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Processo ultrà, gli avvocati del Bocia: "Sta migliorando, non mandatelo in carcere" - BergamoNews
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Processo ultrà, gli avvocati del Bocia: “Sta migliorando, non mandatelo in carcere”

"Claudio è cambiato negli ultimi tempi, per questo va condannato per ciò che ha commesso e confessato ma non va mandato in carcere". E' la richiesta avanzata dagli avvocati difensori di Claudio Galimberti nel corso del processo agli ultrà

 "Claudio è cambiato negli ultimi tempi, per questo va condannato per ciò che ha commesso e confessato ma non va mandato in carcere". E’ la richiesta degli avvocati difensori di Claudio Galimberti nel corso del processo agli ultrà che si sta svolgendo al tribunale di Bergamo. Durante l’udienza di lunedì 23 marzo, dopo le parti civili che hanno avanzato le richieste di risarcimento danni (Leggi QUI) è stato il momento del pool difensivo degli imputati. 

A partire da Andrea Pezzotta, uno dei legali di Claudio Galimberti, il leader della tifoseria nerazzurra e l’imputato con più capi di reato in questo processo, per il quale il pubblico ministero Carmen Pugliese aveva chiesto sei anni di reclusione senza attenuanti generiche. 

"Bisogna invece riconoscergli le attenuanti generiche – le parole dell’avvocato Pezzotta davanti al giudice Maria Luisa Mazzola – percè ha avuto un comportamento processuale corretto, ammettendo i reati di cui è colpevole. E questo significa molto per uno come lui. Inoltre nel corso del processo, noi avvocati abbiamo voluto mettere in luce le iniziative benefiche che porta avanti con la Curva Nord e non lo abbiamo fatto per fare spettacolo, ma solo per evidenziare le cose positive di cui è protagonista. E sono molte.

Inoltre, come appurato nel corso di questo procedimento, Claudio dopo gli scontri con i tifosi interisti del dicembre 2009 non si è più reso colpevole di altri episodi simili. Sta cambiando stile di vita. Sta diventando una persona migliore. Per questo sarebe contro la nostra costituzione spedirlo in carcere in questo momento". 

Della stessa linea Enrico Pelillo, l’altro legale di Galimberti: "Non voglio dipingere Claudio come un santo, per carità. Ma non voglio nemmeno che passi come il capro espiatorio. Lui è venuto in aula e non solo ha confessato tutto, ma ha anche spiegato e argomentato le varie vicende per cui è imputato. Mi pare che, siccome il pesce puzza dalla testa, si voglia condannarlo solo perchè lui è considerato il leader della tifoseria bergamasca. E questo non è corretto".  

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