenti somme di denaro per i danni di guerra. Tutti sapevano che a quelle condizioni la Germania non avrebbe potuto onorare quegli impegni. Così anche oggi con la Grecia, l’Europa deve aprire ad una ristrutturazione del debito a tassi minimi. La Grecia non ha una struttura industriale in grado di far fronte ai debiti puntando sull’export. Bisogna essere realisti. Ha un turismo con le isole che è legato alla stagione estiva e che è spesso fiscalmente esente da tassazioni, anzi vive di agevolazioni. Atene viveva grazie ad un apparato statale, ma una volta licenziati i dipendenti pubblici c’è stato il crollo. È chiaro che i Greci debbano mettere in ordine i loro conti, ma non si può chiedere oltre le loro possibilità”.

C’è quindi una grande responsabilità politica degli altri Stati membri dell’Unione Europea?

“Sì. Assistiamo alla paralisi di questi leader europei che sono in ostaggio del loro elettorato. Avviene così anche per la situazione degli immigrati. Il presidente francese Hollande chiude le frontiere a Ventimiglia perché se apre ai clandestini regalerebbe un 10% di voti a Le Pen, ossia all’estrema destra. Ma allo stesso tempo ha un problema con Calais, con i migranti che vogliono andare in Gran Bretagna. Servirebbe una maggiore presa di coscienza, i problemi vanno affrontati e non si possono nascondere sotto il tappeto”.

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