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Vertenza Mercatone futuro incerto per 30 lavoratori bergamaschi

Futuro ancora più incerto per i 1.300 lavoratori dei 34 negozi di Mercatone Business dopo l'apertura della vertenza il 19 gennaio scorso. Oltre una trentina sono i lavoratori impegnati nello store di Verdello.

Futuro incerto per una trentina di lavoratori bergamaschi impegnati nel negozio Mercatone Business di Verdello e con loro i 1.300 dipendenti impegnati in 34 dei 72 negozi sparsi in tutta Italia. L’azienda il 19 gennaio scorso ha presentato un concordato in bianco e ha tempo sessanta giorni, prorogabili a 120, per rilanciare con un piano industriale. Intanto il prossimo 23 marzo i sindacati incontreranno i lavoratori, prima dell’incontro con i vertici dell’azienda che è fissato per il 1° aprile.

“Siamo molto arrabbiati per questa situazione, il 28 febbraio sembrava che si fosse fatto avanti un finanziatore, ma poi non si è saputo più nulla” afferma Terry Vavassori della Fisascat Cisl Bergamo. E proprio Fisascat a livello nazionale esprime “forte preoccupazione per il futuro dei circa 1.300 lavoratori e dei tanti collaboratori con contratto di associazione in partecipazione impiegati nei 34 dei 72 negozi della rete commerciale di Mercatone Business. Si tratta dei punti vendita per i quali la competente sezione fallimentare del Tribunale di Bologna la scorsa settimana ha dato il nullaosta per l’attività di svendita speciale, negozi che possono essere considerati i meno performanti e, perciò, a maggior rischio rispetto alla continuità.

Formalmente la svendita speciale di merce e articoli a "bassa rotazione” inizierà da sabato 21 marzo e si protrarrà sino a domenica 26 aprile: si tratterebbe, a detta della direzione aziendale di Mercatone Business, di “una delle misure finalizzate ad un incremento delle vendite e del fatturato per quei negozi che hanno subito un crollo di circa il 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”.

“Riteniamo essenziale far presente che negozi interessati dalla svendita speciale, essendo quelli connotati da maggiori criticità, non sono ricompresi nel perimetro oggetto dell’interessamento dei potenziali acquirenti con i quali la M. Business sta da tempo interloquendo – ha sottolineato il segretario nazionale della Fisascat Vincenzo Dell’Orefice –. Per i lavoratori di queste unità commerciali, per le quali appare dunque più incerto e critico il futuro nell’ambito di un contesto aziendale già di per sé precario, occorrerà dunque ragionare sui possibili scenari occupazionali e sulle garanzie previste dall’ordinamento in materia di ammortizzatori sociali attivabili”.

Dell’Orefice ha espresso perplessità anche sulle sorti delle centinaia di lavoratori con contratto di associazione in partecipazione impiegati da M.Business nella rete vendita. “In questa vertenza gli associati in partecipazione rappresentano i lavoratori più esposti e vulnerabili – ha dichiarato – Il rischio di perdere l’occupazione per queste persone fa il paio con il non poter contare su alcun ammortizzatore sociale".

Commenti

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  1. Scritto da il polemico

    quando lo stato,per far fronte agli aumenti considerevoli di tasse,viene incontro al cittadino permettendogli di poterle pagare a rate,,come fa il cittadino a spendere nei negozi?mercatone uno in calo,esselunga in calo…però come disse renzi,con il bonus degli 80 euro dati dopo averli prima toltii,l’economia riparte…affondiamo e basta