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“Cin cin, Paolo”: Giacomo Mayer saluta l’amico Arzano

Se fa il giornalista, Giacomo Mayer, cronista sportivo e cultore di jazz, lo deve a lui, Paolo Arzano che lo "scoprì" e lo "allevò" cinquant'anni orsono.

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di Giacomo Mayer

Sono di parte perchè se faccio il giornalista lo devo a lui, Paolo Arzano.

Il mio è un ricordo strettamente personale, ma che abbraccia quasi cinquant’anni di attività giornalistica a Bergamo.

"Perchè non va lei a seguire la partita" mi chiese Paolo quando gli comunicai che mia papà, allora collaboratore sportivo (di calcio soprattutto) de L’Eco di Bergamo non poteva scrivere la cronaca perchè ammalato.

Sono trascorsi quasi cinquant’anni, non ho più smesso.

Quando si andava nella redazione sportiva de L’Eco magari lo si trovava con le sue lunghe gambone stese sulla scrivania, sembrava in stato di ozio, in verità pensava all’Atalanta, al jazz o alle polemiche politiche di quegli anni.

Ebbe un’intuizione vincente con le pagine gialle dell’edizione sportiva del lunedì: tutte le partite dall’Atalanta alla terza categoria ma anche basket, ciclismo, pallavolo sci, nuoto. Insomma tutte ma proprio tutte le discipline sportive.

E’ stato per me soprattutto il maestro di jazz perchè, a parte il festival di cui è stato uno dei fondatori, mi aprì la strada alla storia della musica afroamericana.

Come critico era aperto a tutte le influenze che contaminavano le varie correnti, impetuose, delle stagioni jazzistiche.

Quando, alla fine degli anni Settanta in una sconsiderata e travolgente serata al palazzetto dello sport morì il festival jazz, Paolo fece di tutto per farlo rinascere. Edinfatti la nuova fase ricominciò nell’auditorium del Seminario con i concerti dell’avanguardia europea.

Non da meno con Clusone Jazz.

Nel 1984 Paolo Arzano assunse la direzione del "Nuovo Giornale di Bergamo-Oggi", quotidiano rinato dopo varie traversie e diatribe editoriali, succedendo a Vittorio Feltri tornato al Corriere della Sera.

Mi chiamò immediatamente alla redazione sportiva.

Tempo dopo, un lunedi mattina, con Ariel Feltri, andai nel suo ufficio per raccontargli il nostro record: avevamo superato le pagine sportive de l’Eco in fatto di cronache calcistiche. Per una redazione striminzita come la nostra, rispetto alla concorrenza, era un vero miracolo.

Paolo si complimentò senza esternare particolare euforia.

Tornati in redazione, Ariel ed io ci guardammo in faccia come per dire: ma abbiamo fatto qualcosa di male? Invece nel pomeriggio trovammo sulle nostre scrivanie un bigliettino ricco di elogi e di complimenti.

Una nuova sfida per lui fu quella della fine degli anni Novanta come direttore editoriale del "Nuovo Giornale di Bergamo", messo in piedi da Pietro Baracchetti.

Cambiato editore restò come collaboratore sportivo. Ero responsabile della redazione sportiva (si dice caposervizio), ebbene lui mi chiamava tutte le domeniche sera, dopo le partite dell’Atalanta, per concordare gli argomenti per la sua rubrica. Come ce ne fosse bisogno.

Negli anni d’oro de l’Eco, all’inizio di ogni stagione atalantina, apriva la sua famosa rubrica "Controcorrente" così: "Cin cin lettori…".

Cin cin, Paolo.

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Commenti

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  1. Scritto da Marcello Ferrua

    Caro Mayer, non posso che condividere, dato che facevo parte anch’io della redazione sportiva di Bergamo-Oggi e successive testate giornalistiche che Paolo Arzano e’ stato e rimarrà un grande giornalista assoluto.

  2. Scritto da Marcello Ferrua

    Caro Giacomo Mayer, Paolo Arzano e’ stato e rimane un grande nella storia del giornalismo bergamasco e non solo.
    Marcello Ferrua