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L'intervista

Panigada: aprirò il teatro, spazi da vivere non solo per guardare

Maria Grazia Panigada, nuovo direttore artistico della stagione di prosa del teatro Donizetti e del teatro Sociale di Bergamo, intervistata da Bergamonews, racconta la voglia di collaborare con la stagione lirica e il "collega" Francesco Micheli insieme al desiderio di ripensare gli Altri percorsi. Ma non solo....

Si fa presto a dire prosa. A Bergamo la prosa è un mondo ben presente e radicato nella stagione "classica" del teatro Donizetti, in quella più giovane degli "Altri percorsi", nella novità del Teatro Sociale. Un mondo che funziona, magari con alti e bassi, e che può essere migliorato. Tocca a Maria Grazia Panigada, vincitrice del bando comunale e nuovo direttore artistico della prosa del Donizetti e del Sociale, ma di casa da anni al teatro cittadino, tentare un cambio di passo.

Intervistata da Bergamonews Maria Grazia Panigada racconta la voglia di aprire gli spazi del teatro, di collaborare con la stagione lirica e il "collega" Francesco Micheli, insieme al desiderio di ripensare gli Altri percorsi. Ma non solo….

A Bergamo c’è uno spazio "nuovo", nel senso che da pochi anni è stato restituito alla città: il teatro Sociale, che ancora forse non ha un proprio ruolo. Lei ha intenzione di costruirgli un abito su misura?

Sì, è una delle priorità. Innanzitutto vorrei dare una linea politica culturale al teatro Sociale. In questi anni è stato la Casa delle arti, uno spazio "libero" per ogni compagnia cittadina. Ma così a mio parere si è un po’ smarritala direzione artistica. E’ venuta meno una visione unitaria, indispensabile per dare un ruolo al Sociale, un ruolo che lo distingua e che sia comprensibile dall’esterno. In altre parole, bisogna conferire una vocazione allo spazio. È un obiettivo che richiede del tempo, e non si realizza in due mesi: per costruire questo assetto è necessario interagire con le realtà che frequentano il teatro.

Ha già avuto dei riscontri?

Si, ho iniziato a incontrare le singole realtà della “Casa delle arti” e a ciascuna ho spiegato che l’idea è quella di lavorare insieme, rafforzando il legame con i gruppi del territorio, senza avere tanti pacchetti separati e senza limitarsi a mettere a disposizione lo spazio. In questo modo, il Comune diventa un partner anche di contenuti, non solo di finanziamenti o di uso dello spazio del contenitore. E il teatro diventa un luogo di relazione. I riscontri ottenuti sono stati positivi: tutte le realtà con cui mi sono confrontata hanno visto favorevolmente questo nuovo modo di operare. A breve, poi, è in programma un incontro con tutto il tavolo della Casa delle arti, per poter effettuare ragionamenti in modo più esteso. Ma c’è anche un’altra grossa novità.

Di che cosa si tratta?

Insieme a Francesco Micheli (il nuovo direttore della stagione lirica del teatro Donizetti, ndr), vorremmo che la lirica e la prosa lavorassero anche insieme. È una cifra che vorremmo caratterizzasse il nostro lavoro al Donizetti: se, da un lato, le due stagioni hanno la loro storia e la loro specificità, per cui ci sono la lirica, la prosa e gli “Altri percorsi”, dall’altro vorremmo intrecciare tutta l’attività di formazione, perché siamo il teatro Donizetti e non più scomparti diversi. Così, è possibile fare interagire le competenze e le maestranze che lavorano in teatro in modo più sinergico.

Ci spieghi meglio…

Ci piacerebbe che il Sociale diventasse un luogo di formazione che ospitasse delle produzioni: oltre ad effettuare prove e spettacoli, gli attori e i registi alloggiati in città potrebbero tenere stage e percorsi formativi per i giovani attori bergamaschi. Lo stesso discorso vale per il teatro Donizetti. Ad ora questa proposta è una linea di indirizzo, in quanto, per organizzare nel dettaglio, bisogna ancora conoscere le risorse su cui si potrà contare, ma è sicuramente una grossa novità.

Un po’ come è successo per il Carnevale 2015?

Ecco… i laboratori organizzati in occasione dell’ultimo Carnevale hanno avviato questa modalità di lavoro e hanno riscosso notevole successo: hanno reso il teatro un luogo abitato in tutti i suoi spazi e vi hanno portato gente che magari non vi era mai entrata, come avviene nelle altre città europee. Abbiamo scelto enti, associazioni e persone che avessero competenze artistiche ma anche pedagogiche, e questo ha fatto la differenza: grandi e piccini hanno colto questo aspetto, e l’obiettivo di avvicinare nuovo pubblico al teatro è stato realizzato. Altro capitolo, poi, è il coinvolgimento del mondo scolastico.

In che modo?

Sempre con l’obiettivo di estendere la partecipazione giovanile, con l’assessorato alla cultura e l’assessorato all’istruzione, stiamo valutando proposte specifiche per le scuole. Oltre al più tradizionale lavoro sui testi di Pirandello piuttosto che sulla commedia dell’arte, vorremmo allestire iniziative che valorizzino le maestranze del teatro.

Valorizzare le maestranze? Cosa vuol dire?

Ad esempio, i ragazzi che frequentano corsi o scuole per elettricisti potrebbero prendere parte a un percorso sull’illuminotecnica per capire come funzionano le luci in un teatro. Così, saranno maggiormente motivati ad assistere a uno spettacolo, ponendo l’attenzione su un aspetto dell’ambiente teatrale che li interessa di più. Un’opportunità analoga può essere rivolta a tutti i lavori alla base dell’esperienza teatrale: falegnami e sarte, ma anche ragionieri ed ex segretarie d’azienda per conoscere l’ambito amministrativo. Sarebbe bello sperimentare queste opportunità formative anche nelle sale parrocchiali, come avviene, ad esempio nella mia comunità, a Redona.

Quindi apertura degli spazi teatrale, collaborazione con la lirica… ma per la prosa e le stagioni prevede novità? Vorrebbe cambiare qualcosa?

A mio parere va ripensato il modulo degli “Altri percorsi”. Questa rassegna inizialmente era dedicata alla sperimentazione, ai giovani, all’avanguardia, negli ultimi anni ha perso questo slancio, divenendo una sorta di appendice della stagione maggiore. E ha perso anche il suo appeal: così il numero degli spettatori è calato in modo drastico. Per questo faremo attente valutazioni su questa rassegna.

E la sua "linea" per la stagione classica?

In linea generale, sono impegnata per costruire un’offerta capace di parlare linguaggi differenti e che mantenga alta la qualità, per far sì che Bergamo possa tornare ad essere una piazza importante, dove le compagnie arrivino anche prima di recarsi in altre città.

Ci dà qualche anticipazione sulla nuova stagione di prosa?

Posso solamente anticipare che cominceremo con un sogno, ma non posso svelare ancora quale: L’obiettivo è organizzare proposte che possano rivolgersi a un pubblico eterogeneo: dagli abbonati affezionati, che sono quattromila, a un nuovo tipo di spettatore.

E come sta proseguendo l’organizzazione?

Ci sto ancora lavorando. Dovremo fare i conti con il nuovo decreto sul teatro italiano, che introduce regole molto rigide sulla circuitazione degli spettacoli dei teatri nazionali. Secondo quanto previsto dalle nuove normative, una determinata quantità di produzioni dei teatri nazionali deve rimanere nel territorio regionale, e solamente la restante parte può circuitare nel resto della nazione. Questo penalizza la messa in scena di spettacoli dei teatri nazionali in ambienti come il nostro, dove in calendario ci sono sei repliche. Il decreto, così, ci porta in una nuova logica di equilibri all’interno del teatro, e bisognerà tenerne conto nella predisposizione della stagione. In ogni caso, proporremo un’offerta variegata, con generi diversi con lo scopo di fare affezionare il pubblico al teatro.

Paolo Ghisleni

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