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La magia della carta: è il “Viaggio singolare di Luisa Balicco

La carta, sopra tutto. La carta come magia, rituale, memoria, poesia. Comunque, protagonista. Luisa Balicco affida il suo "viaggio singolare" alla carta, alla carta come qui da noi, in Occidente, non la si riesce più a vedere, o la si trova solo nei laboratori di artisti cultori di un'arte ancora "sensibile".

La carta, sopra tutto. La carta come magia, rituale, memoria, poesia. Comunque, protagonista. Luisa Balicco affida il suo "viaggio singolare" alla carta, alla carta come qui da noi, in Occidente, non la si riesce più a vedere, o la si trova solo nei laboratori di artisti cultori di un’arte ancora "sensibile".

La Galleria Ceribelli ha inaugurato il 21 marzo, alla presenza di un folto pubblico, una mostra spettacolare e intima insieme, capace di evocare mondi e di riempire gli occhi di inconsuete emozioni, ma anche di fare meditare e ripiegare chi guarda nelle profondità della coscienza e della reminiscenza. Nulla è lasciato al caso o alla pura superficie in questa mostra che stupisce per la forza visionaria che un supporto povero come la carta, opportunamente trattata, può acquisire nella sua nudità di puro scampolo artigianale o in simbiosi con materiali freddi e tirati a lucido come l’acciaio, il plexiglas, il bronzo, il ferro.

Complice un allestimento intelligente e attento alle sinergie tra le opere, l’esposizione suggerisce un viaggio ai confini del quotidiano, fra tracce di muri e itinerari familiari, sedimenti del nostro vivere qui ed ora, e orizzonti lontani, di sapore orientale, di un Oriente vero fatto di tempi lunghi e spazi distesi – potenzialmente senza fine – tra i poli dell’avere e dell’essere. Eppure, in tempi di rivoluzione digitale, lo spazio si vuole risparmiato, la carta eliminata. La carta, anzi, la si paventa. La vita si sposta sui server, l’esperienza si archivia nelle cloud.

A fronte di questa mutazione tecnologica e antropologica, l’arte di Luisa Balicco non si pone come anacronistica o polemica, ma intende restituire la complessità, la fragilità, la bellezza di un materiale antico come la cellulosa e della sua manifattura artigianale. Il foglio di carta, nella più diversa foggia e misura, sotto le dita dell’artista bergamasca – appassionata viaggiatrice d’Oriente – si fa luogo di sincretismo culturale per eccellenza, territorio di incontro di energie e latitudini artistiche tra loro remote. Dovunque, citazioni letterarie, pensieri, frammenti, a giocare tra calligrammi e poesie figurate dove "il colore si fa segno e la parola si fa spazio", come annota Franco Marcoaldi nel bel testo che, insieme all’intervento di Orazio Bravi, correda il catalogo, di particolare pregio grafico.

I titoli, "Leggio ostensivo", "Sinestesia sacra", "Il Cantico delle Creature", "India – appunti di viaggio", sottolineano l’intonazione quasi liturgica di un’arte che non teme di proporsi con esibita raffinatezza e di strabiliare con inediti meccanismi d’innesto e sostegni totemici a metà tra scrittoi, leggii, astucci, ostensori. Costante è il rimando all’antica idea del "volvere", dell’avvolgere e svolgere il rotolo, arcano gesto di quando il sapere era certo di pochi, ma era, ogni volta, una rivelazione.

La mostra, in via S. Tomaso 86, è aperta fino al 24 aprile nei seguenti orari: da martedì a sabato dalle 10 alle 12.30, dalle 16 alle 19.30.

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