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L’ironica tavolozza di Cory Arcangel a Palazzo della Ragione fotogallery

Dal 1 aprile al 28 giugno 2015, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta al Palazzo della Ragione in Città Alta "This is all so crazy, everybody seems so famous", la prima personale dell’artista americano Cory Arcangel.

Che la mostra in Palazzo della Ragione di Cory Arcangel sia qualcosa di spiazzante, lo si capisce già dal catalogo: una sorta di teen magazine, con tanto di stickers, posters, quiz, testi criptati ed enigmistici, post-it ed emoticon, grafica iconica e fashion pensata per catturare l’occhio di un pubblico rigorosamente young, se non all’anagrafe almeno di spirito.

La conferma arriva varcando l’ingresso della Sala dei Giuristi. L’antica aula si presenta guarnita come non l’avete mai vista, con un tappeto di 200 metri quadri che ne ricopre per intero il pavimento nei colori abbaglianti dei gradienti del software d’immagine Photoshop. Un’installazione ultra-contemporanea, in clamorosa dissonanza con le calde tonalità delle pareti e dei vetusti affreschi, capace di trasformare gli ambienti in una sorta di iper-luogo con cui interfacciarsi, più che relazionarsi alla vecchia maniera dei non digital-natives.

L’aula rettangolare è costellata di tubi di schiuma per piscina trasformati in personaggi ornati di gadget trendy, headphones, lattine di birra, ed è animata da videoproiezioni di elaborazioni digitali di computer games proiettate a loop su schermi piatti con armatura fissata alle pareti. L’evento, pensato da Gamec e curato da Stefano Raimondi, porta il titolo "This is all so crazy, everybody seems so famous", citazione da una hit dell’icona musicale teen pop Miley Cyrus.

"Tutto questo è così pazzo, ognuno sembra così famoso", ribadisce l’artista americano Cory Arcangel che si è reso noto al pubblico nel 2004 con Super Mario Clouds, una cartuccia del gioco della Nintendo ripulita di tutto tranne che delle nuvole all’orizzonte e della colonna sonora. E’ un lavoro, il suo, che "ruota attorno al concetto di salvaguardia dell’identità e della memoria digitale e fisica", salvando dall’obsolescenza "gli oggetti tecnologici che fino a pochi anni fa sembravano all’avanguardia e che, ora, giacciono inutilizzati, condannati a un’atemporalità quasi metafisica e non più accettabile".

Questa mostra certifica, per chi non se ne fosse ancora accorto, che dopo la pop art, il ready made, i newmedia e i postmedia, si aprono nel contemporaneo territori ibridi della creatività caratterizzati da un "ludus" sperimentale che sfugge a ogni definizione. Le opere di Cory Arcangel intrecciano frontiere digitali e retrovie pop, si appropriano di icone e pattern visivi dell’onnivora società del consumo, giocano con disinvoltura con l’estetica e i codici linguistici della società 2.0 (o siamo già nella 3.0?). Se poi queste opere provochino, interroghino, offrano chiavi di lettura del reale, sta alla cultura aggiornata e high tech di un pubblico rigorosamente "connesso" intuire, capire, sentire.

L’artista, che ha esposto in importanti gallerie e spazi d’arte internazionali, tra cui il Museum of Modern Art, il Guggenheim Museum, il Whitney Museum di Ney York, è alla sua prima personale in un’istituzione italiana, che verrà affiancata, dal 10 aprile al 20 maggio, da un’altra mostra alla Lisson Gallery di Milano a complemento dell’evento in Palazzo della Ragione.

Per l’occasione, Cory Ancangel ha ideato anche un foulard di seta in edizione limitata (100 esemplari) realizzato con lo stesso gradiente "Russell’s Rainbow" usato per la creazione di una moquette esposta in occasione della precedente mostra all’HEART, Herning Museum of Contemporary Art in Danimarca.

La mostra, a ingresso libero, è aperta dal martedì al venerdì nei seguenti orari: 10.00 – 18.00 / sabato e festivi: 10.00 – 20.00.

Commenti

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  1. Scritto da darioflautista

    singolare prosecuzione della bislacca occupazione abusiva di piazza Vecchia con le moquettone colorate ammanite dagli autoproclamati “maestri del paesaggio”, ovvero vogliamo i turisti e gli facciam pagare la tassa di soggiorno, ma poi gli impediamo di veder la piazza. Ed ancor vien da chiedersi, perché qui e non a Zingonia, dove gli spazi non mancano?