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Sfratto rinviato in cambio di 250 €: ufficiale giudiziario condannato a tre anni

Intascò 250 euro per rimandare uno sfratto. Per questo un ufficiale giudiziario fino allo scorso settembre in servizio al tribunale di Bergamo, è stato condannato per corruzione a tre anni di carcere e all'interdizione perenne dai pubblici uffici.

Intascò 250 euro per rimandare uno sfratto. Per questo un ufficiale giudiziario fino allo scorso settembre in servizio al tribunale di Bergamo, è stato condannato per corruzione a tre anni di carcere e all’interdizione perenne dai pubblici uffici.

La vicenda risale allo scorso 8 agosto, quando Roberto Tosi, 44enne, residente in città, venne arrestato dagli agenti della Guardia di finanza dopo essere stato sorpreso mentre intascava 250 euro da un inquilino moroso, secondo quanto ricostruito, per ritardargli lo sfratto.

Nel corso del processo, che si è svolto con rito abbreviato, Tosi ha ammesso di aver preso quei soldi, ma ha smentito il racconto dell’inquilino stesso che aveva denunciato il fatto: Giuseppe Duci, 49enne di Mozzo, già condannato per sfruttamento della prostituzione in un centro massaggi di Albano Sant’Alessandro.

Non riusciva a pagare l’affitto per problemi economici, e dopo la notifica dello sfratto dal suo appartamento aveva trovato un accordo con Tosi, l’ufficiale giudiziario incaricato di eseguirlo. Prima caldeggia questa soluzione, poi ci ripensa e denuncia lo denuncia.

I militari organizzano l’incontro e colgono l’ufficiale a casa, dopo che ha intascato i 250 euro.

Il suo difensore Enrico Pollini ha sempre sostenuto che l’uomo sia stato vittima di una vendetta da parte di Duci, che aveva già fatto sloggiare un anno prima da un’altra abitazione.

Lunedì 23 marzo la condanna a tre anni da parte del Gup Alberto Viti, maggiore rispetto alla proposta del pm Gaverini, che aveva chiesto 2 anni e otto mesi. 

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Commenti

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  1. Scritto da sascha

    E’ necessario intercettare i corrotti PRIMA. Chissà quanti la fanno franca perché gli è permesso di andare in tentazione e di allungare le mani. Non dovrebbe essere difficile, con i mezzi moderni a disposizione. E, nel caso dei grandi ladri, corresponsabilizzare e perseguire anche i consiglieri fraudolenti, alias commercialisti, avvocati, ecc. senza i quali la corruzione nun aggia a fà.

  2. Scritto da Dolci Carla

    E questa la chiamano giustizia? A pagare è sempre il più debole..chi mai è stato interdetto dai pubblici uffici dei nostri “eterni” politici? E meno male che la legge è uguale per tutti! Chi sbaglia paga ma è ora che valga per tutti in giusta misura.