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Grande Guerra, Pillola 49 Russi e Austroungarici: tragedia in Galizia fotogallery

La Galizia nel 1914 era una vasta pianura poco abitata e considerata una delle regioni meno evolute d'Europa: per i generali austriaci e zaristi era il campo di battaglia ideale per risolvere in fretta e una volta per tutte la questione della loro guerra. In pochi mesi le perdite furono spaventose: 994mila austroungarici e più di un milione di russi.

di Marco Cimmino

La Galizia, nel 1914, era una vasta pianura, poco abitata ed era considerata una delle regioni meno evolute d’Europa, caratterizzata com’era da un’agricoltura povera e da piccoli insediamenti di case di legno dal tetto di paglia: insomma, la Galizia era quasi un territorio mitologico, più che un luogo reale, nella mente di molti sudditi dell’impero austroungarico.

In quella dei generali austriaci e zaristi, invece, essa era il campo di battaglia ideale per risolvere in fretta e una volta per tutte la questione della loro guerra: corridoio perfetto tra il centro di due imperi che, senza immaginarlo, stavano per scomparire dal palcoscenico della storia.

Così, in quell’estate del 1914, i campi galiziani brulicarono di soldati: 47 divisioni di fanteria, 18 di cavalleria e 3.000 cannoni per i russi, 32 divisioni di fanteria, 10 di cavalleria e 2.000 cannoni per gli austroungarici. Alla fine di agosto, le forze austriache attaccarono, respingendo gli avversari fino a Lublino e al fiume Bug: però, esattamente come era successo in tutti gli altri scacchieri di questa guerra, ad un’offensiva dell’uno, corrispose quasi subito una violenta controffensiva dell’altro, che costrinse l’armata austroungarica ad una precipitosa ritirata, che portò i russi ad occupare, nel corso del settembre 1914, Leopoli, capitale della Galizia e a porre l’assedio all’importantissima città-fortezza di Prezmyšl, superando il fiume San e giungendo sulle sponde del Dunajec, affluente della Vistola ai piedi dei Carpazi, dove, finalmente, vennero arrestati dalle difese austroungariche.

Ottenuto un consistente appoggio dall’alleato tedesco, gli imperiali attaccarono di nuovo nell’ottobre di quell’anno, sottraendo Prezmyšl all’assedio ed accarezzando il sogno di liberare la Galizia centrale ed orientale dall’occupazione nemica: fu un sogno che durò pochissimo, perché, già a novembre, i russi respinsero di nuovo il nemico in una specie di sanguinoso tira e molla e tornarono ad assediare la contesissima fortezza austroungarica.

Le truppe zariste si fermarono di fronte a Cracovia, occupando, in pratica, quasi tutta la Galizia. Questa seconda offensiva russa era stata concordata con gli alleati, che, nel frattempo, erano severamente impegnati ad occidente, per cercare di impadronirsi delle vitali risorse materiali della Slesia austriaca e della Moravia, impoverendo in maniera insostenibile l’industria bellica austroungarica, e per arrivare a minacciare addirittura Berlino, da sud: si trattava di un disegno strategico vasto e ben congegnato, ma non sostenuto, come quasi sempre è accaduto nel corso del conflitto, da un’adeguata logistica. Scarseggiando i rifornimenti e con vie di collegamento allungatissime, i russi illanguidirono progressivamente la loro pressione, fino all’inevitabile reazione austroungarica.

Riorganizzate le proprie truppe, gli imperiali attaccarono, nel dicembre del 1914, nel settore tra Limanowa e Lapanow a sud est di Cracovia, respingendo parzialmente il nemico. Dopo questo ennesimo ribaltamento dell’iniziativa, le due armate, esauste, si trincerarono, come era avvenuto ad occidente dopo la Marna, a est del Dunajec e della Biala, separate da una lunga e profonda terra di nessuno: era inverno, il terribile inverno dell’est, e tutto sarebbe stato rimandato al disgelo.

In quei primi mesi di guerra, le perdite dei due avversari erano state spaventose: 994.000 per gli austroungarici e più di un milione per i russi. Tra i soldati imperiali caduti, moltissimi furono i trentini ed i giuliano-dalmati, a dimostrazione del fatto che quella di una loro supposta incapacità militare o, peggio, di un loro disfattismo in chiave irredentista, è soltanto una leggenda senza fondamento ed offensiva per il valore di quei fedeli sudditi dell’impero.

La curiosità: la fortezza Bastiani dell’impero austroungarico

Fin dagli inizi del XIX secolo, Przemyšl venne designata come città-fortezza d’importanza strategica, ai confini orientali dell’impero austroungarico sul guado del fiume San: così, a più riprese, essa venne poderosamente fortificata, a partire da semplici strutture trincerate, fino ai moderni forti corazzati che la cingevano all’inizio della prima guerra mondiale.

I lavori di fortificazione veri e propri cominciarono a partire dal 1854, quando, durante la guerra di Crimea vi fu un temporaneo peggioramento delle relazioni tra il Kaiser e lo Zar. Tra il 1855 ed il 1878, quando la crisi bosniaca tornò a far temere uno scontro tra Russia ed impero austroungarico, i lavori restarono fermi, ma i progetti si susseguirono comunque: nel 1878, vennero completati 9 forti perimetrali e numerose strutture logistiche. Il 1881, però, è considerato l’anno in cui davvero la cittadina galiziana cominciò a trasformarsi nel gigantesco forte che passò alla storia per il celebre assedio del 1914-15: entro il 1886 furono completati numerosi forti d’artiglieria (V Grochowce, VII Pralkowce, VIII Letownia, XII Werner) insieme all’anomalo forte I Salis Soglio. Contemporaneamente, si mise mano a tre fortezze doppie (X Orzechowce, XI Dunkowiczki, XIV Hurko).

Dopo il 1890, furono costruiti dei fortini per le fanterie, collocate al centro delle fortificazioni principali (IIb Cykow, Va Lesniczowka Grochowce, VIIIa Lesniczowka Letownia, XIIIa Zablocie) insieme a piccoli forti pesantemente corazzati (I/1 Lysiczka, I/2 Bykow, I/5 Popowice, I/6 Dziewieczyce, VII1/2 Tarnawce, IXa Przy Krzyzu, Xa Pruchnicka Droga, XIa Cegielnia, XV Borek).

Proprio negli anni Novanta, infine, vennero completati i più grandi forti corazzati (IV Optyn, IX Brunner, XIII San Rideau) e trasformati i forti di artiglieria in piccole ridotte corazzate per la difesa ravvicinata (X Orzechowce, XI Dunkowiczki). A questo punto, in pratica, la città-fortezza era compiuta: nel 1914, a guerra scoppiata, essa venne circondata da un gran numero di difese ed alloggi per la fanteria, date le enormi dimensioni della guarnigione. Durante il primo assedio, nel settembre del 1914, a Przemyšl si trovavano ben 131.000 soldati e più di 21.000 cavalli.

Quando la fortezza venne di nuovo assediata dai russi, essa si difese da novembre a marzo: Il 19 marzo, gli assediati distrussero documenti e banconote, il 21 furono distrutti veicoli, telefoni e telegrafi. Perfino i cavalli fino ad allora sopravvissuti vennero abbattuti, per non farli cadere nelle mani del nemico. Il 22 marzo, di prima mattina, saltarono in aria tutti i forti ed i depositi. Tre ore dopo, i russi entrarono da conquistatori in una città ridotta ad un cumulo di rovine fumanti. Furono presi prigionieri 9 generali e 93 alti ufficiali, 2.500 ufficiali di grado inferiore e 117.000 tra sottufficiali e soldati.

Commenti

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  1. Scritto da Pallavicino

    Dopo Liegi, Namur, adesso questa sconvolgente realtà di Prezmyšl, città-fortezza, murale austro-ungarico contro il nemico orientale, l’Impero russo. Tutte fortificazioni costosissime, ultramoderne, imprendibili, ma che che invece, vengono tutte scardinate, annientate. Secondo Lei , professore, perché, finita la W I, gli Stati ricominceranno a creare fortificazioni come la Maginot, la Sigfried e quant’altre? Nessuna lezione economico-militare da questi disastri?

    1. Scritto da Marco Cimmino

      Gentilissimo, da una parte l’ottusità di militari e politici e, dall’altra, l’avidità degli industriali, tendono sempre ad annebbiare le idee. Maginot era stato a Verdun, eppure puntò sulle difese fisse. D’altronde, anche oggi, l’Italia dovrebbe puntare su elicotteri d’assalto ed incursori, e invece compra gli f35, che non ci servono a nulla. Che devo dirle? È un mondo di stupidi e di corrotti quello che gira intorno alle guerre…

      1. Scritto da Pallavicino

        Tranchant! …. per dirla alla francese…. et merci pour la clarté!

  2. Scritto da sfrisù

    Veramente interessanti e piacevoli da leggere queste “pillole storiche” , complimenti al Sig. Marco Cimmino e alla Redazione.