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Carmine e Sant'Agata, il progetto presentato non è sostenibile: bocciato - BergamoNews
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Carmine e Sant’Agata, il progetto presentato non è sostenibile: bocciato

Ristrutturare il Carmine e Sant'Agata con soli 12 milioni di euro, senza prevedere Iva, progettazione, percorso archeologico, rifacimento del tetto e dei solai, serramenti. Il Comune di Bergamo è stato costretto a bocciare l'unica proposta pervenuta.

Ristrutturare il Carmine e Sant’Agata con soli 12 milioni di euro, senza prevedere Iva, progettazione, percorso archeologico, rifacimento del tetto e dei solai, serramenti. Il Comune di Bergamo è stato costretto a bocciare l’unica proposta pervenuta nell’ambito del concorso di idee lanciato sei mesi fa. La commissione non ha ritenuto sufficienti le garanzie tecniche ed economiche portate dal team di architetti che ha elaborato il piano di riqualificazione. “Il problema di Sant’Agata non è di avere idee – spiega l’assessore alla Pianificazione urbana Francesco Valesini -, ma di avere idee sostenibili economicamente. Noi continueremo a confrontarci anche con il Demanio per provare a cambiare alcuni parametri di partenza”.

La prerogativa del piano infatti è il rispetto di alcune prescrizioni imposte a fronte della cessione gratuita dei due immobili al Comune. “Secondo noi è stata sottostimata la cifra prevista per gli interventi, cioè 12 milioni e 95 mila euro – spiega l’architetto Massimo Locatelli della commissione che ha valutato la proposta -. Non si fa cenno al rifacimento del tetto, quello sanitario impiantistico, il percorso archeologico, i serramenti. Non dimentichiamo che nello studio di fattibilità allegato agli atti era stata fatta un’ipotesi di investimento di 10 per il Carmine e da 9 a 14 milioni per Sant’Agata”.

Il progetto non sembra essere sostenibile nemmeno a regime. “Il piano finanziario è contenuto in un capoverso da 20 righe – spiega l’architetto Giorgio Cavagnis -. Mancano molti elementi. In questa “suggestione progettuale” viene citata una concessione di 90 anno, con un mutuo da 400 mila euro e un piano di ammortamento da 150 mila euro a fronte di una previsione di entrate da 740 mila euro all’anno. Significa che l’investitore dovrebbe fare un mutuo per 80 anni”. Aspetto da non sottovalutare: nel piano presentato si fa solo un accenno alla tipologica di investitori che potrebbero portarlo a termine, non a nomi concreti. “Se ci sono possibili operatori interessati – continua Valesini -, si facciano avanti. Noi li ascolteremo e valuteremo come muoversi”.

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