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Orio, Stanzione (Cgil): “Certezze su occupazione e condizioni di lavoro”

Con la procedura di raffreddamento avviata nei confronti di Sacbo lo sciopero in aeroporto sembra dietro l'angolo: il tavolo della trattativa con i sindacati si è interrotto la scorsa settimana e, per fare maggiore chiarezza sulle questioni che hanno portato a questa rottura, abbiamo chiesto a Luca Stanzione, segretario generale della Filt Cgil di Bergamo, di chiarire alcuni punti chiave della vicenda.

Con la procedura di raffreddamento avviata nei confronti di Sacbo lo sciopero in aeroporto sembra dietro l’angolo: il tavolo della trattativa con i sindacati si è interrotto la scorsa settimana e, per fare maggiore chiarezza sulle questioni che hanno portato a questa rottura, abbiamo chiesto a Luca Stanzione, segretario generale della Filt Cgil di Bergamo, prova a chiarire dal punto di vista sindacale alcuni punti chiave della vicenda.

Stanzione, avete depositato una procedura di raffreddamento nei confronti di Sacbo e lo sciopero sembra dietro l’angolo: come si è arrivati a questa situazione?

Avevamo avviato con Sacbo una trattativa con l’obiettivo di arrivare ad un accordo che risolvesse i problemi che da tempo come Cgil, Cisl, Uil e Rsu poniamo all’azienda. Innanzitutto una strutturale carenza di organico. La Sacbo ha quasi gli stessi passeggeri di Linate e la metà degli addetti. Nell’anno di Expo si rischia di non riuscire a fornire un servizio di qualità a fronte dell’incremento di passeggeri. All’azienda abbiamo fatto una proposta per l’anno di Expo: l’aumento di affluenza di passeggeri richiederà una maggiore produttività, il sindacato è pronto a contrattare per garantire un’efficiente accoglienza a fronte da una parte di un impegno sull’organico e di un riconoscimento di una migliore produttività dei lavoratori. Ci sembrava e siamo convinti fosse un’idea di buon senso. Dentro questa trattativa sono piombate due notizie: Ryanair intenzionata a gestire in autonomia i servizi a terra e la Sacbo che, secondo i manager, sarebbe fuori dalla normativa europea e quindi a rischio di infrazione perché gestisce direttamente i servizi di handling e sarebbe per questo sanzionabile. A questo punto abbiamo chiesto alla Sacbo di fare chiarezza sulle sue intenzioni future e invece di avere certezze ci è stata chiesta ulteriore flessibilità. Questo è il periodo in cui tutti descrivono il sindacato come conservatore ma quando il sindacato è propositivo si trova di fronte a chiusure inspiegabili.

La politica di Ryanair da un lato e la scure di Bruxelles dall’altro: qual è il fattore più minaccioso, o quello che ha la maggiore probabilità di concretizzarsi, per i lavoratori Sacbo?

Noi vogliamo che Sacbo chiarisca quanto di vero c’è nell’incombere delle eventuali sanzioni dell’Europa. E vogliamo sapere da Ryanair le sue reali intenzioni. Ryanair non ha mai voluto incontrare il sindacato, mentre i suoi manager da settimane sono ad Orio al Serio ad osservare il processo produttivo. La Sacbo e i lavoratori di Orio hanno un know how che Ryanair deve rispettare.

Quali potrebbero essere le conseguenze per i lavoratori in entrambi di casi? Qual è il loro stato d’animo attuale?

Siamo tutti preoccupati per il futuro. Gli scenari sono molteplici a seconda delle decisioni che Ryanair, Sacbo e l’Europa prenderanno. Qualsiasi sia il futuro è l’intero territorio che è coinvolto non è solo una trattativa che può riguardare il sindacato e l’azienda ma è necessario che le istituzioni dicano come la pensano e che qualsiasi siano le decisioni vengano assunte con la consapevolezza di tutte le parti coinvolte.

A Sacbo chiedevate risposte sul futuro: in particolare su quali temi?

La Sacbo sembra intenzionata a far nascere una propria società di gestione dei servizi di terra per mettersi in regola con l’Europa. Noi vogliamo sapere se davvero è questa la strada obbligata. Vogliamo vedere le carte che dimostrino che davvero non è possibile una strada diversa. Se questa fosse la strada vogliamo saperne i tempi e non vogliamo che questa sia una scelta che ci precipiti addosso. Vogliamo sapere se una società di questo genere ha la possibilità di stare economicamente in piedi da sola. Vogliamo avere certezze sull’occupazione e sui trattamenti per i lavoratori.

Commenti

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  1. Scritto da gigi

    Alla CGIL del “trattamento” che subiscono i lavoratori (pensionati, famiglie etc.) che abitano sotto le rotte di decollo degli aerei non importa assolutamente nulla vero? Così pure del mancato rispetto dei limiti di sviluppo stabiliti per legge…. E poi ci si chiede perchè il sindacato è in crisi.

    1. Scritto da perplesso

      la CGIL è un’organizzazione sindacale e si occupa dei lavoratori e delle loro condizioni di lavoro. lei, ovviamente, è libero di prendersela con chi vuole, ma non è certo il sindacato che si deve occupare di far rispettare le leggi in materia di voli, inquinamento, ecc…

      1. Scritto da ma certo

        questo si chiama menefreghismo. La CGil se ne frega dei cittadini. non basta dire io mi occupo solo di questo. i lavoratori sono coinvolti, volenti o no, in quanto comporta sull’esterno l’attività della loro azienda

        1. Scritto da mah

          certo, perchè è risaputo che l’azienda è dei lavoratori.

          1. Scritto da scimmie

            Beh, allora chi lavora per fare droga non ha colpe, sono quelli che la smerciano a fare reato. il principio è lo stesso. Io lavoro, per cosa e per che prodotti non conta.

      2. Scritto da gigi

        Guardi che i lavoratori sono tali anche fuori dalla fabbrica. E la tutela delle condizioni di vita deve andare di pari passo con quella dell’ambiente di lavoro. Dire che il Sindacato non si deve occupare di far rispettare le leggi sull’inquinamento è assurdo, Com’è assurdo che lo stesso sindacato continui a spingere per lo sviluppo di una attività al di fuori dei limiti di legge e che crea gravi problemi ambientali. Ma i casi ILVA, Eternit, etc. non vi hanno proprio insegnato niente?

        1. Scritto da andrea

          è anche assurdo vedere tante abitazioni vicino all’aeroporto…ma giustamente ognuno deve pensare al proprio orticello