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Expo, Coca Cola e McDonald’s dividono i nostri chef: “Un azzardo”, “No, è cultura”

A "Nutrire il Pianeta" non solo agricoltura sostenibile e cibo locale, ma piatti e bibite da fast food. I cuochi di Bergamo si dividono: "Ormai fanno parte della nostra cultura, è giusto che ci siano"; "No, in Italia abbiamo ben altre eccellenze, si doveva puntare solo su quelle".

Coca Cola e McDonald’s sponsor ufficiali di Expo 2015. La manifestazione che metterà sotto i riflettori Milano e la cucina italiana nei prossimi mesi sarà dominata dalle più potenti multinazionali del mondo: a "Nutrire il Pianeta" rischiano di non essere solo agricoltura sostenibile e cibo locale, ma anche piatti e bibite da fast food. Ecco dunque l’avverarsi delle previsioni che in molti temevano, con Coca Cola e McDonald’s sponsor ufficiali della manifestazione. Quest’ultimo sarà presente ad Expo con un padiglione-ristorante per raccontare "le filiere agricole italiane partner del marchio globale": la multinazionale del fast food offrirà a 20 giovani agricoltori italiani la possibilità di diventare fornitori di McDonald’s per tre anni. I giovani prescelti saranno agricoltori italiani che abbiano progetti incentrati su innovazione e sostenibilità.

Ed è proprio il termine sostenibilità che stride con il concetto di multinazionale e con l’operato di McDonald’s nel mondo. "Quella degli organizzatori di Expo è una scelta che si può quasi definire tragica – è il commento di Enrico Radicchi, segretario di Bergamo Slow-food -. Vedere certi marchi in una manifestazione che diceva di voler puntare su certi valori sembra una forzatura vera e propria che si poteva e doveva evitare. Cito solo l’esempio di McDonald’s, che verrà ad Expo e si metterà sullo stesso piano di chi da anni opera un certo tipo di agricoltura: mi sembra azzardato e scorretto".

"L’Italia e la cucina italiana perdono una grandissima occasione – spiega Roberto Proto, chef del Saraceno di Cavernago e fresco di stella Michelin -. Nel mio ristorante si è parlato molto di questa cosa e sia io che la gran parte dei miei clienti siamo d’accordo nel sostenere che si tratta di una cosa spiacevole. La manifestazione, così facendo, macchia la sua immagine: si poteva puntare su altre realtà, molto più belle e molto più genuine. Quando ho letto il primo articolo che parlava dell’ingresso di Coca Cola e McDonald’s ad Expo sono rimasto letteralmente scioccato. Ma purtroppo, sappiamo tutti benissimo che dietro a questi marchi ci sono dei grossi finanziamenti. L’Italia sta vivendo, così come gran parte dell’Europa, la grande crisi economica ma non sta puntando su due fattori che potrebbero aiutarla a rialzarsi: buon cibo e turismo. E’ un vero peccato".

Non è completamente contrario a Coca Cola e McDonald’s Federico "Chicco" Coria dell’One Hotel di Dalmine: "Anche secondo me è abbastanza contraddittorio che due realtà così lontane dall’alimentazione sana partecipino a questa edizione di Expo – ha commentato lo chef -, ma, al tempo stesso, non trovo così assurdo che facciano parte degli sponsor. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di due multinazionali".

Dall’altra parte dello schieramento, invece, c’è Enrico Cerea del pluristellato "Da Vittorio": "Possono piacere oppure no, ma ormai anche Coca Cola e McDonald’s fanno parte della nostra cultura culinaria – ha spiegato -. Io, personalmente, se devo scegliere dove mangiare e cosa mangiare non vado da Mc e non bevo Coca Cola, ma va rispettato anche chi non la pensa come me. Per questo non trovo così assurdo e ingiusto che ad Expo ci saranno anche questi due marchi. Siamo nel 2015, non possiamo ignorare due realtà che, anche se può non piacerci, fanno ormai parte della cucina italiana".

Commenti

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  1. Scritto da Simonetta

    Come fa un cuoco di Vittorio a dire che i prodotti Mc Donald e Coca Cola fanno parte della cucina italiana ??? Sono allibita!
    Forse fanno parte di una subcultura culinaria!

  2. Scritto da nino cortesi

    Expo trasferito in Galleria.
    Sj parte dai prodotti peggiori e ci si fema lì.

  3. Scritto da Poveretti

    che schifo quel panino. meglio una bella matriciana.
    E la chiamano cultura, questa. Poveretti!

  4. Scritto da Fivelementi

    Tra l’altro Mac Donald è dal 2010 che sta sviluppando una linea di panini “Made in Italy”…e non mi meraviglierebbe se ad EXPO si presentasse con questi. E poi c’è da dire che usa prodotti italiani. Per quanto riguarda gli effetti di questi cibi sulla salute ricordo che in cucina vige la legge circolare e non lineare. Tutto il cibo quindi deve essere considerato medicina.

  5. Scritto da pecunia non olet

    Il denaro non puzza dicevano i latini.

  6. Scritto da Fivelementi

    Buongiorno, effettivamente per quanto riguarda gli investimenti in manifestazioni simili non ci sono aziende alimentari italiane che possano far fronte a questo anche se …tra l’altro tra gli intervistati solo uno fa, un po’ di valorizzazione del territorio tramite la gastronomia.

  7. Scritto da Luciano Avogadri

    Se io penso di essere bravo, non ho nessun timore di confrontarmi con chi penso sia meno capace di me. E allora non capisco tutti questi contorsionismi. Danno solo l’impressione di debolezza, cioe’ che si abbia il timore di confrontarsi perche’ non si e’ poi cosi’ sicuri di vincere. E poi basta con tutti questi luoghi comuni sulle solite “multinazionali”. Sei piu’ bravo, hai prodotti migliori, e allora di che hai paura? Lascia valutare al cliente, senza volergli mettere il paraocchi preventivo.

    1. Scritto da Boh!

      non ho capito la ragione per la quale se io penso di essere bravo, mi devo confrontare con qualcuno che ritengo essere meno bravo.
      Il confronto semmai lo faccio con uno che penso sia più bravo.
      E poi le multinazionali sono la schifezza della globalizzazione: livellano la cultura al piano più basso appiattisce il gusto,ci rende tutti uguali, e quindi massa indefinita.C’è chi piace così almeno si nasconde.
      Queste sono in fondo “americanate”

      1. Scritto da Daniele

        L’idea che hai delle multinazionali è figlia della controcultura dei primi anni 2000. Quella di cui praticamente oggi non rimane alcuna traccia. Anche le multinazionali sono cambiate, diversificano l’offerta e sono sempre più attente ai bisogni del cliente. Agli italiani piace il parmigiano? Via con la linea di panini con salsa (?!) al parmigiano. Oggi va di moda il bio e il salutista: via di catene dedicate al cibo genuino e salutare.