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Papa Pacelli e gli ebrei In un film, Pio XII come lo Schindler del Vaticano

Un film su Pio XII e gli ebrei, che racconta Papa Pacelli come lo «Schindler del Vaticano», sarà proiettato in anteprima in Vaticano il 2 marzo.

di Pier Giuseppe Accornero

Un film su Pio XII e gli ebrei, che racconta Papa Pacelli come lo «Schindler del Vaticano», sarà proiettato in anteprima in Vaticano il 2 marzo. «L’Osservatore Romano» sottolinea che la data è stata scelta perché è l’anniversario della nascita, avvenuta il 2 marzo 1876, e dell’elezione di Pacelli al pontificato, avvenuta il 2 marzo 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale. Intitolato «Shades of Truth. Sfumature di verità» e diretto dalla regista italiana Liana Marabini, il film-inchiesta sarà presentato in maggio fuori concorso al festival di Cannes e il 22-27 settembre a Philadelphia negli Stati Uniti all’VIII Incontro mondiale delle famiglie al quale parteciperà Papa Francesco Scrive «L’Osservatore Romano»: «La pellicola, realizzata attraverso testimonianze inedite di ebrei salvati da Eugenio Pacelli, è determinata a mostrare l’inconsistenza della leggenda nera sui silenzi di Pio XII di fronte alla tragedia della Shoah».

La regista Marabini ha studiato 100 mila pagine di documenti e testimonianze di ebrei: «Pacelli è stato lo Schinder del Vaticano: salvò più di 800 mila ebrei».

Significativa, tra le numerosissime testimonianze, quella dell’allora rabbino capo di Roma, Israel Zolli: dopo la guerra si convertì al Cristianesimo, si fece battezzare con il nome di Eugenio, in onore di Pio XII.

Le riprese sono state fatte a Roma, Berlino, New York, Lisbona, in Vaticano e molti interni sono stati girati in provincia di Asti. Protagonista è l’attore americano David Wall, nel ruolo di David Milano, un giornalista italo-americano di origine ebraica al quale viene commissionata un’inchiesta su Pacelli. A mano a mano che procede, il cronista vede crollare la sua convinzione che fosse «Papa di Hitler».

David si addentra tra le carte e i misteri dell’Archivio Segreto Vaticano; studia documenti e immagini; incontra parecchi ebrei sopravvissuti che si sono salvati grazie a Pacelli; va in crisi scoprendo che i suoi genitori – periti in un incidente quando lui era un neonato – furono salvati dal Papa. Nel cast internazionale di «Shades of Truth» figurano, tra gli altri, David Wall e Gedeon Burkhard; Christopher Lambert nel ruolo del cardinale Salvemini, coinvolto nella causa di beatificazione di Pio XII; Giancarlo Giannini nei panni dell’agente del Mossad, i servizi segreti israeliani, Aaron Azulai; Remo Girone nel ruolo del novantenne Soares, ex impiegato addetto ai visti dell’ambasciata portoghese di Roma; l’attrice francese Marie-Christine Barrault nel ruolo di madre Maria Angelica, che da «figlia dei fiori» degli anni Settanta diventa superiora di un monastero di clausura.

Il film uscirà anche in 335 sale cinematografiche italiane, in 280 sale francesi, in Belgio, Germania, Stati Uniti, Argentina, Brasile, Australia, Spagna, Portogallo, per poi approdare in televisione.

«Forse la mia protesta solenne avrebbe procurato a me una lode del mondo civile, ma avrebbe procurato ai poveri ebrei una persecuzione anche più implacabile di quella che soffrono» confida Pio XII nel 1942 a un collaboratore. Per vent’anni dopo la guerra, tra il 1945 e il 1963, Pacelli è osannato da numerosissimi esponenti politici e religiosi ebrei perché ha salvato – grazie anche alla generosità dei cattolici, dei conventi e delle parrocchie – migliaia di persone dall’orribile morte nei campi di sterminio. Infinite le attestazioni di stima e di riconoscenza da membri, autorità e organismi ebraici. Pinchas Lapide, ex console israeliano di Milano: «Non c’è Papa nella storia che sia mai stato ringraziato tanto calorosamente dagli ebrei, per l’aiuto e la salvezza offerti ai loro fratelli in momenti di grave pericolo». Riconoscimenti che iniziano addirittura con l’elezione di Pacelli nel 1939.

Il «Palestine Post», organo semiufficiale degli ebrei di Palestina, lo saluta come «una guida per la pace». Alla fine del conflitto piove sul Vaticano la riconoscenza degli israeliti al Papa che la stampa nazista bollava come «servo dell’internazionale ebraica e massonica».

Isaac Herzog, gran rabbino di Gerusalemme, il 28 febbraio del 1944 – a conflitto ancora in corso – scrive a mons. Angelo Giuseppe Roncalli, nunzio in Turchia e Grecia: «Il popolo d’Israele non dimenticherà mai i soccorsi apportati ai suoi sfortunati fratelli e sorelle da parte di Sua Santità e i suoi eminenti delegati, in uno dei momenti più tristi della nostra storia».

Gratitudine collettiva che dura anche dopo la persecuzione, quando non c’era motivo di applaudire il Papa per ingraziarsi la benevolenza dei parroci e fedeli cattolici. Alla morte del Pontefice il 9 ottobre 1958, il ministro degli Esteri Israeliano Golda Meir e futuro premier, scrive nelle condoglianze inviate in Vaticano: «Quando il martirio più spaventoso ha colpito il nostro popolo durante i dieci anni del terrore nazista, la voce del Pontefice si è levata in favore delle vittime». Elio Toaff, rabbino capo di Roma, scampato al lager con l’aiuto del prete marchigiano Bernardino Piccinelli, rende omaggio a Pio XII: «Più di chiunque altro noi abbiamo avuto modo di beneficiare della grande e caritatevole bontà e della magnanimità del rimpianto Pontefice, durante gli anni della persecuzione e del terrore, quando ogni speranza sembrava morta per noi». Improvvisamente il «Pastor angelicu» e il «Defensor civitatis» diventa il «Papa di Hitler, il Papa dell’Olocausto, il Vicario dei silenzi».

Il 20 febbario 1963, al teatro Kurfürstendamm di Berlino, va in scena «Der Stellvertreter. Il Vicario» del drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth che accusa Pacelli di aver favorito l’Olocausto, di non aver protestato contro il genocidio. Su di lui si abbatte una «leggenda nera», ma falsa, che dura da cinquant’anni. E dire che le critiche più feroci a Hochhuth arrivano da esponenti ebraici come il giurista americano Robert Kempner, accusatore dei nazisti al processo di Norimberga, che in una conferenza del settembre 1964 arriva a ipotizzare che lo scopo di Hochhuth sia «distrarre l’attenzione dai problemi reali, come la cattura dei nazisti clandestini, per portarla su quelli artificiosi».

Il giornalista inglese John Cornwell fa soldi a palate con «Il Papa di Hitler» (1998), la statunitense Susan Zuccotti pubblica «Il Vaticano e l’Olocausto in Italia (2001), il regista Costantin Costa-Gavras si accoda con il film «Amen» (2001).

La tesi sulla reticenza pacelliana diventa dogmatismo acritico e ubriacatura propagandistica che provoca clamorosi scivoloni, come quello del rabbino Meir Lau che nel 1998 a Berlino, durante una commemorazione per i 50 anni della «Notte dei cristalli», spara a zero contro Pacelli: «Dov’era il Papa quel giorno? Dov’era Pio XII il 9 novembre 1938, quando i nazisti distruggevano sinagoghe e negozi degli ebrei? Perché non condannò la “Kristallnacht”?».

Non la condannò semplicemente perché non era ancora Papa: lo diventerà quattro mesi dopo il 2 marzo 1939. Il rabbino prende un’altra cantonata perché dimentica che l’enciclica che condanna il nazismo «Mit brennender Sorge. Con bruciante preoccupazione» è promulgata da Pio XI il 14 marzo 1937 e che l’autore vero è il cardinale Eugenio Pacelli, Segretario di Stato di Papa Ratti. Decine e decine di studi e di libri documentano che Pio XII fece il possibile e l’impossibile per gli ebrei perseguitati, come si deduce da questo elenco.

Rolf Hochhuth, «Der Stellvertreter. Il Vicario», Feltrinelli, 1963; Rosario F. Esposito «Processo al Vicario», Saie, 1964; Pascalina Lehnert, «Pio XII. Il privilegio di servirlo», Rusconi, 1984; Burkhart Schneider, «Pio XII. Pace, opera della giustizia», Edizioni Paoline, 1984; Antonio Spinosa, «Pio XII l’ultimo Papa», Mondadori, 1992; Pierre Blet, «Pio XII e la Seconda Guerra Mondiale negli Archivi Vaticani», San Paolo, 1999; Andrea Tornielli, «Pio XII», San Paolo, 2002; Giovanni Sale, «Hitler, la Santa Sede e gli ebrei. Con i documenti dell’Archivio Segreto Vaticano», Jaca Book, 2004; Matteo Luigi Napolitano-Andrea Tornielli, «Il Papa che salvò gli ebrei. Dagli archivi del Vaticano tutta la verità su Pio XII», Piemme, 2004; Andrea Tornielli, «Pio XII. Eugenio Pacelli un uomo sul trono di Pietro», Mondadori, 2007; Margherita Marchione, «Pio XII. La verità ti farà libero», Libreria Editrice Vaticana, 2008; Andrea Riccardi, «L’inverno più lungo. 1943-1944 Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma», Laterza, 2008; Alessandro Angelo Persico, «Il caso Pio XII. Mezzo secolo di dibattito su Eugenio Pacelli», Guerini e associati, 2008; Margherita Marchione, «Papa Pio XII. Un’antologia di testi nel 70° dell’incoronazione», Libreria Editrice Vaticana, 2008; Umberto Tarsitano, «Il messo di Dio. Pio XII e i mass media», Lulu (Stati Uniti), 2008; Pontificio Comitato di Scienze Storiche, «Pio XII. L’uomo e il pontificato (1876-1958)», Libreria Editrice Vaticana, 2008; Barbara Frale, «Il principe e il pescatore. Pio XII, il nazismo e la tomba di san Pietro», Mondadori, 2011. 

Commenti

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  1. Scritto da gugu

    Certo …tutti i papi dopo la morte sono santi… tanto che di papa buono ce n’è solo uno …. e gli altri cosa sono allora? vale sempre il famoso detto … tutte le spose sono belle e tutti i morti sono santi