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Shoah, medaglie d’onore ai deportati: “Mai più guerra, pace per tutti” fotogallery

L’Istituto scolastico “Giulio Natta” di Bergamo ha ospitato la cerimonia di consegna delle medaglie d’onore ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra e ai familiari dei deceduti. Nel ricordare l’orrore della Shoah, il reduce Giuseppantonio Laurino lancia un appello guardando al futuro: “Mai più guerra e pace per tutti”.

“Mai più guerra e pace per tutti”. È questa l’appello che Giuseppantonio Laurino, reduce dalla deportazione nei lager nazisti, rivolge, guardando al futuro, in occasione del Giorno della Memoria, per non dimenticare gli orrori della Shoah.

Le sue parole giungono dall’aula magna dell’Istituto scolastico di istruzione superiore “Giulio Natta” di Bergamo, che ha ospitato la cerimonia di consegna delle medaglie d’onore ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei campi di concentramento nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra e ai familiari dei deceduti. Laurino evidenzia: “Fu una vera e propria tragedia, e non potrò mai dimenticare quegli avvenimenti. Ed è necessario coltivare la memoria, perché se non si conosce il passato non si può costruire il presente e nemmeno il futuro. Per questo, pregherei tutte le scuole e tutti gli insegnanti di diffondere una cultura consapevole, una cultura che ripudi la guerra e che promuova la pace per tutti i popoli del mondo. Noi abbiamo dato tutto, è stato un enorme sacrificio giungendo alla conquista di libertà, democrazia e regole. Ora tocca ai giovani imparare dalla storia e promuovere i valori di pace e solidarietà. Bisogna sapere che la vita non è facile, ma se si rispettano le regole della vita stessa si può avere un bel futuro: si può dire che la vita sia come il letto, se al mattino lo si mette in ordine, nell’arco della giornata puoi goderne. Bisogna costruire la propria esistenza pensando a una buona vecchiaia, con lavoro e responsabilità ma soprattutto volontà. Inoltre, bisogna sapersi accontentare, perché il benessere è importante ma deve essere gestito altrimenti diventa malessere. Aggiungo che è importante amare il mondo e la natura, perché questo ci aiuta a vivere”.

Dello stesso avviso Emilio Maffeis, altro reduce, testimone di quella buia pagina della storia, che ricorda: “È impossibile dimenticare quello che è accaduto, ed è fondamentale condividere la memoria con le nuove generazioni, affinchè quel che è successo non si ripeta e tutti possano avere un futuro migliore”. Proprio questa è stata la motivazione che ha portato la prefettura e l’ufficio scolastico territoriale di Bergamo ad organizzare, quest’anno, la cerimonia commemorativa in una scuola, luogo di formazione dei ragazzi, studenti e cittadini.

A evidenziarlo è il direttore dell’Ufficio scolastico territoriale di Bergamo Patrizia Graziani: che aggiunge: “Ricordando la Shoah, l’iniziativa offre l’opportunità di cogliere l’importanza dell’amore per la vita, per la pace e per la libertà, esprimendo indignazione e consapevolezza del fatto che, purtroppo, ancora oggi, ci siano vite sospese dalla volontà di dominio e dalla violazione dei diritti fondamentali dell’uomo. Una ricorrenza che ci invita ad affermare il rispetto incondizionato per ogni essere umano, specialmente per chi è più debole e indifeso, in modo da promuovere una cultura della tolleranza e della solidarietà. Ciò si traduce nello svolgimento di un’opera educativa volta a valorizzare il dialogo e la passione per la persona. Concludo osservando che l’alleanza tra la scuola e le istituzioni per tutelare questi valori ha un ruolo fondamentale, significa gettare semi di pace, libertà e democrazia”.

Intervenendo accanto a numerosi sindaci di tutta la provincia, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha dichiarato: “La memoria si compone di tanti frammenti, ricordi e testimonianze, e apprezzarne il legame con il territorio può aiutare a riflettere. Ad esempio, il professor Gianni Carullo, che ha più volte collaborato con il Comune di Bergamo, mi ha messo a conoscenza di un aneddoto riguardante la Bergamasca, ancora poco noto in città, ossia che l’ex carcere di sant’Agata fu luogo di prigionia di cittadini ebrei, molti dei quali erano bambini. Era una tappa del percorso che li portava alla morte nei lager: una volta catturati, arrestati e imprigionati, venivano trasferiti al campo di Fossoli e infine ad Auschwitz. Da tempo si sta ipotizzando il recupero dell’edificio e, quando il progetto sarà ultimato, deporremo una targa per non dimenticare. Ma la memoria non è solamente ricordo del passato, è anche una sorta di vaccinazione per il presente e per il futuro: per rendersene conto basta pensare a fatti drammatici come le stragi di Parigi. In modo particolare, è necessario sviluppare anticorpi e sapere che la libertà non è una conquista gratuita e non può essere data per scontata. Infine, un messaggio forte è la tolleranza, la valorizzazione delle diversità: anche nella nostra terra, spesso c’è diffidenza verso chi ha un colore della pelle diverso dal proprio o crede in una religione differente: anche in questo caso, dunque, la storia ci invita a capire l’importanza del dialogo tra le persone”.

Commemorare il Giorno della Memoria significa riflettere sulla storia e sul proprio modo di relazionarsi con gli altri. Il prefetto di Bergamo Francesca Ferrandino afferma: “La legge istitutiva di questa ricorrenza, i cui commi sono dotati di una straordinaria dinamicità, è stata fortemente voluta dal Parlamento e rappresenta un punto di partenza per le menti e la coscienza di ciascuno. Comprendere l’orrore della Shoah diviene un elemento-chiave per capire il presente e affrontare gli impegni del futuro. Preferisco utilizzare la parola ‘impegni’ e non ‘sfide’ proprio per indicare l’importanza del contributo di ciascuno di noi nel determinare gli avvenimenti. Ritengo sia necessario, innanzitutto, guardare alla quotidianità in cui operiamo e questa giornata ci rammenta che non ci devono essere superficialità, ignavia ed egoismo, tutti fattori nemici della contemporaneità. Un imperativo categorico, particolarmente significativo in un periodo come quello attuale segnato da una crisi che è economica ma anche del nostro modo di essere umani”.

Quindi, la cerimonia è proseguita con la proiezione di un video del pellegrinaggio sui luoghi della memoria che gli studenti hanno effettuato ad Auschwitz insieme alla scuola e al ministro dell’istruzione Stefania Giannini; e con l’intervento di Lorenzo Benadusi, docente di storia contemporanea all’Università degli studi di Bergamo, che si è concentrato sul rapporto tra storia e memoria, ma anche sul tema dell’oblio. Il professor Benadusi ha puntualizzato: “I rischi principali sono la banalizzazione o, all’opposto, la sacralizzazione. Nel primo caso, si tende a spostare con eccessiva facilità un evento storico in un altro contesto, rendendo tutto più semplificato. Al di là di qualsiasi considerazione politica, per la quale non entro nel merito, ne rappresenta un esempio l’utilizzo che aveva fatto Beppe Grillo dei versi di ‘Se questo è un uomo’ per esprimere critiche nei confronti dei politici; oppure , alcuni ricercatori parlano di banalizzazione anche per “La vita è bella”, sostenendo che il film tratta gli spettatori come bambini che non dovrebbero conoscere la complessità della realtà, e su questo argomento il dibattito è aperto. Altro rischio è la sacralizzazione, che porta la Shoah fuori dalla storia e oltre la comprensione umana, come se potessero parlarne solamente pochi esperti. Capire come è stato possibile che un massacro come quello della Shoah sia potuto accadere non è semplice, perché ci troviamo di fronte a un fenomeno complesso. Un fenomeno che non riguarda solo la Germania, ma anche l’Italia. Spesso, infatti, si dice che il nostro Paese abbia copiato le leggi naziste, senza sapere che in realtà utilizzasse le stesse categorie dei campi di concentramento isolando le persone omosessuali al confino già dal 1927 ed emarginando chi era considerato diverso. Ma l’oblio e una percezione selettiva degli eventi non riguardano solamente il passato: basta pensare alle discriminazioni e ai genocidi che avvengono ancora, alla condizione di rom e sinti emersa dagli scandali di Roma oppure alla notizia secondo cui l’80% dei tedeschi vorrebbe dimenticare la Shoah”.

Infine, la cerimonia si è conclusa sulle note di musiche evocative dell’orchestra dell’istituto comprensivo “Fratelli d’Italia” di Costa Volpino, diretta dal Maestro Giacomo Sangalli.

Sono stati insigniti delle medaglie d’onore: Paolo Cavalli, Rosolino Fortini, Giuseppantonio Laurino ed Emilio Maffeis, ancor oggi testimoni di quella tragica pagina della storia. Inoltre, sono state consegnate medaglie ai familiari dei 28 deportati bergamaschi non più viventi: Giuseppe Agustoni, Vincenzo Arrigoni, Guido Bonetti, Luigi Bentivoglio, Martino Brignoli, Leone Capelli, Antonio Carminati, Riccardo Carminati, Primo Carrara, Bernardino Casirati, Lorenzo Chiappa, Fabio Ciabatti, Antonio Facchetti, Alessandro Locatelli, Angelo Manzoni, Alessandra Marinoni, Leone Mazza, Giuseppe Morbi, Tomaso Moretti, Guerino Morosini, Antonio Pasta, Marino Persico, Battista Roncelli, Luigi Rota, Andrea Sanga, Francesco Tolotti, Arcangelo Tontini, Silvano Veronese.

Paolo Ghisleni

Commenti

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  1. Scritto da Arturo

    Tutto vero, tutto giusto, ma la stori insegna anche che i peggiori antisemiti sono e sono sempre stati gli islamici,che tra l’altro, erano alleati coi nazisti.Esaltare e favorire l’islam ed essere nel contempo con gli ebrei è una contraddizione evidente. L’altro giorno Hamas(mov.islamico terrorista)ha dichiarato che l’obbiettivo del 2015 è eliminare Israele ed i suoi abitanti dalla faccia della
    Terra.È antisemita o no?Perché nessuno l’ha detto nelle varie cerimonie sulla shoah?