Birdman, film da Oscar Una costante dicotomia e quasi autobiografico
Birdman, di Alejandro Gomez Inarritu, è un potenziale capolavoro, forse uno dei film più significativi degli ultimi anni che si candida naturalmente a fare incetta di statuetta alla cerimonia degli Oscar.
Titolo: Birdman;
Regia: Alejandro Gomez Inarritu;
Genere: Commedia;
Durata: 119′;
Interpreti: Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts.
Che cos’è "Birdman"? E’ la storia di un attore hollywoodiano, Riggan, che ha raggiunto la popolarità con tre film da botteghino nei quali interpretava il supereroe Birdman, e che dopo vent’anni decide di dimostrare al mondo la propria validità e il proprio talento mettendo in scena a Broadway un suo adattamento (scritto, diretto e interpretato) dell’opera “What We Talk About When We Talk About Love” dell’autore Raymond Carver.
Il parallelismo tra la storia del protagonista e quella di Michael Keaton, l’attore che interpreta Riggan, anche lui nella realtà reso popolarissimo dai due film nei quali interpretò il super eroe Batman nel 1989 e nel 1992, suggerisce un’interpretazione che ha preso vita anche da vicende autobiografiche.
Ma "Birdman" è molto più di questo, questa storia è forse il film più significativo dell’anno, se non degli ultimi anni, che merita l’Oscar per la regia (assolutamente), per la sceneggiatura (sicuramente) e come miglior film (senza alcun dubbio).
Il falso piano sequenza che ci guida per tutto il film è una tecnica davvero fine che ci permette di assistere agli avvenimenti senza veli e senza dubbi. La realtà è nuda, cruda davanti allo spettatore, anche quando si allontana dal realismo. I personaggi sono anch’essi nudi nelle loro fragilità, nelle loro schizofrenie che restituiscono la freschezza delle paure, della follia, dell’ironia e della complessità che caratterizza l’animo umano e l’anima di questo film.
E’ significativa la scelta di questa tecnica di ripresa/montaggio anche perchè il protagonista ribadisce più volte di odiare i social network e tutta la finzione hollywoodiana e televisiva che l’aveva reso popolare vent’anni prima. Riggan disprezza Facebook, e i moderni super eroi come Ironman e Spiderman, per questo è voluto tornare al teatro con un testo artistico che lo distaccasse dal proprio passato, eppure tutta la sua storia è filmata in maniera così ravvicinata da ricordare le riprese dei Reality Show, altro format popolarissimo, finto e preconfezionato nonostante la definizione.
Questo è un esempio della costante e raffinata dicotomia della pellicola, siamo sempre con i piedi in due scarpe: ora nella realtà ora nel teatro, poi nel cinema da blockbuster e poi nella performance teatrale, nella lucidità e nell’immaginazione che prende il sopravvento, siamo sobri e ubriachi, in trappola e liberi nel cielo, nell’arte e nel guadagno, nel talento e nella popolarità, nell’amore e nell’ammirazione, nell’eterosessualità come nell’omosessualità, nella serietà come nella follia, nella commedia e nella tragedia. Siamo costantemente spostati tra Riggan e Birdman, quest’ultimo voce e presenza costante, il Super Ego che tormenta il protagonista, che ci introduce nella narrazione e commenta spietatamente ogni passo falso, che si materializza e svanisce, così reale e così effimero.
Questi contrasti convivono nel protagonista palesemente, ma sono sviscerati anche nei personaggi secondari, la figlia Sam ex tossicodipendente è un mix di cinismo di facciata e cruda sincerità, l’ex moglie di Riggan è insieme amore e affetto ma anche odio e repulsione, l’attore Mike è prestante e profondo e insieme fragile ed impotente, snob e odioso ma anche amorevole e comprensivo. Il film è uno spaccato sull’eterna lotta tra gli opposti, incanalati nel mondo di Riggan, e si riduce a un unico interrogativo quasi Shakespeariano: to be loved or to be admired? E’ più importante vivere o avere vita sullo schermo, scegliere l’arte o il facile guadagno, decidere tra onestà affettiva o bisogno di ammirazione e successo?
Birdman è un viaggio che con grande classe ci porta agli estremi dell’animo e dell’intelletto umano, estremi che i Greci avrebbero chiamato apollineo e dionisiaco, l’istinto e la mente. Questo film sa dirci anche molto sulla vita e sa prendere in giro il mondo contemporaneo e i poteri forti di oggi (Facebook, Youtube, Twitter,…), un mondo nel quale sei "vero" ed esisti in base a quante visualizzazioni hai, e allo stesso tempo ironizza sul mondo del teatro e le sue regole, dove la critica la fa ancora da padrona. "Birdman" ritrae quindi un universo dove si possono sviscerare i lati negativi del cinema blockbuster, come quelli del teatro raffinato, troppo raffinato, dove non c’è un bianco o un nero che domina, ma dove il rosso venoso del protagonista si impone poeticamente per mettere tutti d’accordo.
Inarritu sembra volerci suggerire, con questa grande storia, che bisogna imparare ad accettarsi pur non fermandosi davanti ai propri limiti o a quelli che ci impone la vita, a metterci in discussione e a non dimenticare la passione e la necessità di guardare il mondo e se stessi con quella scintilla vitale e di pura immaginazione che sa spingerci lontano.
Isotta





