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L’attrice Erica Manni da Bergamo a New York: “Qui conta solo il merito” fotogallery

L'attrice bergamasca Erica Manni, 23 anni, ha preso il volo per gli Usa dove ha appena finito di girare il film "New York" del regista Alfonso Perugini racconta la sua esperienza a Bergamonews: "Negli Usa c’è sicuramente un senso di durezza, di sfida. Ha successo chi vuole successo e chi lavora ad esso con determinazione. Molto è basato sul merito e sicuramente il mercato cinematografico Americano ha un impatto su tutto il resto del mondo".

Ha solamente 23 anni, ma una grande grinta e determinazione. Erica Manni, nata a Sondrio, ma praticamente bergamasca d’adozione dove dall’età di due anni ha vissuto con i genitori e il fratello si è diplomata alla Scuola D’Arte Applicata Andrea Fantoni con il massimo dei voti: 100/100. La passione per ciò che è arte e cultura l’ha spinta a studiare prima a Roma e infine a New York. E proprio nella grande Mela, alla New York Film Academy, ha frequentato il Conservatory Acting for Film Program.

Come si avvicina al mondo dello spettacolo e quando decide che la recitazione è il sogno che intende realizzare?

"Ho sempre avuto un’infinita passione per tutto ciò che è arte e bellezza, dalla danza alla pittura alla scrittura alla recitazione. Ho seguito fin da bambina corsi di teatro e danza e leggendo un libro sulla storia del teatro dalle origini ad oggi ho scoperto la figura del regista teatrale. Ricordo che mentre leggevo ho avuto come un’illuminazione e ho capito che era ciò che volevo fare nella vita".

Come muove i suoi primi passi?

"Ho deciso di proseguire gli studi in ambito attoriale, perché credo che un bravo regista debba essere padrone di tutte le aree della recitazione, ed è più facile dirigere un attore avendo una reale esperienza di recitazione alle spalle".

Quando decide di partire per gli Usa?

"Nell’estate del 2012 ho avuto la bellissima opportunità di recitare in un film diretto da un regista inglese e, sotto suo consiglio, ho iniziato ad accarezzare l’idea di proseguire i miei studi all’estero. Dopo molteplici ricerche ho deciso che la New York Film Academy a New York (ci sono svariate sedi in tutto il mondo) sarebbe stata la mia meta".

Che cosa l’ha spinta a lasciare l’Italia e perché?

"Ho sempre avuto ambizioni molto forti e l’idea di studiare all’estero, come modo di aprire la mente e accogliere nuove prospettive e punti di vista sul mondo. Ho avuto bisogno di spaziare, di trovare nuovi stimoli e nuove sfide per me stessa che, all’interno del sistema italiano, non avrei potuto ottenere".

Gli attori italiani rischiano sempre negli Usa di finire nel recitare parti di "italiani", a volte proprio per il loro accento nella lingua. Come ha superato questo limite?

"Purtroppo questa è una realtà effettiva, che ho constatato di persona. In Italia lo studio della lingua inglese è spesso sottovalutato e si tende a dare poca attenzione alla pronuncia, che è, di fondo, la base fondamentale per essere compresi all’estero. Io ho avuto la fortuna di avere molta curiosità per l’inglese fin da bambina, anche grazie all’aiuto di mia mamma che è laureata in lingue. Detto ciò, ho comunque dedicato ore di studi, sia in italia che qui in America, alla ricerca della pronuncia perfetta, anche detta “Standard American Accent”, attraverso corsi online, musica, insegnanti privati".

Negli Usa agli attori si chiede di sapere molto più che recitare, bisogna saper cantare e ballare. E’ così anche per lei?

"Agli attori in America è richiesto di essere altamente professionali, di conoscere alla perfezione il proprio ruolo e le tecniche da utilizzare, sia a livello teatrale che a livello cinematografico. C’è sempre una parte di studio sulle abilità vocali, fisiche ed espressive. L’attore è considerato un’artista a tutto tondo, maggiori sono le sue capacità migliore sarà la performance".

Come ha superato questo ostacolo?

"Onestamente non ho percepito queste alte aspettative come un ostacolo, ma piuttosto come qualcosa di estremamente stimolante. Ho trovato quello che cercavo".

C’è un sogno nel cassetto che vorrebbe realizzare?

"Vorrei, nel tempo, essere in grado di creare qualcosa che intrecci scrittura, recitazione e pittura/scenografia, che sia un pezzo teatrale o un lungometraggio, ancora non mi è chiaro, ma sto affinando tutte le mie tecniche in visione di questo obiettivo".

Spesso il mondo dello spettacolo Usa è definito spietato, ma c’è un detto: "Se riesci a farcela in America è fatta". E’ davvero così?

"In molti sensi entrambe le sue affermazioni sono valide. Negli Usa c’è sicuramente un senso di durezza, di sfida. Ha successo chi vuole successo e chi lavora ad esso con determinazione. Molto è basato sul merito e sicuramente il mercato cinematografico Americano ha un impatto su tutto il resto del mondo. Per cui se si arriva a sfere molto professionali di recitazione c’è la possibilità di essere riconosciuti a livello internazionale".

Che differenze trova con il mondo dello spettacolo italiano?

"Ci sono moltissime differenza. Prima fra tutte il fatto che in America il cinema è considerato parte fondante dell’economia, è un sistema ramificato e remunerativo in cui si combinano arti visive, del suono, nuove tecnologie ecc. In Italia il cinema ha perso molto valore e il sistema di produzione si è ridotto notevolmente o, in un certo senso, non si è sviluppato abbastanza da competere con altri paesi. Di conseguenza non essendoci un sistema di produzione solido ci sono pochi progetti di spessore, e molte persone guardano al cinema e al mestiere dell’attore come uno svago o un passatempo".

Tornerebbe in Italia o in Europa a lavorare?

"Se tornassi in Europa penso vorrei abitare a Londra, amo l’Italia ma non è un posto che dà spazio alle mie passioni, non a livello di reale professione o carriera".

Che cosa le manca dell’Italia e a che cosa rinuncia del nostro Paese?

"Mi mancano moltissimo la mia famiglia e i miei amici, e la reale connessione di cuore che c’è tra le persone. Non mi mancano la disorganizzazione e la mancanza di responsabilità a livello individuale che imperano in ogni settore del sistema lavorativo italiano".

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