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L’anno santo di Francesco: Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio

Nel secondo anniversario dell’elezione, avvenuta il 13 marzo 2013, nella basilica di San Pietro il 13 marzo 2015, Papa Francesco annuncia: «Ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al centro la misericordia di Dio, un Anno Santo della misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce della parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso” (Luca 6,36)».

«Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio». È il tema del pontificato di Papa Francesco. Nel secondo anniversario dell’elezione, avvenuta il 13 marzo 2013, nella basilica di San Pietro il 13 marzo 2015 egli annuncia: «Ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al centro la misericordia di Dio, un Anno Santo della misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce della parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso” (Luca 6,36)».

Il Giubileo è un’opportunità perché «la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di testimone della misericordia. Affido l’organizzazione del Giubileo al Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione perché possa animarlo come una nuova tappa del cammino della Chiesa nella sua missione di portare a ogni persona il Vangelo della misericordia.

Tutta la Chiesa, che ha tanto bisogno di ricevere misericordia perché siamo peccatori, potrà trovare nel Giubileo la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione a ogni uomo e ogni donna del nostro tempo». Il Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione è stato istituito da Papa Benedetto XVI il 21 settembre 2010 ed è affidato all’arcivescovo lodigiano Salvatore Fisichella. Alla misericordia Papa Francesco dedica l’intera omelia partendo dalla parola di San Paolo, «Dio ricco di misericordia» (Efesini 2,4), frase che Giovanni Paolo II pose all’inizio della sua seconda enciclica Dio Padre «Dives in misericordia», promulgata 35 anni fa il 30 novembre 1980.

Spiega Bergoglio: «Il Vangelo ci apre un cammino di speranza e di conforto», come spiega l’episodio evangelico della peccatrice che lava i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli, li bacia e li unge d’olio profumato, mentre il padrone di casa Simone la giudica una peccatrice (Luca 7,36-50).

Dice ancora Francesco: «C’è l’amore della donna peccatrice che si umilia davanti al Signore; ma prima ancora c’è l’amore misericordioso di Gesù per lei, che la spinge ad avvicinarsi. Ogni gesto di questa donna parla di amore ed esprime il suo desiderio di avere una certezza incrollabile: quella di essere stata perdonata. E Gesù le dà questa certezza: Dio le perdona molto, tutto, perché “ha molto amato”.

Questa donna ha veramente incontrato il Signore. Per lei non ci sarà nessun giudizio se non quello che viene da Dio, e questo è il giudizio della misericordia. L’amore, la misericordia, va oltre la giustizia. Simone il fariseo, al contrario, non riesce a trovare la strada dell’amore. Nei suoi pensieri invoca solo la giustizia e sbaglia. Il suo giudizio sulla donna lo allontana dalla verità e non gli permette di comprendere chi è il suo ospite. Si è fermato alla superficie, non è stato capace di guardare al cuore».

Conclude il Pontefice: «Il richiamo di Gesù spinge ognuno di noi a non fermarsi mai alla superficie, soprattutto quando siamo dinanzi a una persona. Siamo chiamati a guardare oltre, a puntare sul cuore per vedere di quanta generosità ognuno è capace. Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio; tutti conoscono la strada per accedervi e la Chiesa è la casa che tutti accoglie e nessuno rifiuta. Le sue porte permangono spalancate perché quanti sono toccati dalla grazia possano trovare la certezza del perdono».

Nel Giubileo le letture per le domeniche del tempo ordinario saranno quelle dell’Anno C, cioè saranno prese dal Vangelo di Luca, soprannominato «l’evangelista della misericordia» e definito da Dante Alighieri «scriba mansuetudinis Christi, narratore della mitezza del Cristo» («De Monarchia» I 16 2). Nel Vangelo di Luca (e di Matteo) sono celebri le «parabole della misericordia» raccontate da Gesù: la parabola del buon samaritano (Luca 10,25-37); dei talenti (Matteo 25,14-30); del padre misericordioso o del figliol prodigo (Luca 15,11-32); della pecora smarrita (Matteo 18, 12-14; Luca 15,3-7); della dracma perduta (Luca 15, 8-10).

L’annuncio ufficiale e solenne dell’Anno Santo avverrà con la lettura e pubblicazione presso la Porta Santa della basilica di San Pietro della bolla nella domenica della Divina Misericordia, festa istituita da San Giovanni Paolo II e che viene celebrata la prima domenica dopo Pasqua: quest’anno sarà il 12 aprile 2015. Il Giubileo sarà aperto martedì 8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione – nella stessa data cinquant’anni fa, l’8 dicembre 1965, Paolo VI concludeva il Concilio Vaticano II – e sarà concluso nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo domenica 20 novembre 2016. Con il «Giubileo straordinario della misericordia» Papa Francesco pone al centro dell’attenzione il Dio misericordioso che invita tutti a tornare da Lui.

Il rito iniziale del Giubileo è l’apertura della Porta Santa, che viene aperta solo durante l’Anno Santo, mentre negli altri anni rimane murata. Hanno una Porta Santa le quattro basiliche maggiori di Roma: San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore. L’apertura della Porta Santa esprime l’dea che, durante il Giubileo, è offerto ai fedeli un «percorso straordinario» verso la salvezza. Le Porte Sante delle altre basiliche verranno aperte successivamente all’apertura di quella della basilica di San Pietro. La misericordia è un tema molto caro a Papa Francesco. Come motto episcopale – conservato con minime modifiche anche da Papa – sceglie la frase «Miserando atque eligendo», dalle «Omelie» di San Beda il Venerabile a Matteo 9,9. Commentando l’episodio evangelico della vocazione di San Matteo, scrive: «Vidit ergo Iesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me. Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: “Seguimi”».

Una traduzione possibile è «Lo guardò con sentimento di amore e lo scelse» o ancora «Con occhi di misericordia».

Il 17 marzo 2013, nel primo Angelus dopo l’elezione, Francesco disse: «Sentire misericordia, questa parola cambia tutto. È il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza». Nell’esortazione apostolica «Evangelii gaudium» (24 novembre 2013) la parola «misericordia» appare ben 31 volte. All’inizio di quest’anno, nell’Angelus dell’11 gennaio 2015, Papa Francesco affermò: «C’è tanto bisogno oggi di misericordia, ed è importante che i fedeli laici la vivano e la portino nei diversi ambienti sociali. Avanti! Noi stiamo vivendo il tempo della misericordia, questo è il tempo della misericordia». E nel messaggio per la Quaresima 2015 scrive: «Quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza».

Pier Giuseppe Accornero

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