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Notaio Farhat sul ddl concorrenza: disegno pro banche non pro cittadini - BergamoNews
L'intervista

Notaio Farhat sul ddl concorrenza: disegno pro banche non pro cittadini

Il 21 febbraio scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di legge sulla concorrenza che punta alla liberalizzazione intervenendo anche nel settore dei notai. Per comprendere meglio le modifiche introdotte dal Ddl abbiamo intervistato il notaio Jean Pierre Farhat, proprio pochi giorni dopo l'assemblea annuale del Consiglio notarile che si è soffermata su questo delicato argomento e i cui contenuti verranno illustrati proprio oggi, giovedì 12 marzo.

Il 21 febbraio scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di legge sulla concorrenza che punta alla liberalizzazione intervenendo anche nel settore dei notai.

Per comprendere meglio le modifiche introdotte dal Ddl abbiamo intervistato il notaio Jean Pierre Farhat, proprio pochi giorni dopo l’assemblea annuale del Consiglio notarile che si è soffermata su questo delicato argomento e i cui contenuti verranno illustrati proprio oggi, giovedì 12 marzo.  

Notaio Farhat, il Governo interviene sulla liberalizzazioni andando a modificare le competenze dei notai. E’ il primo intervento in questa direzione?

“Innanzitutto, ricordo che nel marzo 2012, con il governo Monti, i notai hanno accettato l’eliminazione delle tariffe e che per due volte l’ambito territoriale di competenza e la pianta organica sono state ampliate; il tutto al culmine di una lunga recessione e di una profonda crisi del mercato immobiliare che hanno portato in pochi anni ad una forte riduzione degli onorari, al crollo verticale dei fatturati e alla riduzione del personale degli studi da 70.000 agli attuali 40.000”.

L’obiettivo dichiarato del Governo Renzi è snellire la burocrazia. È così?

“Il disegno di legge sulla concorrenza non elimina la burocrazia, ma, in nome della liberalizzazione, propone semplicemente uno spostamento delle competenze e contiene elementi che, collegati tra loro, costituiscono un pericoloso allarme per tutte le professioni, non solo quelle legali”.

Un altro obiettivo, più o meno dichiarato, è quello di ridimensionare le lobby, la "casta" dei notai, in questo caso. Obiettivo centrato?

“Dobbiamo fare capire ai clienti (non amo il termine ‘consumatore’) che non si tratta di una ‘sforbiciata’ ai privilegi delle lobby, ma di un grave tentativo di consegnare l’intero mercato immobiliare nelle mani di banche e assicurazioni, eliminando le tutele per i cittadini”.

Potrebbe aiutarci a capire questo passaggio?

“Mi spiegherò meglio; non è possibile non collegare la norma che consentirebbe l’ingresso di soci di capitale nelle società tra avvocati e lo smembramento delle competenze notarili al recente ingresso nel mercato immobiliare dei primi due gruppi bancari italiani: se due indizi fanno una prova… Più che un disegno di legge vedo un preciso disegno che permetterà, nel breve periodo, a banche e assicurazioni di impadronirsi del mercato immobiliare offrendo, attraverso società-veicolo già operanti, professionisti solo di nome, ma di fatto dipendenti, per stipulare tutti i contratti immobiliari”.

Il rischio di questo Disegno di legge dunque è un accentramento che non tutela alla fin fine il cittadino?

“Già. Tutta la filiera immobiliare finirebbe in mano a grandi monopoli che gestirebbero l’intermediazione, la compravendita dell’immobile, l’erogazione del mutuo e le relative coperture assicurative; il tutto a prezzi che farebbero uscire dal mercato notai, agenzie immobiliari e assicurazioni non bancarie veicolando facilmente i clienti senza nessuna garanzia di terzietà ed in palese conflitto di interesse. Si spacciano, quindi, per liberalizzazioni lo spostamento di competenze da un soggetto privato altamente qualificato e a responsabilità pubblica (il notaio) ad un altro soggetto privato (le banche) che hanno rivelato – con il crack finanziario del 2008 – di non avere etica, competenza e professionalità neanche per svolgere la loro attività istituzionale, e cioè la corretta gestione del risparmio e l’erogazione del credito”.

Quindi l’apertura della concorrenza rischia di essere una trappola?

“L’apertura alla concorrenza non può giustificare il calo delle competenze e ciò che oggi contestiamo è la messa a rischio del sistema italiano che si fonda sui pubblici registri immobiliari e commerciali che potrebbero essere alimentati e aggiornati da dati non controllati con gravi rischi per la certezza del diritto e delle transazioni economiche”.

Forse nelle intenzioni c’era la volontà di avvicinarsi ad altri modelli europei?

“Mentre negli Stati Uniti, dopo la crisi dei mutui subprime, si prende a modello il sistema di garanzie immobiliari del notariato latino e in Cina quello italiano della pubblicità commerciale e societaria, il nostro Governo propone di scardinare il sistema di sicurezza del notariato latino senza adottare il modello del "common law": un pasticcio tipicamente italiano”.

I notai temono la concorrenza?

“I notai, consci della loro professionalità, hanno già aperto alla concorrenza e non la temono ma hanno il dovere di sensibilizzare l’opinione pubblica che il loro obiettivo è evitare la rottamazione dei diritti e dei controlli a tutela dei cittadini, delle imprese e degli investitori esteri. In conclusione: sì alla concorrenza, ma nella competenza e nella tutela della pubblica fede”.

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