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Mark Knopfler non delude Tracker è sorprendente, forte impronta cantautoriale

Brother Giober stavolta prende in esame l'ultimo di Mark Knopfler, che continua a "mantenere una freschezza stupefacente" nonostante il lungo elenco di lavori alle spalle.

Giudizio: * era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare….

*** in fin dei conti , poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! non mi esce più dalla testa

ARTISTA : Mark Knopfler

TITOLO: Tracker

GIUDIZIO: ***1/2

Francamente di una recensione di un disco di Mark Knopfler se ne potrebbe fare a meno. Perché dall’ascolto sai perfettamente cosa aspettarti, sai che il livello del contenuto sarà medio/alto, forse alto, sai che qui e là potrebbe emergere un filo di noia, sai che i suoni saranno cristallini, sai che i brani saranno tutti lenti, o quasi.

E allora perché scriverne ? forse perché non è giusto sminuire le capacità di un artista che, invece, nonostante gli anni, continua a mantenere una freschezza stupefacente perché anche Tracker è un bel disco, per certi versi sorprendente. Forse un piccolo gradino sotto il precedente The Privateering, o forse no, è una questione di gusti personali.

Oggi Mark Knopfler è un artista di 65 anni che, che rispetto ai tempi dei Dire Straits, è enormemente migliorato come cantante, come musicista e forse anche come compositore. Ed è proprio quest’ultimo lato che pare al nostro interessare di più. Tutte le canzoni di Tracker hanno una forte impronta cantautorale, l’insistito uso di strumenti tradizionali è lì a spiegare che quello che a Knopfler interessa è proporre canzoni ben fatte, con testi pensati, che parlano di sé, della propria vita, delle proprie esperienze. Così è Tracker il suo ottavo album, senza considerare colonne sonore e collaborazioni varie .

L’esordio del lavoro è affidato a Laughs and Jokes and Drinks and Smokes una sorta di lungo racconto degli anni che furono, dei primi amori, delle prime sbronze, con un filo di nostalgia , svolto su un tappeto sonoro “molto Irish” , molto folk allo stesso tempo molto scenografico. Forse il brano più facilmente riconducibile alla carriera solista di Knopfler e, nonostante ciò, anche uno dei più interessanti.. Ed il racconto di esperienze passate, il ricordo, è un po’ il trait d’union del lavoro: Basil è quello del poeta Basil Bunting , ed è una ballata dai tratti seri, solenni, dove forse u n po’ di noia è palpabile. River Towns ha ampio respiro, tipica del repertorio del nostro, abbellita in modo sorprendente dal suono prima del violino e poi del sax di Nigel Hitchcock ,che ricorda da vicino il suono di “big man” Clarence Clemons, a dimostrazione che Knopfler è uno studioso ed un profondo conoscitore dei suoni e delle possibilità della sala di registrazione. Ascoltato con uno stereo come si deve, il brano cresce ad ogni ascolto.

Skydiver ha qualche sfumatura blues e un ritmo più sostenuto agli inizi per poi trasformarsi in un delizioso bozzetto pop che ricorda da vicino i Beatles, piuttosto che i Kinks o più recentemente Badly Drawn Boy: bellissimo è il refrain, così come il gioco delle voci che si inseguono durante il brano. Ancora atmosfere celtiche sono quelle che caratterizzano Mighty Man: il brano è introdotto dalla chitarra e dalla voce di Knopfler sino a quando l’arrangiamento strumentale diventa più corposo seppur sempre delicato e morbido. Un brano molto suggestivo.

Broken Bones è, rispetto al resto del lavoro, più movimentata anche se la sua rilevanza mi sembra trascurabile. Basata su un riff ripetuto per tutta la lunghezza del brano, di fatto non ha uno sviluppo convincente, sembra più che altro una traccia usata per riempire un vuoto. Sa tanto di nostalgia, Long Cool Girl, con i ricami della chitarra acustica e con le sue atmosfere vicine a suoni che giungono dal passato, quello dei Dire Straits.

Parrebbe che nello scorso tour con Bob Dylan, Knopfler abbia avuto possibilità di comporre nuove canzoni tra cui Lights of Taormina probabilmente il brano più significativo di Tracker. Anche in questo caso la traccia è lenta , meditata, ed a colpire sono i suoni precisi, cristallini. L’atmosfera è rilassata con la slide autrice di passaggi di grande suggestione, la melodia è centrata ed il finale, in crescendo, riuscito. Un grande brano.

Silver Eagle rispetto agli altri brani del disco, prevede una maggiore presenza del piano, ed è ancora una composizione lenta, suggestiva, un po’ come tutto il disco che è costruito su chiaroscuri, sfumature, suoni appena accennati. Beryl è dedicata alla scrittrice Beryl Blanbridge ed ha un suono che richiama molto da vicino, forse troppo, quello dei Dire Straits ed in particolare Sultans of Swing. Se ci si dimentica un attimo di ciò il brano è assolutamente piacevole, per certi versi trascinante.

La chiusura del lavoro è affidata a Wherever I Go, un brano interpretato a due voci con la presenza di quella, angelica, di Ruth Moody, già autrice nel passato di alcuni dischi a suo nome e ora vocalist delle Wallin’ Jennys. La canzone ancora lenta, va ricordata soprattutto per i soli di sax, veramente ben riusciti, che intervengono durante lo sviluppo della traccia, anche se, a dire il vero, è il risultato di insieme ad essere veramente di livello. Questa la versione normale del lavoro, accanto ne è stata pubblicata una deluxe che prevede l’aggiunta di 4 canzoni, tutte di buon livello, ma nulla più.

Trovo Tracker un ottimo lavoro che , probabilmente, non vi colpirà al primo ascolto ma sono certo, piano piano, vi conquisterà. Un merito particolare va attribuito ai musicisti che partecipano alla registrazione e che sono Guy Fletcher (tastiere), Glenn Worf (basso elettrico e contrabbasso) e Ian Thomas (batteria e Washboard)), a cui si aggiungono di volta in volta nei singoli brani, John McCusker (violino e cetra), Mike McGoldrik (Whistle, flauto, chitarra) Phil Cunningham (fisarmonica), Nigel Hitchock (sax), Tom Walsh (tromba), Bruce Molsky (banjo, fiddle , chitarra)

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Lights of Taormina

Se non ti basta ascolta anche :

J.J. Cale – The Road To Escondico

Van Morrison – Magic Time

Robert Plant – Band of Joy

Commenti

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  1. Scritto da Lorenzo

    Mi sono perso il concerto del 2013 a seguito di un trasferimento in Inghilterra! La vedrò quest’anno a Londra.
    Il mio artista preferito, non delude mai, anche questa volta un album stupendo!

  2. Scritto da Alessandro

    un album riflessivo, arrangiamenti di grande livello, voce perfetta. C’è meno chitarra, ma credo sia una scelta artistica e rappresenta una crescita notevole appoggiarsi ad altri strumenti. Bellissimo: più l’ascolti, più piace.

  3. Scritto da andrea

    Ė un bel disco va ascoltato con attenzione e poi mark ė un grandissimo qualsiasi cosa faccia

  4. Scritto da brixxon53

    Grande Mark, ricordo ancora il concerto di Assago 2013, pelle d’oca totale. Per quanto riguarda la carriera da solista, personalmente ritengo che “Sailing to Philadelphia” sia stato l’apice, comunque onore al merito di un artista formidabile.

  5. Scritto da Fabio

    Amo Mark Knopfler e lo seguo da anni sia nei suoi album sia nei concerti e purtroppo devo ammettere che quest’ultimo lavoro mi ha deluso. Vuoi il singolo (Beryl) che ha illuso un ritorno frizzante a sonorità più rock, vuoi il fatto che da uno dei migliori chitarristi del pianeta l’aspettativa è sempre altissima, ma mi sono quasi addormentato a 3/4 dell’ascolto dell’album. Beryl è una gemma, ma è completamente estranea al trend dell’album che è folk lento e spesso ripetitivo