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La mappa italiana degli insulti: Bergamo tra le più antisemite

Bergamo è tra le città più antisemite d'Italia. E' quanto emerge da un rapporto di Vox (Osservatorio italiano sui diritti) pubblicato su L'espresso, con due milioni di tweet scandagliati da tre università, che mostrano quanto siano frequenti gli insulti, misogini, omofobi, razzisti. E dove avvengono.

 Bergamo è tra le città più antisemite d’Italia. E’ quanto emerge da un rapporto di Vox (Osservatorio italiano sui diritti) pubblicato su L’espresso, con due milioni di tweet scandagliati da tre università, che mostrano quanto siano frequenti gli insulti, misogini, omofobi, razzisti. E dove avvengono.

L’hanno chiamata “Mappa dell’intolleranza”, ma la si potrebbe anche definire “geografia dell’odio”. L’odio degli italiani verso le donne, l’odio razziale, l’odio antisemita e quello verso i “diversi”: gli omosessuali e i disabili. Il risultato è una serie di vere cartine dell’Italia dove, in base all’intensità dei colori che compaiono nelle diverse regioni, si ha una idea immediata del grado di intolleranza.

Ma come è stato possibile “geolocalizzare” l’intolleranza e quale “materiale” ha consentito di individuarla e misurarla? Il materiale è costituito dai messaggini di 140 battute pubblicati su Twitter. E che, anche per questa caratteristica, determinano semplificazioni brutali, favoriscono la radicalizzazione del linguaggio, eliminano i filtri e le mediazioni. Inoltre appartengono al mondo dei social, cioè al luogo dove – anche per via della garanzia dell’anonimato – i messaggi di odio proliferano.

Una ricerca che, ispirata da esempi stranieri (celebre la “Hate Map”, mappa dell’odio, appunto, della Humboldt State University), ha coinvolto tre dipartimenti di altrettante università italiane: quello di Diritto Pubblico italiano e sovranazionale della Statale di Milano, quello di Psicologia Dinamica e Clinica della Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza di Roma e, infine, quello di Informatica della Università di Bari che ha progettato un software che – come spiega Vox nella nota che illustra il progetto – “utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per comprendere la semantica del testo e individuare ed estrarre i contenuti richiesti”.

La Mappa dell’intolleranza, non basata su impressioni e sensazioni inevitabilmente condizionate dalla sensibilità individuale, ma su dati statistici e con numeri, ha un grado di oggettività altissimo. E questo la rende ancor più allarmante.

“Ciò che emerge da una prima lettura dei termini sensibili – sottolinea Vox – è che l’offesa verso donne, omosessuali, immigrati, ebrei e disabili passa (quasi) sempre per la dimensione corporea e l’atto fisico: corpi sessualizzati, deformati, mutilati, mortificati, fino a essere picchiati o violentati. Non è in gioco soltanto un rifiuto generalizzato di chi da sempre è considerato ‘diverso’ (…). Si tratta di un bisogno primitivo, non elaborato, ma scaraventato lì fuori su gruppi di individui che culturalmente rappresentano ciò che è considerato inferiore. Ecco dunque che l’insulto offre una vera e propria difesa psichica che si esprime attaccando aspetti fondamentali dell’umanità altrui. ‘Un’avversione profonda – direbbe la filosofa Martha Nussbaum – simile a quella ispirata dagli escrementi, dagli insetti viscidi e dal cibo avariato’”.

“Emerge poi una ripetizione – scrive ancora Vox – quasi ossessiva del termine escrementizio che non si limita a reinterpretare l’altro manipolando segni e parole. È in atto un vero e proprio processo di disumanizzazione, per tenere l’altro il più lontano possibile da sé. Come se fosse impossibile anche solo pensarlo degno di occupare lo spazio vitale condiviso”.

Due le tendenze che emergono dallo studio. La prima è che – considerando tutte le sue vittime – l’intolleranza è polarizzata soprattutto nei due capi opposti del Paese, al Nord e al Sud, ed è molto meno presente nelle regioni centrali come Toscana, Umbria, Emilia Romagna. Se però si prende in esame il solo antisemitismo, a balzare in vetta alla triste graduatoria è in Centro. Con un picco definitivo “significativo” in Abruzzo, nell’area tra L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo. Al Nord le zone più antisemite sono Milano, Bergamo, Brescia, Varese e Como. 

L’insulto più utilizzato è “rabbino”, spesso abbinato a “trans”, chiaro dunque il doppio pregiudizio. Seguono “usuraio” e “giudeo”. Altre indagini dicono che il 24 per cento degli italiani ha un pregiudizio antiebraico. E che sui circa 1.200 siti antisemiti in Europa, 100 sono quelli italiani, con un aumento del 40% rispetto al 2009

L’altro aspetto è che, nell’ambito dell‘intolleranza, quella verso le donne superare di gran lunga tutte le altre forme: il numero dei tweet misogini negli otto mesi della rilevazione è arrivato a 1.102.494. Misoginia – Vox la definisce “il vero fenomeno esplosivo”. I social rilanciano le brutalità registrate dalla cronaca attraverso una valanga di insulti e volgarità. In modo uniforme in tutt’Italia, con picchi in Lombardia, Campania, lungo il confine tra il sud dell’Abruzzo e il nord della Puglia.

“Un dato curioso – sottolinea Vox – è la netta crescita dei post a sfondo razzista in corrispondenza dei Mondiali e delle partite di calcio del Campionato, ma anche dopo i talk show con personaggi politici o i programmi con la presenza di soubrette”. L’insulto più utilizzato è il vecchio, ed evidentemente sempre florido, “terrone”. Seguono “zingaro” e “negro”.

Le ricerche svolte nel mondo reale dicono che in Italia gli stranieri sono poco meno di cinque milioni e rappresentano circa l’8 per cento della popolazione e che il 45% dei giovani tra i 18 e i 29 anni si definisce xenofobo o diffida degli stranieri. Inoltre due italiani su tre pensano che la quantità di immigrati in Italia sia eccessiva.

Su Facebook, sono più di 350 i gruppi dichiaratamente anti-immigrati, alcuni dei quali arrivano anche a 5.000-7.000 iscritti; oltre 400, i gruppi “anti-meridionali”, e circa 100 i gruppi “anti-musulmani”, mentre sono più di 300 quelli contro gli zingari.

L’odio verso i disabili è distribuito in tutto il Paese, ma si concentra soprattutto in Lombardia, Campania e nelle zone del Sud dell’Abruzzo e del Nord della Puglia. Le parole usate più frequentemente sono “vergogna”. Quando la “parola d’odio” è “storpio”, viene associata frequentemente alle parole “odio” ed “elemosina”. Frequente l’associazione dell’indicazione della disabilità col termine “cazzo” (“mongoloide del cazzo”, “cerebroleso del cazzo”)

“Doneremo la mappa – fanno sapere da Vox – ai comuni, alle Regioni, alle scuole, a chiunque abbia bisogno di fare un’efficace azione di prevenzione sul territorio”.

Commenti

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  1. Scritto da Paolo

    Comunque, al di là del lessico, la maggior parte degli immigrati trova da vivere e abitare qui da noi al nord…. Si vede che non sono poi così odiati e maltrattati nei fatti.

  2. Scritto da Yu-Li-Han

    A mio parere, nonostante sentenza Cassazione, l’etimo “terroni”, diffuso in tutto il nord-Italia ad indicare gli abitanti del sud-Italia, ha origine nel termine Tyrrenoi, ossia Etruschi, popoli cioè che da Tyro, colonizzarono coste ed entroterra di quella parte di Mediterraneo. Insultiamo dicendo ciao- coiè Schiavo-Slavo, cravatta, ottomana, bavero, basco, bologna, luganiga, toscano, catalogna, gorgonzola, marocchino, napoletana, milanese, amburger, veneziana, persiana?

  3. Scritto da Marco Cimmino

    Verissimo, caro Andrea: bisognerebbe discuterne e studiarla seriamente, anzichè fare statistiche buone per due paginate dei settimanali. Indagare i meccanismi collettivi non è mai semplice. E l’ignoranza dilagante non aiuta certamente la civiltà e la comunità. Mi scuso se dico in breve, ma ho solo 500 battute…

  4. Scritto da Marco Cimmino

    Il problema dell’antropologia statistica è che funziona analiticamente, ma non tiene il minimo conto del fattore culturale. Altrimenti, non si spiegherebbe come ad un lessico statisticamente intollerante, antisemita, anaccogliente, blasfemo, corrisponda un dato opposto per quanto concerne la solidarietà concreta. È il solito problema della teoria e della realtà. Insomma, una ricerca, a mio parere, metodologicamente parziale e limitata, con conclusioni semplicemente accumulative.

    1. Scritto da Andrea

      D’accordo con lei, ma anche il fattore culturale presenta ambiti di attenzione: se anzichè guardare alla solidarietà concreta, si va allo stadio, alle stazioni o in certi locali, ovvero si guarda ad un partito piutosto affermato nella bergamasca, il lessico e anche i comportamenti sembrano confermare la ricerca. Siamo di fronte ad una società complessa molto difficile da analizzare sotto tutti iprofili

      1. Scritto da siano

        Sicuramente siamo di fronte ad una socieà che da circa 80 anni mantiene (economicamente) un altra società e cha a mio modo di vedere sarebbe ora di mandare,molto educatamente, a quel paese.

        1. Scritto da Luca Lazzaretti

          Direbbe quel tale….che c’azzecca con l’articolo???