BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Doppio live 1995&2008 del pirata Willy de Ville: un capolavoro

Brother Giober aveva previsto un’altra recensione per questa settimana, ma, sentito Live at Rockpalast 1995&2008, "mi sono messo a scrivere di corsa perché volevo che i lettori sapessero di un lavoro bellissimo che merita tutti gli euro che chiede. Un disco fatto di voglia di suonare, di entusiasmo, di belle canzoni, di suoni perfetti".

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

ARTISTA: Willy de Ville

TITOLO: Live at Rockpalast 1995&2008

GIUDIZIO: ****1/2

Il suo primo disco fu per me una folgorazione. Alla fine degli anni ’70, buona parte della stampa musicale tentò di catalogare Mink De Ville (allora si chiamava così) nel movimento New Wave o peggio ancora punk, ma bastò un distratto ascolto di quel capolavoro che è Cabretta (il suo primo disco) per capire che Mink De Ville era ben altro, era ben di più.

Apparve subito evidente che Willy de Ville fosse un artista di pari dignità delle menti più luminose del tempo che, per me, erano Joe Jackson, Elvis Costello, i Talking Heads. Gente che non aveva, per la propria musica, confini; musicisti sopraffini, inclini a unire e sovrapporre generi e stili con la capacità, e qui stava la loro grandezza, di ottenere una sintesi (quasi) sempre stupefacente.

Nello specifico, Cabretta, da un lato era un esplicito richiamo a certo rock ‘n’ roll degli anni Cinquanta e dall’altro proponeva suoni propri della cultura sudamericana in un melange perfetto, nuovo, ma nelle stesso tempo carico di nostalgia.

Il disco conteneva due canzoni destinate a rimanere nel tempo, ovvero Cadillac Walk e Spanish Stroll.

Seguirono altri album con la sigla Mink De Ville che poi altro non era che il nome del gruppo di accompagnamento, almeno tre di grande livello: Return To Magenta (1978), Le Chat Bleu (1980), e Coup de Gràce (1981) nei quali oltre le influenze di cui sopra era possibile scorgere, sin dai titoli, una certa inclinazione ed un certo amore verso l’eleganza e il romanticismo francesi.

Poi fu la volta di Miracle, il primo album a proprio nome e la produzione di Mark Knopfler a cui seguirono altri lavori, tra cui, per importanza, segnalo Loup Garou.

Tra una prova e l’altra di studio uscirono una serie di dischi dal vivo tutti di grande livello a dimostrazione che questa era la dimensione dove Willy meglio si esprimeva.

Nella seconda parte della sua carriera Willy riuscì anche ad uscire, in alcuni rari casi, dal cerchio ristretto dei suoi fan e farsi riconoscere da un pubblico più ampio: capitò dopo la pubblicazione di Demasiado Corazon, un brano con forti accenni caraibici ed un ritmo forsennato usato molto di frequente per pubblicità e jingles vari (in Italia faceva parte della colonna sonora di Zelig) e Hey Joe, cover del noto brano di Jimi Hendrix.

Il problema è che però Willy de Ville non riuscì mai ad avere un successo stabile: vuoi l’aspetto mefistofelico, vuoi una scarsa propensione a dialogare con la stampa.

Droghe ed alcol fecero il resto fino a che nel 2009 Willy de Ville ci lascio prematuramente.

Da allora e per qualche anno, discograficamente ci fu il silenzio totale, come se Willy de Ville fosse mai passato da queste parti, il che apparve a molti del tutto ingiusto visto quello che aveva lasciato in questo mondo.

Per fortuna, però, da un paio di anni il mercato discografico sembra nuovamente tornare ad interessarsi di lui, tanto che, dopo l’uscita di un disco dal vivo che testimonia due concerti tenuti nel 1978 e nel 1981, è la volta, in questi giorni, di una sua raccolta quanto mai completa e, a sorpresa, di questo disco doppio dal vivo con tanto di DVD, doppio, al seguito.

Tutto materiale proveniente dalla Germania (che ogni tanto non ci fa piangere e torna, anzi, a farci sorridere) dove il nostro evidentemente ha lasciato un ricordo migliore.

In particolare il disco in questione è la fedele riproduzione di due concerti tenuti a Bonn, nel 1995 e nel 2008, e trattasi di un lavoro di straordinaria bellezza, uno dei più bei live che mi sia capitato di ascoltare.

Molte le ragioni: le canzoni in primis, le più importanti, ci sono tutte, i suoni sono precisi, cristallini, l’atmosfera è quella giusta ed è palpabile la voglia dei musicisti, tutti di grande bravura, di suonare e di trascinare il pubblico.

Il concerto del 1995, a supporto dell’uscita di Loup Garou, è aperto da un intro che sembra quello di tanti artisti soul; avete presente quando la band introduce con uno strumentale da urlo l’artista? Esatto proprio così: il brano, che si intitola Every time I Hear that Mellow Sax, è pura dinamite, e serve giusto per dare atmosfera all’evento.

È poi la volta della sonnacchiosa Slow Drain e il suo andare sinuoso, buona per scaldare l’ugola di Willie, con le percussioni di Boris Kinberg in grande evidenza.

Poi il ritmo sale vorticosamente con la cover di John Lee Hooker, Steady Drivin Man, l’armonica luciferina, e la voce che risente in modo più che evidente di alcol e sigarette. Ma quello che veramente colpisce è l’impeto vorticoso, il fiume di note che si riversa senza possibilità di essere arginato, contro l’ascoltatore.

La chitarra secca e tagliente introduce I can only give you everything, altro rock essenziale, ritmato.

Poi ecco arrivare il primo grande hit: Cadillac Walk è ridotta all’osso, puro ritmo, basso che ti entra nel timpano delle orecchie, qualche percussione latina e chitarra che fende l’aria.

A questo punto Willy lascia riposare un poco il suo pubblico e gli offre la prima ballata, Heart and Soul con la “fisa” di Seth Farber in grande evidenza. Ma è solo un attimo perché poi è nuovamente rock, stavolta che sa tanto di anni ‘50,con Every Dog Got His Day e il sax di Mario Cruz in grande spolvero.

Ancora una ballata, delle sue più famose. È sufficiente ascoltare l’arpeggio di chitarra per capire che è la volta di Mixed Up, Shook Up girl, che è sospesa nel vuoto, con i gorgheggi del l’artista ad evidenziare l’appartenenza della sua musica al mondo latino. Un brano già di suo bellissimo, reso dal vivo in modo.  

Alla fine è una vera e propria esplosione di ritmo e di colori perché in rapida sequenza arrivano Demasiado Corazon, Spanish Stroll, e Hey Joe, una più bella dell’altra, una più coinvolgente dell’altra: ritmi e sax in grande evidenza, divertimento e coinvolgimento assicurati. Demasiado Corazon va a mille ed è pura festa, il solo di congas nel mezzo è divertimento assoluta, il resto lo fa Mario Cruz con il suo sax; Spanish Stroll può essere considerato un classico con le sue influenze fifties mischiate a suoni e climi sudamericani. Infine Hey Joe , stravolta rispetto all’originale, diventa un brano tutto ritmo che ricorda i Los Lobos, oppure i Mavericks di Raul Malo, ma forse sono tutti loro a dovere a Willy de Ville.

Il finale è affidato alla citazione per sola chitarra di Amazing Grace che introduce una devastante Dust My Broom, con il suo tipico giro blues e gli strumenti liberi di girovagare nell’aere.

Il concerto del 2008 parte con Watermelon man, un brano dai forti accenti blues nel quale i climi sudamericani sono sottolineati dalle congas particolarmente efficaci nel disegnare climi e atmosfere. Da tenere a mente anche il lavoro fatto alle tastiere molto anni Sessanta.

I suoni diventano misteriosi e luciferini: è la volta di Loup Garou e il suo ritmo ipnotico, avvolgente. Bisogna solo farsi trasportare, dondolare, magari chiudendo gli occhi.

Rock ‘n’roll puro è quello di So So Real, molto rollingstoniano, fatto salvo il suono ancora presente delle percussioni al quale sembra proprio che Willy non riesca a rinunciare.

Chieva ha la “fisa” in bella evidenza e un ritmo sinuoso, mentre Even While I Sleep ha dalla sua una bella melodia e una semplicità di struttura che però “acchiappano”.

Ovviamente non potevano mancare Spanish Stroll, Hey Joe, Demasiado Corazon, riproposte in modo efficace come al solito.

Atmosfere intrise di blues sono quelle di Muddy Waters Rose out of the Mississipi Mud, dove a fare la differenza sono armonica e cori.

Con Savoir Fair il ritmo sale vorticosamente, la musica diventa puro trasporto e pura festa.

You got the World in your hands è notturna, malata, con cori e hammond e chiari richiami voodoo.

Ancora blues ed ecco Bacon Fat, ma a fare la vera differenza è Just Friends, che chiude il concerto, con la sua carica sentimentale, il suo trasporto emotivo, i suoni di frontiera (fisa e nacchere) e la melodia perfetta per coinvolgere.

Per questa settimana era prevista un’altra recensione, che avevo oramai concluso, ma sentito questo disco mi sono messo a scrivere di corsa perché volevo che i lettori sapessero di un lavoro bellissimo che merita tutti gli euro che chiede. Un disco fatto di voglia di suonare, di entusiasmo, di belle canzoni, di suoni perfetti.

In una parola sola: un capolavoro.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Slow Drain concerto 1995

Se non ti basta ascolta anche:

The Mavericks – In time

Los Lobos – Kiko Live

Ry Cooder – Live in san Francisco

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da umberto

    Willy sempre nel cuore….mi ricordo ancora quando lo vidi la prima volta dal vivo….un concertp gratuito in piazza Vetra a Milano nel lontano 81 o 82 mi sembra STREPITOSO…. si incazzo’ di brutto anche con la polizia che sali sul palco per interrompere il concerto vista l’ora ( una di notte )…..

  2. Scritto da darioflautista

    ehhhh, il grandissimo Willy De Ville, che fascino…. grazie caro Brother, ci voleva proprio

    1. Scritto da brixxon53

      Mi associo a te e a Giovanni, Willy e gli altri citati da BG fanno parte di quella cerchia di musicisti il cui stile musicale non è classificabile, possono suonare tutto e sempre con ottimi risultati.

  3. Scritto da Giovanni

    Grazie Brother per la recensione come sempre condivisibile e di assoluta garanzia, I tuoi citati Joe Jackson. Elvis Costello e il buon David Bryne e compagni sono nel mio olimpo di sempre. Il mio profilo Spotify trabocca di loro pezzi e risentirli ogni volta mi conferma come i buoni musicisti e la buona musica non hanno età e non hanno confini. Grazie ancora per diffondere conoscenza e rendere merito a chi a segnato l’anima generazioni come la nostra.