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Orti urbani e cibi a km 0 Ricercatori di Harvard disegnano Bergamo 2.035 - BergamoNews
Il progetto

Orti urbani e cibi a km 0 Ricercatori di Harvard disegnano Bergamo 2.035 fotogallery

Un gruppo di docenti e studenti dell'Università di Bergamo e di GSD Harvard hanno presentato in i.lab di Italcementi il lavoro di ricerca per valorizzare la filiera agroalimentare orobica come volano per lo sviluppo sostenibile della città e delle aree rurali limitrofe.

Dopo il recupero delle aree industriali urbane, lanciato dal manifesto di Renzo Piano, e riproposto e incentivato con una serie di sgravi fiscali dal Comune di Bergamo, ora si punta all’agricoltura urbana. Utopia? Non proprio se si considera che Bergamo è immersa nel verde, vanta una parte della città sui colli e l’agricoltura ha rappresentato un’importante fonte di reddito fino a qualche decennio fa.

Da una settimana un gruppo di docenti e di studenti dell’Università di Bergamo e di GSD Harvard University stanno lavorando ad un studio congiunto sul progetto Real Cities Bergamo 2.035 progetto pluriennale di ricerca promosso da Università di Bergamo e Fondazione Italcementi, con la partnership del Comune di Bergamo.

Il gruppo di studio, in vista dell’Expo di Milano che apre i battenti il prossimo 1° maggio, si è concentrato sui temi del cibo, visitando aziende agricole, studiano la filiera del vino, mappando alcuni cascinali abbandonati alle porte della città immersi nei campi, analizzando la provenienza dei prodotti che finiscono sulle nostre tavole. La filiera agroalimentare orobica può essere considerata come volano per lo sviluppo sostenibile della città di Bergamo e delle aree rurali limitrofe? Dalle analisi emerse sembra proprio di sì. Basta riavvicinare produttori e consumatori da un lato, città e aree rurali urbane e provinciali dall’altro.

“Valorizzando i prodotti locali tipici e le produzioni a basso impatto ambientale, riducendo i chilometri che gli alimenti percorrono per arrivare sulle nostre tavole, accorciando la filiera della distribuzione e riallacciando rapporti di fiducia tra produttori e consumatori si intende promuovere un sistema locale del cibo, strettamente connesso ad altre importanti tematiche relative agli ambiti della logistica delle merci, del ritorno della “fabbrica urbana”, del riuso degli edifici e delle aree dismesse, del paesaggio urbano-rurale. Agendo in questi ambiti di intervento si possono creare condizioni favorevoli per sviluppare un sistema territoriale del cibo più coeso, efficiente e sostenibile, in cui imprese e consumatori possano collaborare per migliorare la qualità degli alimenti, per sfruttare occasioni di sviluppo a livello locale e per preservare cultura, tradizioni e ambiente locale” si legge in una nota dello studio.

“Bergamo Consum-attore. Valorizzare e promuovere un sistema locale del cibo” è una delle sette aree tematiche affrontate da Real Cities – Bergamo 2.035, Smarter Citizens.

“Essere oggetto di un laboratorio di ricerca urbana così qualificato è una straordinaria opportunità per una città come Bergamo – afferma il sindaco Giorgio Gori –. Tutti parlano di innovazione, molti ne scrivono, alcuni formulano a questo riguardo teorie di grande interesse. Ma solo pochissimi, e la città di Bergamo tra questi, hanno la possibilità di trasformare le analisi in progettazione concreta. Quando parliamo di filiera corta, prodotti a chilometro zero significa per noi amministratori pensare di rivalorizzare l’agricoltura urbana con orti cittadini e coltivazioni che tornino all’interno della città. Così come auspichiamo che l’artigianalità high tech torni nei borghi e nei quartieri è importante rivalorizzare l’agricoltura in città. Basti pensare agli effetti positivi che potrebbe avere nei quartieri e per la valorizzazione dei colli. Dobbiamo superare quel principio urbanistico di zonizzazione della città, per fare in modo che ogni parte di essa sia un organismo di un insieme vivo e vitale”.

“Italcementi sta collaborando con l’Università e il Comune di Bergamo per questa ricerca perché riteniamo che questo progetto incarni una visione – sottolinea Carlo Pesenti, ceo di Italcementi -. Pensiamo che un’azienda come Italcementi debba contribuire allo sviluppo della sua comunità. Italcementi è stata fondata proprio a Bergamo oltre 150 anni fa e da allora ha sempre contribuito allo sviluppo della propria città. Con questo progetto abbiamo l’ambizione di rafforzare una relazione positiva con la comunità di Bergamo. Penso che la prima fase del progetto che si è svolta in questi due anni abbia avuto successo. Abbiamo avuto feedback positivi e buoni risultati. Il vostro compito, ragazzi, è quello di continuare su questa strada, concentrandovi sul tema del cibo. Sono molto interessato a capire come si evolverà questo ambito della ricerca. Abbiamo bisogno di risultati concreti da questo studio, perché vogliamo lasciare ai cittadini i frutti del vostro lavoro”.

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