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Di Pietro: “Mandai via Incalza del ministero, garantiva un sistema”

Interessante intervista di Paolo Colonnello per La Stampa, su Ercole Incalza e il "sistema" appalti, ad Antonio Di Pietro, l'ex pm di Mani pulite, che risiede a Curno in Bergamasca (anche se in questo periodo sta a Montenero di Bisaccia, il suo paese natale): fu lui da ministro a mandar via Incalza.

Interessante intervista di Paolo Colonnello per La Stampa, su Ercole Incalza e il "sistema"  appalti, ad Antonio Di Pietro, l’ex pm di Mani pulite, che risiede a Curno in Bergamasca (anche se in questo periodo sta a Montenero di Bisaccia, il suo paese natale): fu lui da ministro a mandar via Incalza.

 

Dei cinque ministri che si sono succeduti in 14 anni al dicastero delle Infrastrutture, solo uno ebbe il coraggio di cacciare Ercolino Incalza: Antonio Di Pietro. L’ex pm di Mani Pulite che oggi, da Montenero di Bisaccia, si definisce "avvocato delle cause perse".

Allora avvocato Di Pietro, come andarono le cose con Incalza?

«Bene e male al tempo stesso. Intanto quando arrivai al ministero trovai innanzitutto un ufficio “strano strano” che cioè, secondo gli organigrammi ufficiali, non avrebbe dovuto esserci: era la cosiddetta Struttura tecnica di Missione che rispondeva soltanto al ministro di turno».

Quindi anche a lei?

«Sì, il problema è che io non avevo bisogno di un ufficio così, c’erano già dirigenti e provveditorati. Che senso aveva una struttura del genere?»

Chi la comandava?

«Ercole Incalza»

Chi l’aveva voluta?

«L’ex ministro Lunardi con la motivazione ufficiale di coordinare le Grandi opere».

Lei conosceva Incalza?

«Altroché, lo avevo incontrato durante le inchieste di Mani Pulite. In particolare quelle sulla Tav, dove le società che vi lavoravano erano tutte inquisite. Lui era il general contractor, l’amministratore delegato della Tav. Durante alcuni sequestri trovai della documentazione interessante che spedii per competenza al tribunale di Roma».

E che fine fece questo materiale?

«Boh, mai più saputo niente. Di fatto, poco dopo, i pm di Perugia inquisirono i magistrati di Roma che si facevano corrompere per non dar corso alle indagini».

Bene. E Incalza?

«Quando arrivai al ministero feci due cose: la prima fu di far ruotare tutti i dirigenti; la seconda, di fare uno screening tra loro. Trovai due lettere interessanti. Erano dell’allora presidente della Tav che scriveva all’Ad Incalza. In una lettera il presidente gli annunciava che si sarebbe dimesso la settimana successiva in quanto le inchieste sulla corruzione avevano mandato “in coma irreversibile” la società, in quanto tutte le imprese coinvolte nei lavori erano risultate inquisite. Nella seconda, gli scriveva invece che dopo gli arresti si sarebbe dovuto rivedere un po’ tutto. Il presidente se ne andò, Incalza rimase».

E quindi?

«E quindi a me non interessava che Incalza fosse stato regolarmente archiviato o prescritto. Tutti sapevano che lui era il punto di riferimento per un certo sistema, l’uomo cui ricorrere per i grandi appalti. Lo allontanai. E dopo di lui allontanai anche un certo Angelo Balducci, presidente del Consiglio Superiore delle Opere Pubbliche…».

Quello che comprò la casa per la figlia di Incalza all’insaputa del genero. Come reagì Ercolino?

«Io non lo volli mai incontrare, quindi non so. Ma certo dal giorno dopo non furono pochi quelli che vennero da me a perorare la sua causa».

Nomi?

«Non ne faccio, perché magari qualcuno era in buona fede. Comunque erano sia di destra che di sinistra».

Scusi Di Pietro, ma quando parliamo di «sistema» di cosa parliamo?

«Di una realtà politica, imprenditoriale e finanziaria: un tavolo al quale ci si siede con determinate caratteristiche».

Quali?

«All’epoca erano quelle di versare una percentuale ai partiti dal 3 al 5 per cento. Oggi direi che è stato mutuato il sistema delle Coop: non più tangenti, ma appalti. Che è poi il sistema anche della Compagnia delle Opere, ovvero Cl, che non a caso tributava grandi applausi ad Incalza; poi tutte le grandi società, comprese quelle OltreTevere. Ecco, se fai parte di questo giro, ti puoi sedere al tavolo di quel sistema».

Ma a cosa serve uno come Incalza? Nonostante gestisse appalti per miliardi e miliardi, non risultano grandi tangenti a suo carico…

«A garantire quel sistema. Uno come Incalza che per 40 anni ha gestito appalti, sa più cose di Gesù Cristo, è la Miss Universo degli affari».

Ma quanti Incalza ci sono nel Paese?

«Purtroppo si contano sulle dita di una mano. Sono in pochi a gestire molto. E questo è il problema. Ai tempi di Mani Pulite, gli intermediari rispondevano comunque ai politici. Oggi è il sistema politico che risponde a loro e, anzi, da loro viene eletto».

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