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“Vado e torno”, allo spazio viamoronisedici le acqueforti del triestino Fulvio Tomasi

Tra realtà e inconscio, tra sogno e vertigine, l'arte di Fulvio Tomasi crea scenari kafkiani alleggeriti da un'ironia ammiccante e contagiosa. Inaugura sabato 21 febbraio alle 18.00 alla galleria "Viamoronisedici" la mostra dell'incisore triestino, che torna a Bergamo dopo la personale del 2009 tenutasi allo spazio Olim di via Pignolo.

Tra realtà e inconscio, tra sogno e vertigine, l’arte di Fulvio Tomasi crea scenari kafkiani alleggeriti da un’ironia ammiccante e contagiosa. Inaugura sabato 21 febbraio alle 18.00 alla galleria "Viamoronisedici" la mostra dell’incisore triestino, che torna a Bergamo dopo la personale del 2009 tenutasi allo spazio Olim di via Pignolo. Una selezione di acqueforti di piccolo e medio formato racconta la ventennale ricerca tecnica e stilistica di Tomasi, che continua a riconoscersi nell’incisione calcografica come linguaggio d’elezione per affrontare il reale, sia esso specchio di un mondo esterno o interno a noi. L’identità multipla dell’autore, cittadino "di frontiera", di una terra affascinante e contraddittoria quale è la patria di Svevo e della psicanalisi, lascia un’impronta indelebile nelle sue carte, popolate di occhi indagatori e stranianti, attraversate da crepe e vie di fuga che s’aprono improvvise in normali spazi di relax e di svago, in quotidiani orizzonti di scadenze e di doveri.

"Vado e torno – quattro passi in posti strani", recita il titolo, che prova a rassicurare l’osservatore circa l’esito positivo e garantito di questi trip oltre i consueti confini del reale. Le carte restituiscono la perizia quasi maniacale con cui l’artista conduce il lavoro sulla matrice, nel gioco raffinatissimo delle gradazioni di tono, negli studiati passaggi di luce, nell’espressività straordinaria di un segno che si dirada e si addensa con notevoli effetti di trasparenza e profondità. “Mi sono appassionato all’acquaforte per curiosità e mi sono accorto che questo linguaggio ce l’avevo dentro", spiega Tomasi. “L’erosione è un tema che in me ricorre, l’idea cioè che da una forma piena si creano nel tempo spazi vuoti”. Sono lavori “un po’ cerebrotici”, come ama definirli l’artista, che affondano le radici nell’ambiente “di frontiera” cui appartiene, in modelli filosofico-letterari tra l’esistenzialismo, la psicologia, la fantascienza, dal Kybalion, a Svevo, a Bradbury, in riferimenti estetici e artistici come i comics degli anni Trenta e la grafica pubblicitaria e d’arte come le prospettive ingannevoli di M.C. Escher. Per gli appassionati della grafica, ma anche del pensiero tout-court, la mostra promette interesse, emozione, sorpresa. L’esposizione è aperta fino al 28 marzo nei seguenti orari: giovedì, venerdì e sabato dalle 16,00 alle 19,00.

Per informazioni: 3472415297

Stefania Burnelli

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