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Ocse: Bergamo faccia rete Alleanza tra diversi enti per strategie di sviluppo

Il rapporto Ocse su Bergamo è chiaro: "Occorre creare una piattaforma strutturata tra gli attori locali, compresi i rappresentanti del settore pubblico, del settore privato e della società civile, per elaborare una strategia di sviluppo comune".

Bergamo si guarda allo specchio nel rapporto Ocse presentato nella mattina di lunedì 30 marzo alla Camera di Commercio. A 14 anni esatti dal primo rapporto Ocse, elaborato nel 2001, ecco una seconda analisi che raccoglie i dati fino al 2011. L’immagine che esce della nostra provincia non è brillantissima. Nella crisi Bergamo ha perso terreno in competitività, ma dall’altro ha mantenuto saldi alcuni riferimenti sui quali è bene ripartire, reinvestire. Il settore manifatturiero rimane, infatti, fondamentale per l’economia di Bergamo: conta il 35% del valore aggiunto lordo e il 34% dell’occupazione. Un dato che è sensibilmente al di sopra delle medie europee ed Ocse. L’analisi rivela che le forze tradizionale del modello bergamo non si sono dimostrate sufficienti per sostenere una crescita forte, l’economia di Bergamo ha perso terreno rispetto ad altre regioni.

LA FORMAZIONE E LA DISOCCUPAZIONE

Un capitolo di tutto riguardo – e che serve per comprendere meglio anche la disoccupazione – è "La forza lavoro adulta manca di competenze generali".

Molti lavoratori adulti, secondo il rapporto, hanno poche competenze trasferibili.

"La tradizionale forza di Bergamo nel manifatturiero permetteva transizioni scuola-lavoro relativamente facili. Di conseguenza, spesso la gente si affacciava al mercato del lavoro non appena terminata la scuola dell’obbligo, senza terminare l’istruzione secondaria o ottenere un diploma. Trovava lavoro e acquisiva competenze specifiche a quella mansione sul posto di lavoro. Nel complesso, più della metà dei lavoratori della provincia non ha terminato la scuola superiore. Il risultato è un’ampia percentuale di lavoratori altamente qualificati nei compiti specifici del loro posto di lavoro o della loro azienda ma cui mancano le competenze generali richieste per adattarsi alle moderne tecniche produttive e per implementare pratiche innovative".

LE RACCOMANDAZIONI

È di fondamentale importanza che gli stakeholder di Bergamo creino una visione comune per lo sviluppo regionale. Questi stakeholder includono il sindaco di Bergamo, gli altri sindaci della provincia, i leader del settore privato e delle istituzioni accademiche, oltre alle associazioni di imprenditori, i sindacati e la Camera di Commercio. Questa visione dovrebbe cristallizzare le azioni a breve, medio e lungo termine, e questi sforzi di cooperazione dovrebbero essere istituzionalizzati, piuttosto che dipendere da meeting ad hoc o relazioni personali.

Ciò aiuterà a promuovere la continuità negli obiettivi e nei programmi politici. La piattaforma formale dovrà essere bilanciata dalla partecipazione di rappresentanti del settore pubblico e privato, oltre che della società civile, per aumentare il senso di appartenenza. Inoltre, dovrebbe essere collegata a risorse e leve politiche.

La visione e breve termine dovrebbe dare luogo a un quadro politico comune con linee guida chiaramente articolate che: per prima cosa identifichino gli obiettivi chiave delle politiche e i parametri di azione e valutazione, e in seconda battuta siano supportati da un impegno politico. Una visione condivisa per lo sviluppo di Bergamo non gioverà solo agli stakeholder della provincia direttamente.

Aumenterà anche il loro potere di contrattazione nei confronti di altre provincie e del governo regionale e nazionale, e migliorerà la loro capacità di influenzare le politiche regionali e nazionali.

Commenti

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  1. Scritto da Il Naggio

    Solita solfa, questi se le cantano e se le suonano fra di loro.
    I “dovrebbero” e i “bisognerebbe”, si sprecano. Complimenti alla classe dirigente da parte di un povero lavoratore